Per Jasmine Cruickshank, in arte jasmine.4.t, il vero amore non è più un infarto. Al contrario, arriva come un abbraccio silenzioso, che invece di mandare il cuore in tempesta, lo conforta con una calma che non avrebbe mai creduto possibile. Non solo ne canta nella sua canzone Skin On Skin (‘Real love ain’t an heart attack‘, una risposta al brano Real Love dei Big Thief che diceva: ‘Real love makes your lungs black/real love is a heart attack’), ma l’ha vissuto sulla propria pelle. Dopo aver fatto coming out come donna trans* la sua intera esistenza è stata sradicata da capo: dopo un matrimonio finito molto male, ha detto addio a Bristol, città in cui è cresciuta, e si è trasferita sul divano dellə suə amicə Han, al nord di Manchester. Tra hate crime e una buona dose di dolore alle spalle, come ogni racconto di formazione che si rispetti, la gioia per Jasmine è arrivata nella forma più inaspettata: si è innamorata di altre due persone trans* e ha toccato con mano una forma d’amore che, per la prima volta, l’ha resa più libera, più felice, e più sé stessa. ”Con lə miə partner trans* mi sentivo al sicuro e vista pienamente” racconta ‘Vivere un amore T4T (ndr. termine anglofono che significa ‘trans for trans’ per parlare di persone trans* che vivono attrazione romantica o sessuale per altre persone trans*) è diverso da qualunque altra cosa. Dopo una vita passata ad essere odiata e incompresa, mi ha fatta sentire capita e amata per chi sono davvero”.
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Oggi il suo coming of age ha preso forma e suono in You Are The Morning, album di debutto in uscita il 17 Gennaio per Saddest Factory, stessa etichetta di altrə artistə queer come MUNA, Claud, e Cassandra Jenkins, fondata da Phoebe Bridgers, cantautrice di spicco della scena indie americana che ha co-prodotto l’intero progetto insieme alla sua acclamatissima band Boygenius, composta da Lucy Dacus e Julien Baker. Il risultato sono 13 canzoni nate come pagine di diario che ripercorrono una doppia storia d’amore: quella con lə suə partner, ma soprattutto con sé stessa. Rivivere il passato dentro le proprie canzoni, è per Jasmine una catarsi che talvolta fa ancora male, ma adesso non è più sola: dalla band composta da tuttə musicistə trans* – Phoenix Rousiamanis al pianoforte e agli archi, Eden O’ Brien alla batteria, ed Emily Abbott al basso – al Trans Chorus Line di Los Angeles, coro intergenerazionale di cantanti trans* che hanno unito le loro voci come ‘fonte di potere comunitario’ nell’ultimo brano dell’album, Woman.
Essere una cantautrice trans* con una piattaforma in continua crescita, e il supporto di alcune delle musiciste più amate degli ultimi anni non è un dono caduto dal cielo per Jasmine, ma una responsabilità che risveglia in lei un’urgenza sempre più forte, sopra e fuori dal palco. Prima di promuovere il suo album di debutto, ci tiene a raccogliere fondi per l’organizzazione Trans Mutual Aid Manchester, sottolineando che avere un microfono è un’opportunità gigante, e non vuole tenerla solo per sé. A Gay.it ci ha raccontato la sua storia, sperando faccia da cassa di risonanza per tuttə lə altrə.
Intervista con jasmine.4.t
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L’amicizia è un aspetto cruciale nella tua musica. In Best Friend’s House, ad esempio, la casa di unə amicə non è solo romantica, ma diventa una sacra fonte di protezione e supporto reciproco. Qual è il superpotere dell’amicizia queer in quest’album o nella tua vita?
La mia famiglia scelta mi ha supportata e amata lungo tutta la transizione, e sono davvero fortunata ad averlə con me. All’inizio era spaventoso esprimere apertamente la profondità dell’amore che provo per queste persone. Ma essere sincera con me stessa, insieme all’energia del loro supporto, mi ha tenuta con i piedi a terra. Grazie a loro, adesso ho la forza di combattere per i miei diritti e quelli dellə altrə.
Il brano che dà il titolo all’album, You Are The Morning, è un inno di resilienza per le persone trans* e una delle canzoni più empatiche che ho mai ascoltato sulla nostra comunità. Mi racconteresti com’è nata?
