Acclamata madrina del Lovers Film Festival 2025, Karla Sofia Gascon è sbarcata a Torino dicendosi non solo inorgoglita del ruolo ricoperto ma anche molto emozionata nel tornare in Italia, dove lavorò negli anni ’90 tra Rai e Mediaset. Da noi intervistata lo scorso novembre, quando l’attrice spagnola arrivò a Roma per presentare Emilia Perez, Karla Sofia Gascon è poi andata incontro a mesi di furenti polemiche per alcuni vecchi tweet che hanno scatenato odio nei suoi confronti, tanto da vederla cancellata da Hollywood nel pieno della stagione dei premi seppur ovunque candidata come miglior attrice.
Karla Sofia Gascon e il dopo Emilia Perez

Al cospetto di un ristretto numero di giornalisti, all’ombra della Mole Karla ha provato a ripercorrere gli ultimi 12 mesi vissuti sulle montagne russe, dal trionfo di Cannes alla notte degli Oscar 2025 al fianco di sua moglie e sua figlia, guardando possibilmente al futuro. “Sto preparando un film con Vincent Gallo, lui protagonista maschile e io protagonista femminile. Per ora non posso dire altro, entro fine anno il probabile via alle riprese”, ha svelato Sofia Gascon, consapevole che nel mondo del Cinema tutto possa cambiare da un momento all’altro. “La mia professionalità non può essere messa in discussione. Ma nel Cinema cambia spesso tutto velocemente, a febbraio ti parlano di un film e due mesi dopo quel film non c’è più. Per dire, la prima volta che ho parlato di Emilia Perez con Jacques Audiard è stato nel 2021 e mi dissero che le riprese sarebbero partite in un paio di mesi. Poi sono passati due anni prima del primo ciak. Al momento mi stanno offrendo tantissime cose in televisione, come conduttrice, per dei documentari, ma sarebbero esperienze che potrebbero frenarmi in quanto attrice, seppur economicamente vantaggiose. Per questo vorrei tornare presto sul set, con un film, perché in caso contrario potrei accettarle (ride, ndr)”.
Karla Sofia Gascon e l’odio transfobico

Impossibile non affrontare il tema politico, dei diritti, con l’America di Donald Trump che ha dichiarato guerra alle persone trans spalancando la porta alle destre di mezzo mondo, Italia compresa, per fare altrettanto.
“Stiamo vivendo un momento di arretratezza sul piano dei diritti, sia in Europa che negli Stati Uniti d’America“, ha precisato Karla. “I diritti sono in pericolo ovunque, perché i leader incolpano i gruppi marginali di tutto quel che succede per distogliere l’attenzione dai problemi reali. Vendono odio per nascondere altro, e una volta saliti al potere devono mettere in atto quanto venduto precedentemente a chi li ha votati”. “Viviamo in una società che crede di dover combattere l’odio con altro odio. La comunità trans è spesso sotto attacco perché ci dicono che rubiamo alle altre donne cosiddette biologiche, al cinema, in tv, nello sport. Siamo una comunità che non si può difendere, come accadeva in precedenza con la comunità nera. Ma non possono categorizzarci e non possono fermare il nostro successo e per questo si infuriano, continuando ad alimentare odio seppur consapevoli che non possono cancellarci”.
Il Cinema, la tv e le attrici trans

In quanto attrice trans, anche a Karla Sofia Gascon vengono proposti unicamente personaggi trans. Un limite che riguarda l’intera comunità attoriale transgender, un muro da abbattere il prima possibile.
“I produttori cercano sempre più o meno i personaggi già fatti, precedentemente interpretati da quei determinati attori. Mi è sempre capitato, anche quando facevo pubblicità da più giovane. Ma in riferimento alle persone trans, in questo momento se non ci sono personaggi trans all’interno del film non ti chiamano, deve esserci nel copione un personaggio trans. In caso contrario non penserebbero mai a te per un altro ruolo. Questo è il problema, bisogna cambiare questi parametri come è stato fatto con gli attori neri e le coppie interrazziali nel corso degli ultimi anni. Il Cinema si alimenta della società così come la società si alimenta del Cinema. Ci sono ancora tanti Paesi che non accettano questi cambiamenti. Emilia Perez non è potuto uscire in Russia, in Cina, nei Paesi Arabi e in altri Paesi del mondo, solo e soltanto perché all’interno del film si parlava di persone transgender”.
Nel parlare dei propri amori cinematografici, Sofia Gascon ha definito un “mito” Pedro Almodovar, “regista spettacolare che ha fatto molto per i diritti della comunità LGTQIA+, contribuendo a cambiare un certo tipo di mentalità”, mentre adorerebbe lavorare con Quentin Tarantino (“sarebbe un sogno“) e prendere parte ad un film di James Bond. “Ho conosciuto Barbara Broccoli proprio ora che ha venduto tutto ad Amazon“.
Emilia Perez e le polemiche

