La Chiesa di Norvegia si scusa per come ha trattato le persone LGBTQIA+

Direttamente da uno storico logale gay di Oslo, le scuse pubbliche del Presidente della Conferenza episcopale della Chiesa di Norvegia Olav Fykse Tveit.

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La Chiesa di Norvegia si è scusata con la comunità LGBTQ+ del Paese per decenni di discriminazioni.

Il Presidente della Conferenza episcopale della Chiesa di Norvegia Olav Fykse Tveit ha espresso rammarico direttamente dal London Pub di Oslo, teatro di una sparatoria durante i festeggiamenti del Pride nel giugno 2022. Due persone morirono nell’attacco omofobo.

Le scuse del vescovo Olav Fyske Tveit

 

Tveit ha sottolineato come la Chiesa evangelica luterana abbia “inflitto vergogna, torti gravi e dolore agli omosessuali” e ha ringraziato coloro che si sono battuti per il cambiamento. “La Chiesa in Norvegia ha imposto vergogna, grande danno e dolore”, ha detto il vescovo. “Questo non sarebbe dovuto accadere, ed è per questo che oggi mi scuso”.

Nel 2022 un riconoscimento simile da parte dei vescovi della Chiesa aveva affrontato le discriminazioni del passato, inclusa la descrizione delle persone gay da parte della Conferenza Episcopale Norvegese negli anni ’50, definite come un “pericolo sociale di dimensioni globali“. Settant’anni dopo le coppie dello stesso sesso possono sposarsi. Il Norvegia il matrimonio egualitario è legge dal 2009. La Chiesa protestante norvegese ha autorizzato i sacerdoti omosessuali nel 2007 e le unioni religiose per le persone dello stesso sesso nel 2017.

I precedenti tra le Chiese del mondo

Nel 2023 era stata la Chiesa d’Inghilterra, che rappresenta 85 milioni di anglicani in tutto il mondo, a scusarsi per il trattamento “vergognoso” riservato alla comunità LGBTQ+. “Vogliamo scusarci per il modo in cui la Chiesa d’Inghilterra ha trattato le persone LGBTQI+, sia coloro che pregano nelle nostre chiese che coloro che non lo fanno”. “Per le volte in cui vi abbiamo respinto o escluso, voi e coloro che amate, ci dispiace profondamente. Le occasioni in cui avete ricevuto una risposta ostile e omofoba nelle nostre chiese sono vergognose, e per questo ce ne pentiamo“.

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Lo scorso agosto la Chiesa Unita del Canada, ovvero la più grande confessione protestante del Paese, ha riconosciuto i danni arrecati alla comunità LGBTQ+: “Non siamo riusciti a celebrare e a gioire di tutta la vostra meravigliosa Creazione. Abbiamo ferito le persone invece di cercare la pienezza. Ci dispiace“, ha dichiarò il Rev. Michael Blair, Segretario Generale della Chiesa. “Noi, la Chiesa Unita del Canada, esprimiamo le nostre più sentite scuse a tutti coloro che hanno subito omofobia, transfobia e bifobia all’interno della Chiesa Unita del Canada“.

A inizio 2025 il cardinale cattolico Wilton Gregory di Washington si è pubblicamente scusato per “non essere riuscito a emulare la compassione di Cristo”. “Il modo in cui abbiamo trattato i nostri fratelli e sorelle LGBTQ ha portato loro lacrime e, per molti di noi, vergogna. Mi scuso di cuore per il dolore che ha causato la perdita di così tanti nostri familiari che appartengono a Dio non meno di me”.

Nel 2024 il vescovo cattolico tedesco Stephan Ackermann si è scusato per i maltrattamenti commessi dalla Chiesa nei confronti delle persone LGBTQ+, incoraggiando i fedeli a sostenere maggiormente l’uguaglianza e l’inclusione. “Vogliamo essere una diocesi che valorizza la diversità”. Il mese successivo anche l’arcivescovo di Berlino Heiner Koch si è scusato, definendo l’omofobia una “linea empia della tradizione”.

Nei giorni scorsi il Sinodo della Chiesa italiana ha aperto ad un nuovo capitolo con il documento Lievito di pace e di speranza, in cui si è chiesto alla Cei di “sostenere le giornate contro omofobia e transfobia”.

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