L’avevo scritta originariamente per lə miə bestie Han, una delle persone che si è presa cura di me quando sono arrivata a Manchester. Racconta di come mi ha sostenuta durante i periodi peggiori e accompagnata in un futuro migliore. È anche una canzone d’amore, perché mi sento davvero gay per lei. Ma dopo averla cantata più volte, si è evoluta e ha acquisito un nuovo significato. Più generalmente parla di come anche te, io, e tuttə noi, possiamo creare insieme un futuro migliore. Vediamo questa solidarietà su scale diverse, tra amicə, tra collettività, in tutto il mondo. Penso che le persone trans* e queer siano tra le più oppresse, ma proprio perché siamo sopravvissute a così tanto, sappiamo come lottare. Siamo una forza con cui fronteggiare contro la globale ascesa del fascismo. Quest’anno, moltə membri della nostra comunità sono mortə violentemente a Manchester. Ci troviamo in prima linea, insieme a tutti gli altri gruppi oppressi a cui manifestiamo solidarietà. Le persone queer sono sacre e potenti, e credo ci ricorderanno come parte cruciale di questa lotta. Mi sento orgogliosa di noi. Questo è quello che oggi significa per me You Are The Morning.
Trovare fiducia e supporto nell’industria musicale non è così ovvio. Mi parli del tuo legame con Boygenius? Com’è stato lavorare e cantare insieme a loro? Cosa vi ha connesso?
Le amo da morire. Hanno fatto così tanto per me e altre persone trans*. Sono dei solidarity king! È iniziato tutto quando ero in pre-transizione e aprivo i concerti di Lucy a Bristol, durante il suo No Burden Tour, e ci siamo trovate super bene. L’ho supportata anche durante la leg europea del tour che fece quando uscì il suo album Historian. Nel 2018 ho condiviso brevemente il palco insieme a lei e Julien Baker, esibendoci con una canzone di Alex G. Siamo rimaste vicine, e Lucy è stata una delle prime persone con cui ho fatto coming out. Ci mandavamo parecchie canzoni a vicenda, ed è stato così che Phoebe mi ha ascoltata. Quando ho ricevuto la sua chiamata, abbiamo parlato tanto del nostro amore in comune per Elliot Smith e Iron and Wine. Successivamente ho ufficialmente incontrato Julien Baker e ho aperto per il tour delle Boygenius, dove siamo andate molto d’accordo. Dopo aver firmato un contratto con la sua etichetta, Phoebe mi ha detto che avrebbe voluto produrre il mio album, ma anche Lucy aveva manifestato lo stesso interesse. Così alla fine l’hanno prodotto tutte e tre e abbiamo passato un periodo bellissimo a lavorarci. È stata un’esperienza di grande guarigione per me e abbiamo legato profondamente. D’allora siamo tutte molto impegnate, ma ci gasiamo ogni volta che abbiamo modo di uscire insieme. Sono andata recentemente a vedere Julien Baker in concerto a Londra, e Lucy ha portato me e la mia ragazza Christina a cena fuori per festeggiare il mio compleanno (lo considera da sempre una questione importante). Le amo davvero tanto, sono persone meravigliose, e delle incredibili musiciste e collaboratrici. Siamo davvero fortunatə a vivere nella stessa epoca con loro.

Non smetto di pensare all’ultima parte della tua canzone New Shoes: “Let’s make a family/With family priorities/ I need new shoes/These are worn through” (Creiamo una famiglia/Con priorità di una famiglia/ Ho bisogno di scarpe nuove/ Queste sono già state indossate). Ti va di parlarmene?
New Shoes è una sorta di anacronismo dentro quest’album. L’ho scritta intorno al 2016 all’inizio della relazione che poi diventò il mio matrimonio, e parla delle difficoltà che già c’erano in quel rapporto. Quei versi fanno riferimento al mio disperato tentativo di far funzionare tutto nonostante ne fossi esausta. Ho contratto una Sindrome da Fatica Cronica poco dopo averla scritta. È quello di cui parla il mio primo EP “Worn Through” (2019). La canzone è sempre stata una delle preferite di Lucy e quando mi ha chiesto se fossi a mio agio a registrarla per l’album, risposi immediatamente ‘No, farebbe troppo male’. Ma con il tempo l’idea è cresciuta dentro di me. Ho pensato avrebbe potuto acquisire un nuovo significato di guarigione e su come trovare una famiglia scelta dopo un primo tentativo fallito. Ma quando abbiamo cercato di registrarla sono completamente crollata. Non riuscivo a smettere di piangere e abbiamo tenuto solo la prima versione. I miei fratelli e sorelle trans*– Eden O’Brien e Phoenix Rousiamanis – sono volatə da Manchester e venutə nella cabina vocale ad abbracciarmi. Le puoi sentire mentre mi confortano alla fine della canzone. In teoria avremmo dovuto aggiungere percussioni e bassi ma eravamo troppo a pezzi per continuare, e l’abbiamo lasciata così com’era. È troppo dolorosa. Ho in qualche modo processato e superato tutto quello che riguarda la mia vita precedente, ma la parte che mi provoca ancora tanto dolore è aver perso il mio cane. È una perdita da cui credo non mi riprenderò mai. Per questo quel giorno non smettevo di piangere nello studio.
