La Svezia non concede l’asilo, 19enne gay rischia di tornare in Iran

Se in Iran scoprissero che è gay e cristiano, Mehdi potrebbe essere condannato a morte.

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2 min. di lettura

Mehdi Shakr Khoda ha 19 anni, è gay e cristiano. Ed è originario dell’Iran. E’ fuggito perché temeva per la sua vita ed è arrivato in Svezia nel 2017, lasciando per sempre il suo Paese. In Svezia si è ritrovato con le sue due sorelle, una più grande che ha sposato un uomo svedese, e l’altra più piccola, una ragazza transessuale. Al contrario delle sorelle, però, a Mehdi la Svezia non ha concesso l’asilo politico, quindi dovrà tornare in Iran. Dovrà tornare in un Paese in cui rischia la morte. Mehdi non è dichiarato con i genitori e con gli amici, solo la sorella trans conosce il suo orientamento sessuale.

Se in Iran scoprissero il suo credo religioso e la sua omosessualità, sarebbe condannato a morte. Non può assolutamente tornare. Ma l’ufficio immigrazione svedese ha già detto no per due volte. Inizialmente, aveva richiesto l’asilo politico rivelando solamente di essere di fede cristiana, perché temeva che il legale dicesse alla sorella (quella sposata e ignara del suo orientamento) che fosse gay. La domanda è stata rigettata. Confidandosi con il legale ha richiesto l’asilo per la seconda volta, dichiarandosi omosessuale. Niente da fare, la domanda è stata rifiutata per la seconda volta.

Domande imbarazzanti e il ricorso

Quando ha affermato di essere gay all’ufficio immigrazione, ha dovuto rispondere a delle domande imbarazzanti, che per la legge sulla privacy non avrebbero potuto fare. Gli è stato chiesto se ha avuto rapporti con altri uomini e se si è mai scambiato baci con loro. A testimoniare a suo favore, anche il suo compagno, Carlo, italiano che vive in Svezia da anni. “Hanno scritto che io ho detto che eravamo fidanzati e ci stavamo andando a sposare […] ma io questa cosa non l’ho mai detta“. Carlo, intervistato da Gaypost.it, ha spiegato che quando ha testimoniato a favore del suo compagno, il traduttore non era di certo preparato a interpretare le sue parole, quindi ha trascritto cose che lui non aveva mai detto, come appunto il fatto che si stavano per sposare.

E così, anche il ricorso di gennaio è stato respinto, in quanto la dichiarazione di Carlo era considerata non attendibile . I due, che stanno insieme da quasi un anno, ora si sono rivolti ad un altro avvocato. “Questo nuovo avvocato ci ha detto che nel caso in cui dovessimo perdere l’ultimo appello, cosa che è molto probabile, potremmo tentare di fermare l’espulsione con una procedura che consiste nel procurare nuove prove o comunque dimostrare che sono emerse nuove cose per cui il caso viene riconsiderato“, spiega Carlo. Di fronte a questa possibilità, Carlo ha spiegato che se il caso divenisse di dominio pubblico, aumenterebbero i rischi per Mehdi, portando la sorella maggiore e quindi i genitori a scoprire il suo orientamento.

Da un altro punto di vista, invece, l’interessamento dei media potrebbe far riconsiderare il suo caso, comprendendo la gravità di un suo ritorno in Iran. Oltre a tutto questo, Carlo e Mehdi hanno avviato una raccolta fondi per pagare le spese legali. Al momento, hanno raccolto circa 7.000 corone, ovvero 600 euro.

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