Tornato da Cannes 2026 a mani vuote, The Man I Love di Ira Sachs arriverà in Italia con Be Water Film. Interpretata dal premio Oscar® Rami Malek accanto a Rebecca Hall, Tom Sturridge ed Ebon Moss-Bachrach, la pellicola è ambientata nella New York di fine anni ’80 e segue Jimmy George, artista gay della scena performativa downtown malato di aids, in un momento sospeso tra malattia e morte, in cui però amore, desiderio e bellezza continuano a manifestarsi con forza vitale.

Questa la sinossi ufficiale di un’opera scritta da Sachs insieme a Mauricio Zacharia, nata da un lungo lavoro di scrittura sviluppato da entrambi nell’arco di quindici anni. Tra le ispirazioni dichiarate del regista figura Van Gogh di Maurice Pialat, riferimento per un racconto in cui la presenza della morte lascia spazio a un’esplosione di vitalità, arte e desiderio di vivere.

The Man I Love è un’autobiografia in musica per Ira Sachs

Ira Sachs, Rami Malek, il cinema queer come strumento politico e gli attori etero che interpretano personaggi gay - the man i love - Gay.it

Intervistato da Variety, Sachs, felicemente sposato con Boris Torres dal 2012, ha descritto The Man I Love come uno dei suoi film più personali.

Mi sono trasferito a New York nel 1988, e la città era allo stesso tempo cupa e piena di vita”. “La gente sapeva di poter essere la prossima vittima; la morte era ovunque. Ma questo portò a un’esplosione di creatività. E questo film parla di cosa significhi vivere una vita creativa e cosa significhi lavorare, che è ciò di cui parlano la maggior parte dei miei film”. “Quando l’ho iniziato pensavo di fare una biografia, ma alla fine ho fatto un’autobiografia. È una questione molto personale“.

Ma chi sarebbe il suo alter ego? Il personaggio di Rami, Jimmy George, o gli uomini che gli gravitano intorno: Dennis (Tom Sturridge) o Vincent (Luther Ford)?

Beh, io sono ancora vivo, quindi non sono Jimmy“, ha precisato Ira. “Potrei dire Vincent. In un certo senso, il film parla di sopravvivenza. Parla anche di memoria. Nasce da un’esperienza molto personale, avendo conosciuto persone, essendo stato legato a persone e avendo amato persone affette da una malattia terribile. Ho avuto un fidanzato con l’AIDS e ho vissuto in un periodo in cui l’AIDS non era solo presente, ma creava un’intensa atmosfera di terrore e al tempo stesso di possibilità a New York. Ho realizzato un film che testimonia la creatività come forma di sopravvivenza. L’arte e il fare arte sono vitali per la vita stessa, per respirare. In questo senso, mi sento molto vicino a Jimmy. Arrivai a New York da giovane, quindi tutto era a portata di mano. La nostra intenzione era quella di realizzare un film che testimoniasse il fatto che si vive fino alla fine. Non si muore attivamente, si vive attivamente, quindi cos’è la vita? Quando ho descritto questo film a qualcuno per la prima volta, avevo probabilmente poco più di cinquant’anni, e ho detto che parlava di cosa si fa con il tempo che resta. Questa è una versione condensata e drammatica di quell’esercizio intellettuale, nonché specifica, perché mostra gli orrori dell’epidemia di AIDS. Ma c’è stata una tale fioritura artistica nell’East Village negli anni ’70 e ’80. Sono ancora vivo grazie a quell’atmosfera. Sono così grato di averne fatto parte“.

Ira Sachs, come la cinematografia queer è politica

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Impossibile non parlare di Rami Malek, attore premio Oscar per Bohemian Rhapsody da anni alla ricerca di un rilancio effettivo, con un ruolo di peso da protagonista. Sachs si è innamorato di lui guardando la serie Mr. Robot. “Aveva questo tipo di recitazione molto naturale e spontanea, in cui non riuscivo a distinguere l’inizio e la fine delle sue frasi, e la cosa mi incuriosiva. Ha anche una presenza scenica davvero unica. Rami è una star, e ha qualcosa di magnetico che gli permette di tenere insieme un film“. Sui social c’è chi ha storto il naso per la scelta di casting, perché Malek è un attore non dichiaratamente queer. “Non chiedo alle persone con chi siano andate a letto, e quello che ho scoperto è che non si può mai sapere“, ha replicato Ira, che si è poi soffermato sulla propria cinematografia e su come sia sempre stata ‘politica’.

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Sono un uomo gay e realizzo principalmente film su uomini gay. Ogni volta che faccio un film, sovverto l’idea di ciò che è interessante per le persone, perché la cultura dominante dice che le nostre vite non sono interessanti. È qualcosa che mi rifiuto di accettare“. Da sempre schierato, lo scorso anno Sachs parlò pubblicamente di un”‘oscurità” che “sta calando sull’espressione culturale” statunitense, a causa della rielezione di Donald Trump. Passati 12 mesi il regista si è detto “sconsolato”.

Non abbiamo più libertà di parola. È difficile guardare questo Paese e non sentirsi scioccati. Tutto ciò che consideravamo immutabile e prezioso sta scomparendo. Il cinema sotto regimi repressivi si adatta in modi che possono essere affascinanti. Pensiamo alla Spagna durante Franco o all’Iran sotto i mullah. Hanno continuato a produrre grande arte, ma lo hanno fatto affidandosi alla metafora. È qualcosa che il cinema queer ha spesso cercato di fare. Ma visti i tempi che stiamo vivendo, mi sembra una buona opportunità per riavvicinarmi agli artisti che ricordo dell’East Village, che sono sempre stati coraggiosi e si sono presi dei rischi. Indipendentemente da tutto, il loro lavoro è sempre sembrato profondamente personale e molto, molto libero“.

Rami Malek e un nuovo personaggio queer da interpretare

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Rami Malek in Bohemian Rhapsody

Rami Malek ha invece ammesso di aver titubato, prima di accettare il ruolo di protagonista in The Man I Love perché temeva che la tematica omosessuale fosse “troppo simile” alla sua interpretazione di Freddie Mercury in Bohemian Rhapsody, con cui vinse l’Oscar come miglior attore. Malek, che in passato ha avuto una relazione con l’attricə non binaria Emma Corrin, ha dichiarato di aver provato “una certa paura” nell’accettare la parte. Parlando in conferenza stampa al Festival di Cannes, ha affermato: “Ho iniziato a riflettere seriamente su cosa mi spaventasse. Erano le somiglianze? Era il canto? Era quello che succedeva in quel periodo? Sapevo di dover affrontare la paura. Se c’è una cosa che Freddie mi ha insegnato, è proprio quella di affrontare la paura.”

Alla fine, Malek ha fatto sua la parte, dopo aver capito che il regista Ira Sachs “realizza un cinema unico, diverso da qualsiasi altro“. Parlando dei due ruoli, simili tra loro, Malek ha aggiunto: “Quando mi sono buttato a capofitto nella parte, ho iniziato a scoprire che questi uomini erano simili, ma anche distanti anni luce“. Sebbene in “The Man I Love” canti nei panni di Jimmy, l’interpretazione è profondamente diversa da quelle di Mercury in Bohemian Rhapsody. “Sarebbe mai stato perfetto? Non doveva esserlo. Si trattava solo di creare, vivere e gioire“. L’attore, in definitiva, vede Jimmy e Freddie come “due figure completamente diverse“.

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