Com’è stato lavorare insieme al Trans Chorus Line e perché hai scelto di averlə nell’ultima traccia dell’album ‘Woman’?
Loro sono pazzeschə. Era l’ultimo giorno di registrazione quando sono arrivatə in studio. Buona parte dell’album è stato registrato nello studio B di Sound City Studios (dove Phoebe ha registrato il suo album Punisher). Ma per quel giorno affittammo lo studio A, una gigantesca stanza live dove sono stati registrati parecchi classici della musica. Riempire quello spazio con persone trans* è stato immensamente potete e importante. C’è stato un momento in cui eravamo solo io, lə miə bandmate Phoenix, e il coro. Lì abbiamo avvertito tutta quella potenza. Sentirlə cantare dalla camera di controllo, sedutə affianco Lucy, è stato così emozionante. Eravamo tuttə in lacrime! Mi sento molto fortunata ad avere così tante persone trans* in quest’album, e la maggior parte fanno parte di quel coro. Ognunə è una divinità e lavorare insieme è stato magico. Fin da subito era chiaro che necessitavamo quel coro in Woman: è una canzone molto ruvida che racconta nello specifico la transizione. Credo sia stata un’idea di Phoebe in principio, e successivamente abbiamo pensato di creare una connessione tra le ultime due tracce dell’album, Elephant e Woman. Phoenix ha arrangiato la parte corale alla fine di Elephant, insieme ad una traccia separata intitolata ‘Transition’ dove il coro ripete due versi di Woman (what do you call woman?/ breath of gin, softer skin/ cosa chiami donna? Respiro di gin, pelle più morbida) per poi sfumare nell’ultimo brano. Onestamente buona parte della magia è merito di Phoenix; ha curato le redini dell’arrangiamento corale ed è veramente bello.
Parlando di famiglie scelte: come ci si sente a condividere il palco con altre musicistə trans*? Che genere di energia avvertite quando suonate insieme?
Esibirsi è una cosa strana. Soprattutto quando sei una persona trans*. Ti chiedi: voglio davvero che il pubblico sia lì a fissarmi? Ma più mi esibisco e più vedo come le persone rispondono alle mie canzoni, e capisco che questa è un’incredibile occasione per connetterci. La musica è qualcosa di così magico e astratto. Ma essere su quel palco con persone che condividono la tua esperienza trans*? È qualcosa di oltre. Essere visibili in gruppo in una società che ci vuole allontanatə come dei fantocci, è davvero potente. E in quanto individui, ci trasmette grande sicurezza emotiva. Ci tiriamo su a vicenda, ci supportiamo, ci abbracciamo. Non c’è niente di meglio. Andare in tour per una persona trans* può essere onestamente terrificante, ma siamo una famiglia e siamo potenti. Troviamo grande sicurezza e conforto l’unə nell’altrə.
Che responsabilità senti in quanto cantautrice? Qual è l’urgenza che vuoi esprimere attraverso la tua musica?
Continuerò a scrivere canzoni come ho sempre fatto –– piangendo nei miei memo vocali, scrivendo sul diario, avendo a che fare con le rogne quotidiane che viviamo tuttə. Ma vedendo come la mia scrittura risuona con altre persone, sento la responsabilità di andare sotto i riflettori e divulgare le nostre voci nell’ambiente mainstream. Alla base del mio lavoro e della mia mente c’è sempre la solidarietà. Lə miə amicə dicono sia la più grande forma d’amore.
You Are The Morning uscirà su tutte le piattaforme il prossimo 17 Gennaio.
L’artista ci ricorda di donare quanto e come possiamo all’associazione Trans Mutual Aid Manchester, organizzazione a supporto delle persone trans* in difficoltà a Manchester. Potete donare a questo link qui.
