La Regione Piemonte nega logo e patrocinio al Togay

Il Torino GLBT Film Festival aprirà i battenti il prossimo 28 aprile probabilmente senza la benedizione del governo regionale. Non era mai successo in 26 anni di storia del festival.

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Uno schiaffo morale ma non solo. Soltanto così si può interpretare l’inquietante rifiuto da parte della Regione Piemonte, per iniziativa dell’Assessore alla Cultura Michele Coppola, tra l’altro candidato sindaco di Torino per il centrodestra, di concedere patrocinio e uso del logo al Torino GLBT Film Festival "Da Sodoma a Hollywood", tra le più importanti cinemanifestazioni a tematica omosessuale del mondo. La ventiseiesima edizione, ormai quasi pronta, è in programma dal 28 aprile al 4 maggio al Cinema Massimo. Non era mai accaduto, neanche con le giunte di destra più ostili al festival che nel passato hanno tentato di ostacolare i successi del Togay

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«Un incomprensibile atto di discriminazione contro un’istituzione culturale di questa città che da 26 anni rappresenta in Italia e nel mondo un esempio nella costruzione di una società multiculturale» lo definisce Piero Fassino, leader del centrosinistra e candidato avversario di Coppola alle prossime elezioni comunali. «È paradossale – continua Fassino – che nel giorno stesso in cui la Corte Costituzionale dichiara, per una legge regionale in Liguria, la piena legittimità dell’impegno delle istituzioni contro le discriminazioni motivate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, in Piemonte la Giunta Regionale di centrodestra assuma una decisione di questo tipo proprio a Torino, che è da sempre in prima linea, e continuerà ad esserlo, nella lotta per i diritti e contro le discriminazioni. Chiedo al Presidente Cota – conclude Fassino –  un atto di sensibilità confermando il patrocinio della Regione. In ogni caso, per testimoniare agli organizzatori la mia piena solidarietà, sarò presente il 28 aprile all’inaugurazione del Festival e assicuro il mio impegno a proseguire e a valorizzare questa importante iniziativa culturale».

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«Vergognoso e assurdo» aggiunge indignata Mercedes Bresso, ex presidente di centrosinistra della Regione Piemonte. «La destra – continua Bresso – non è capace a riconoscere i diritti di tutti, in questo modo favorisce l’omofobia. Non si capisce perché altri festival del cinema possono utilizzare il logo della Regione e quello a tematica omosessuale no: il festival ha dato ampiamente dimostrazione del livello culturale della manifestazione, tanto da essere considerato uno tra i più importanti festival tematici al mondo. L’attuale giunta vuole imporre una visione bigotta della cultura. Il Festival è prima di tutto un importante evento culturale dove, attraverso l’arte cinematografica, non si fa altro che riflettere sui diritti civili ancora negati. E purtroppo oggi abbiamo avuto un’ennesima dimostrazione di quanto siano ancora presenti i pregiudizi e le discriminazioni verso la comunità lgbt».
«Oggi – conclude Mercedes Bresso – si è cancellato lo spirito laico e inclusivo che dovebbe caratterizzare le istituzioni pubbliche e si è imposta una visione oscurantista e omofoba».

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Il direttore della manifestazione Giovanni Minerba è piuttosto cauto sulle conseguenze:
«Non c’è il logo della Regione? Pazienza. Mi rammarica, in 26 anni non era mai successo, né con la giunta di destra di Enzo Ghigo né con Giampiero Leo».
«Fino  a questo momento non abbiamo altre notizie e nessuno ci ha detto che ci tolgono il contributo di 200.000 euro – continua Minerba -. C’è solo stato uno scambio di telefonate tra la Regione e il Presidente del Museo del Cinema (Alessandro Casazza, n.d.r.). Questa situazione mi dispiace, il festival è andato avanti grazie al sostegno della Regione anche quando non eravamo sotto l’egida del Museo. Ho incontrato Michele Coppola due volte: è stato piuttosto cordiale, a dicembre ha detto persino di non avere nulla contro questo festival. Stiamo ultimando l’organizzazione della prossima edizione, ci mancava solo l’ok sul patrocinio per procedere con la stampa del materiale».
«Bisogna aspettare che cosa succederà – continua Minerba -: per quest’anno è già stato calcolato un taglio del 20% su tutte le manifestazione del Museo del Cinema. A Coppola mi sentirei di dire una sola cosa: "In bocca al lupo per tutto quello che puoi fare"». 

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Dopo la decisione di Coppola, i circoli locali di Arcigay sono ovviamente insorti: «Auspichiamo  che anche il Piemonte, che sui diritti lgbt è sempre stata all’avanguardia, si risvegli e riprenda a seguire il buon esempio che viene oggi da più parti d’Italia – sostiene Paolo Patanè, presidente nazionale Arcigay-. Per questo siamo a chiedere che la Regione Piemonte rimedi subito ad una scelta scellerata e che tutte le Regioni diano il via ad una grande stagione di riconoscimento di diritti civili».
È arrivato nel tardo pomeriggio anche il commento di Coppola: «Si tratta di polemiche strumentali, la solita tempesta in un bicchiere d’acqua. La Regione non concederà logo e patrocinio a una manifestazione che finanzia indirettamente, tramite il Museo del Cinema, e nella quale non ha voce in capitolo. Questo non presuppone alcun taglio di risorse».

Posizione, quella di Coppola, definita "pietosa" dall’associazione Certi Diritti che per bocca del suo segretario Sergio Rovasio fa sapere: «Ci sarebbe da chiedere "coerenza" su queste cose, e quindi ci aspettiamo che lor signori annuncino da subito il ritiro del logo della Regione Piemonte al Torino Film festival, a Cinema Ambiente, ma anche alla Fiera del Libro (che è organizzato da una autonoma Fondazione)».

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«In realtà tutti sanno che la politica che si ispira alla peggiore sessuofobia della Giunta Cota – continua Rovasio – sta operando silenziosamente e puntigliosamente per cancellare ovunque sia possibile l’associazione della Regione Piemonte ad iniziative che hanno a che fare col mondo gay, lesbico e transessuale.  Non hanno nulla da dire i Presidenti e Direttori artistici del Teatro Stabile, del Teatro Regio e della  Fiera del Libro? Non credono anche loro che questi atti siano preludio di una chiusura anche culturale, dopo la chiusura economica che già si è abbattuta sulla cultura torinese e italiana?»

Il consigliere Nino Botti del Pd, intanto, ha già presentato un’interrogazione alla Giunta Regionale.

 

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