Tornando ad Emilia Perez, Karla lo ha definito un “film cult”, che verrà ricordato nel tempo, “tanto apprezzato quanto sabotato. Ma sarò sempre orgogliosa di averlo girato. Nonostante tutto quel che è successo, se mi chiedessero “vuoi farlo di nuovo?”, direi loro di sì. Anzi, mi piacerebbe girare un prequel con protagonista Juan “Manitas” Del Monte che di nascosto si mette smalto e rossetto”.
Ma Emilia Perez non è stato attaccato solo e soltanto da una certa critica conservatrice, per non dire transfobica, ma anche da un’ampia parte della comunità trans internazionale. Il fuoco amico si è riversato sul film di Jacques Audiard, dividendo il movimento. Basti pensare che GLAAAD, ovvero la principale associazione LGBTQIA+ d’America, lo ha stroncato, perché a suo dire Emilia Perez rappresenterebbe “un passo indietro nella rappresentazione transgender, un ritratto profondamente retrogrado di una donna trans“.
Abbiamo chiesto a Karla Sofia Gascon se si sia riuscita a spiegarsi il motivo di tanto astio.
“Ovviamente non è il pensiero di tutta la comunità trans, le persone che mi hanno criticata hanno perso una grande opportunità di farsi rappresentare da questo film al di là di tutti i pensieri retrogradi. Spesso quando apparteniamo ad un gruppo ci dimentichiamo di quel che ci hanno fatto in passato, di tutto quello che è successo, di quando fuggevamo da chi ci diceva cosa fare e come farlo. È sbagliato constatare che quando sei tu al potere vai a fare la stessa cosa ad altre persone, quello che avevano precedentemente fatto a te. Non si possono etichettare tutte le persone trans e di conseguenza anche i film, credo sia una cosa di rara bassezza. Se io ho vissuto la mia transessualità in un certo modo non sono meglio o peggio di te, sono semplicemente diversa da te. Siamo tutti diversi. Da sempre si usa pensare che l’arte sia solo ciò che piace a noi, ciò che vogliamo noi. Spesso l’arte è stata etichettata, nel passato, e questo sta tornando anche oggi. In passato venivano bruciati i libri, i film, c’era la censura. Oggi succede la stessa cosa, seppur in modo diverso. L’arte e la cultura sono sempre state minacciate, sotto attacco, in passato si diceva che chi faceva arte in un certo modo doveva essere cancellato. Ora credono di essere loro le persone buone, di avere questa missione, di bruciare l’arte, di cancellarla, soprattutto quando si tratta di opere che dovrebbero farci riflettere ma che a loro non piacciono. Eppure questo è l’obiettivo dell’arte, condurre ad una riflessione. Non si può fermarla distruggendola, è davvero brutto che persone della mia comunità abbiano fatto questo. Perché non è tanto diverso dal bruciare i libri e i film”.
Karla Sofia Gascon ha in tal senso fatto un esempio concreto con Queer di Luca Guadagnino, ambientato a Città del Messico ma girato integralmente a Cinecittà. Anche Emilia Perez, ambientato in Messico, è stato interamente girato a Parigi, ma se Queer non è andato incontro a nessuna polemica Emilia Perez è stato aspramente contestato anche per questo motivo. “Per far capire come i nostri interessi guidino le nostre azioni. Queer non era pericoloso perché non candidato a nessun premio importante, mentre Emilia Perez sì. Viviamo in una società che attacca determinati gruppi utilizzando il marketing e la politica, quando in realtà dovremmo parlare di arte, di Cinema, ma tutto questo si perde di vista“.
© Riproduzione riservata.

Cosa ne pensi?