La giunta comunale di Milano ha approvato una delibera che segna un precedente concreto per la tutela della comunità LGBTQIA+: il Comune potrà costituirsi parte civile nei procedimenti penali per reati di matrice omolesbobitransfobica commessi sul territorio cittadino, previo consenso delle vittime caso per caso.
La misura non si limita alle aggressioni dirette alle persone: la costituzione di parte civile è prevista anche in caso di atti intimidatori rivolti contro spazi di aggregazione della comunità LGBTQIA+. Un segnale chiaro che la città intende proteggere non solo i singoli, ma i luoghi stessi della vita comunitaria queer.

L’assessore al Welfare e Salute Lamberto Bertolé nel gennaio 2026 aveva raccontato a Gay.it i dettagli dell’ipotesi di assegnare alla comunità LGBTIAQ+ meneghina un ampio spazio dell’ex Ansaldo di via Tortona per costituire il Rainbow Center della città.
Oggi lo stesso Bertolé spiega che il provvedimento sulla costituzione di parte civile nei contenziosi di discriminazione omobitransfobica «manda un chiaro messaggio politico: Milano non lascia sole le persone che subiscono discriminazioni e violenze legate al loro modo di essere e di amare». L’eventuale risarcimento, riconosciuto per il danno all’immagine della città, sarà devoluto a sostegno delle azioni già in campo contro odio e discriminazioni legate all’identità di genere e all’orientamento sessuale.
La delibera si inserisce in un ecosistema di politiche già attive. Attualmente tra i servizi esistenti figurano il Rainbow desk, sportello di ascolto e orientamento legale e psicologico che nel 2025 ha registrato oltre 120 accessi, e le Case Arcobaleno, che mettono a disposizione 12 posti letto per giovani allontanati dalle famiglie a causa della loro identità di genere o orientamento sessuale.
Il provvedimento erastato discusso anche nell’ambito dell’incontro nazionale 2025 di R.E.A.D.Y., la rete italiana di regioni ed enti locali impegnati contro le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere, e potrebbe fungere da modello per altre città italiane. Lo scorso dicembra nella rete R.E.A.D.Y. era entrata anche la città di Matera, con una giunta di centrodestra.
Nel giugno 2025 un gruppo di associazioni LGBTIQ+ avevano proposto un modello di delibera per i Comuni italiani: “In Comune contro l’odio” che prevedeva, tra le altre cose, il fatto che il Comune si costituisse parte civile.
La scelta di una città influente come Milano risulta politicamente preziosa in un Paese che non ha una legge di protezione con aggravante penale sui crimini basati su odio anti-LGBTIAQ+ (Ddl Zan mai approvato): in Italia la comunità omobitransqueer+ è sotto scacco dell’estrema destra di governo che dall’autunno 2022 ha scatenato una vera e propria persecuzione esecutiva, con la circolare Piantedosi contro le famiglie arcobaleno, la legge approvata di criminalizzazione universale della GPA, il disegno di legge Roccella-Schillaci per bloccare le procedure mediche salvavita delle giovani persone con varianza di genere, il disegno di legge che vieta l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole materna ed elementari e le soggioga al consenso genitoriale per medie e superiori.
