Il report Istat 2023Matrimoni, unioni civili, separazioni e divorzi” ha certificato un calo dei matrimoni, delle separazioni e dei divorzi con un aumento delle unioni civili.

Calano i matrimoni, soprattutto in chiesa

Istat 2023, calano i matrimoni e aumentano le unioni civili. Tutti i dati - unioni civili 2023 e matrimoni - Gay.it

184.207 nozze in 12 mesi, con un -2,6% nazionale rispetto al 2022, più alto al sud (-5,8%), seguito dal centro (-1,3%) e dal nord (0,3%). Numeri ancora più preoccupanti per i matrimoni religiosi, con un tonfo dell’8,2% in 12 mesi e ben il 58,9% dei matrimoni celebrati con rito civile.

Siamo in linea con l’aumento tendenziale osservato nel periodo pre-pandemico (52,6% nel 2019). La quota particolarmente elevata di matrimoni civili osservata nel 2020 (71,1%) ha costituito quindi un’eccezione, determinata dalle misure di contenimento dell’emergenza sanitaria che avevano colpito soprattutto le celebrazioni con rito religioso. Il rito civile è chiaramente più diffuso nelle seconde nozze (95,0%), ma va diffondendosi sempre di più anche tra i primi matrimoni (47,5% nel 2023).

Nel 2023 sono state celebrate 29.732 nozze con almeno uno sposo straniero (il 16,1% del totale dei matrimoni), stabili rispetto al 2022. I matrimoni misti (in cui uno sposo è italiano e l’altro straniero) ammontano a 21.211 e continuano a rappresentare la parte più consistente dei matrimoni con almeno uno sposo straniero (71,3%). Quasi i tre quarti dei matrimoni misti riguardano coppie con sposo italiano e sposa straniera (15.389, l’8,4% delle celebrazioni a livello nazionale nel 2023). Le donne italiane che hanno scelto un partner straniero sono 5.822, il 3,2% del totale delle spose.

Crescono le unioni civili

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In controtendenza le unioni civili, con un sonoro +7,3% rispetto al 2022.

3.019 le unioni civili tra coppie dello stesso celebrate nel 2023, il 56,1% del totale tra uomini (1.694) rispetto al 56,7% dell’anno precedente. Il 35,5% di queste unioni civili si è svolto nel Nord-ovest e il 24,3% al Centro, con la Lombardia a trainare le regioni d’Italia con il 23,5% del totale, seguita dal Lazio (13,3%) e dall’Emilia-Romagna (10,4%).

A livello nazionale nel 2023 si sono avute 5,1 nuove unioni civili per 100mila residenti, mentre nel Mezzogiorno l’indicatore è all’incirca la metà. La Lombardia e l’Emilia-Romagna si collocano al primo posto a pari merito tra le regioni (7,1 per 100mila) seguite dal Lazio (7,0) e dal Piemonte (6,9).

Nei primi 8 mesi del 2024, invece, l’Istat ha rivelato un calo del 2,1% delle unioni civili rispetto allo stesso periodo del 2023. Nuova diminuzione anche per i matrimoni (-6,7%) rispetto allo stesso periodo del 2023.

Ad emergere è il ruolo attrattivo dei grandi Comuni: più di un quarto delle unioni si sono costituite nel complesso dei 12 grandi Comuni. In testa si trova il Comune di Roma (con l’8,4%), seguito da quello di Milano (6,8%). Le unioni civili con almeno un partner straniero sono il 17,0%; nel Centro si attestano al 18,1%, nel Nord al 17,4% mentre nel Mezzogiorno sono il 14,4%.

Età più matura per chi si unisce civilmente

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Fino al 2019 gli uniti civilmente hanno evidenziato una struttura per età in progressivo “ringiovanimento” rispetto al biennio 2016-2017. L’introduzione nel nostro ordinamento di questo istituto giuridico, infatti, ha consentito inizialmente a coppie anche in età più avanzata – che da tempo aspettavano tale possibilità – di ufficializzare la propria unione e da qui il profilo più maturo che aveva contraddistinto questa prima fase (con un’età media superiore ai 49 anni per gli uomini e intorno ai 46 anni per le donne).

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Negli anni a seguire il profilo per età delle unioni si è progressivamente ringiovanito: nel 2019 l’età media degli uomini era di 44,5 anni, delle donne di 39,6. Nell’anno della pandemia, tuttavia, l’età media all’unione civile è cresciuta in misura eccezionale: 47,2 anni per gli uomini (quasi 3 anni in più) e 41,8 per le donne (oltre 2 anni in più). Nel 2022 le età medie sono nuovamente calate nel 2023 si sono stabilizzate rispetto all’anno precedente con valori pari a 45,4 anni tra gli uomini e a 39,0 anni tra le donne. La struttura per età di chi entra in unione è molto diversa da quella di chi si sposa in matrimonio, soprattutto tra gli uomini.

Nel 2023 la quota degli uomini con meno di 40 anni che si unisce civilmente è pari al 37,0%, ben al di sopra del 21,6% del 2020, ma molto più bassa di quella osservata tra gli sposi in matrimonio di pari età (59,2%). Per le donne che si uniscono civilmente nel 2023 ben oltre la metà di esse (56,6%) ha meno di 40 anni (era il 50,0% nel 2018). I profili per età delle donne che si sposano in matrimonio e che si uniscono civilmente appaiono tra loro più simili, ma con differenze evidenti prima dei 30 anni: nel 2023 in questa fascia di età si colloca il 14,9% delle unite civilmente contro il 25,1% delle spose; valori simili si osservano invece nella fascia di età 30-39 anni (rispettivamente 41,7% e 42,8%).

Quante unioni civili dal 2016 a fine 2023?

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Numeri, quelli del rapporto Istat 2023, che vanno a sommarsi ai 6 anni e mezzo precedenti di unioni civili, legge entrata in vigore il 5 giugno del 2016.

In quegli ultimi sei mesi del 2016 l’Istat certificò 2.336 unioni civili celebrate.

Nel 2017 furono 4.376.

Nel 2018 il totale scese a 2.808 unioni civili.

Nel 2019 furono 2.297.

Nel 2020 segnato dalla pandemia del Covid-19 calo inevitabile a quota 1.539.

Nel 2021 balzo del 39,6% con 2.148 unioni.

Nel 2022 altro +31% con 2.813 cerimonie, da sommare ora alle 3.019 del 2023.

Totale, da quello storico 5 giugno del 2016 al 31 dicembre 2023, 21,336 unioni civili in 2765 giorni. Ovvero quasi 8 unioni civili al giorno, in media, 54 a settimana.

Tutto questo aspettando il matrimonio egualitario, ad oggi legge in 40 Paesi in tutto il mondo: Andorra, Argentina, Aruba e Curucao, Australia, Austria, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Cuba, Danimarca, Ecuador, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Islanda, Irlanda, Liechtenstein, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Nepal, Nuova Zelanda, Norvegia, Portogallo, Slovenia, Sud Africa, Spagna, Svezia, Svizzera, Taiwan, Thailandia, Regno Unito, Stati Uniti d’America e Uruguay. Assente l’Italia.

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