Karla Sofía Gascón: “Mai scritto quei tweet. Ho pensato di cambiare mestiere e di smettere col cinema”

In Italia tra Roma e Torino, l'attrice spagnola ha raccontato la sua verità sull'ondata di odio che l'ha travolta. "Sui social avevano rubato il mio nome. Sono stata zitta per tanto tempo, perché non sarei stata creduta, qualunque cosa avessi detto l’avrebbero strumentalizzata".

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Karla Sofía Gascón: "Mai scritto quei tweet. Ho pensato di cambiare mestiere e di smettere col cinema" - Karla Sofia Gascon - Gay.it
Karla Sofia Gascon a Roma
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Madrina del Lovers Film Festival che prenderà vita domani a Torino, Karla Sofía Gascón è in questi giorni in Italia. Una vacanza tricolore per l’attrice spagnola che ha riscritto la storia del Cinema grazie ad un fiume di prime volte a lungo attese per una donna dichiaratamente transgender. In trionfo a Cannes grazie ad Emilia Perez, Karla ha poi vinto gli European Film Awards e strappato nomination agli Oscar, ai Golden Globe, ai Bafta, ai SAG e ai Critics Choice Awards. Mai nessun’altra attrice transgender era riuscita nell’impresa, se non fosse che la scalata di Sofía Gascón sia stata frenata da una polemica che l’ha letteralmente travolta, relativa a vecchi tweet etichettati come razzisti e offensivi.

La verità di Karla Sofia Gascon sul Tweetgate

Karla Sofía Gascón: "Mai scritto quei tweet. Ho pensato di cambiare mestiere e di smettere col cinema" - Il cinema spagnolo sostiene Karla Sofia Gascon - Gay.it

Cancellata da Hollywood e dalla stagione dei premi, Karla punta ora a voltare pagina. In Italia per registrare una puntata di Paradise, programma di Pascal Vicedomini in onda venerdì a mezzanotte su Rai2, l’attrice spagnola ha rilasciato un’intervista rilasciata al Corriere della Sera in cui ha raccontato la sua versione dei fatti.

Mi sono sentita abbandonata. Ho pensato di cambiare mestiere e di smettere col cinema“.

Sofia Gascon ha negato di aver mai scritto quei famosi tweet, compreso quello che offendeva George Floyd, ucciso dalla polizia.

Mai detto quelle cose. Sono stata vittima dell’odio per ciò che io rappresento. Sui social avevano rubato il mio nome. Sono stata zitta per tanto tempo, perché non sarei stata creduta, qualunque cosa avessi detto l’avrebbero strumentalizzata. Perfino qualche amico è venuto da me e mi ha detto, dai, Karla, a me puoi dirlo, confessa… Ero disarmata”. “Se vuole un nome non ce l’ho, è l’epoca dei fake, possono essere stati politici, fanatici. È un problema sociale, molta gente pensa che una donna biologica non debba competere con me. Qualcuno può provare che abbia pronunciato quelle parole, quegli insulti? Posso avere imprecato, detto vaff… e per quello mi scuso. Ma non sono certo razzista. Mai detto cose cattive”. “Sono caduta in una trappola. Mi hanno messa in mezzo attribuendomi tutto quello che odiavo. Dobbiamo imparare dalla diversità, a tanti piace sentirsi dire come vivere, seguire l’onda è più facile“.

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Insultata e minacciata sui social, Karla ha pagato in prima persona quanto emerso negli ultimi mesi, con progetti inizialmente previsti e poi scomparsi. “Avevo un’agenda piena di progetti, ne ho ancora ma è come se guidassi l’auto in prima, è tutto rallentato. A Cannes le dissi che sognavo un ruolo da fornaia o pescivendola, un po’ scherzavo, ma c’è l’idea di un ruolo normale, non da transgender. Sono una combattente. Mi sta tornando la voglia di combattere“.

Al suo fianco ci sono sua moglie e sua figlia, che l’hanno accompagnata a Los Angeles, alla notte degli Oscar.

Maria Luisa, stiamo insieme da quando io avevo 19 anni e lei 18. Abbiamo una figlia adolescente, Vittoria, splendida, che non ha conosciuto il bullismo a scuola. Sono due persone aperte, generose, durante il Covid abbiamo lasciato il Messico e siamo tornate in Spagna“. Una volta fatto coming out come donna trans, anche in famiglia, Maria Luisa è comunque rimasta al suo fianco.

“Mia moglie all’inizio si arrabbiò di brutto, poi mise tutto sulla bilancia, si re-innamorò di me come persona, non fisicamente. Ci si deve innamorare di chi siamo veramente, è la mia speranza per chiunque. Vittoria fu al mio fianco dall’inizio. Il problema dei figli sono gli adulti”.

Nell’America di Trump che trasuda di omotransfobia, anche Hollywood ha cambiato opinione nei suoi confronti, dopo averla inizialmente lodata. “Il mondo del cinema è un riflesso della società. E la società è ipocrita. Potevano attaccarmi quando ho vinto a Cannes, invece hanno aspettato il picco della popolarità. Voglio pensare che i membri dell’Academy siano onesti“.

Domani a Torino in qualità di madrina del quarantennale del Lovers, Karla Sofia Gascon converserà con la direttrice artistica Vladimir Luxuria, che l’ha doppiata proprio in Emilia Perez.

© Riproduzione riservata.

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