Un episodio di brutale violenza omofoba, registrato nel cuore di Lecce nei mesi scorsi, si è concluso con una condanna pesante per i due responsabili. La vicenda aveva sconvolto la comunità salentina per la ferocia con cui un ragazzo di 22 anni era stato aggredito, insultato e lasciato privo di sensi in strada solo per il suo orientamento sessuale.
Dopo nove mesi di indagini e processo, il giudice per l’udienza preliminare ha emesso la sentenza portando a due condanne per i responsabili e al riconoscimento dell’aggravante della discriminazione, un aspetto cruciale che, pur in assenza di una legge nazionale, conferma la matrice omofoba dell’aggressione.
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Lecce, aggressione omofoba a un 22enne
Tutto è accaduto nelle vicinanze di Porta San Biagio, in via dei Perroni a Lecce, una zona molto frequentata dai giovani nelle ore notturne, nella notte dell’8 febbraio scorso. Il 22enne, originario di Lequile, si trovava in compagnia di alcuni amici quando è stato avvicinato dai due imputati. Da quanto emerso, tra i tre c’era probabilmente una conoscenza pregressa, ma quella notte la situazione è precipitata rapidamente.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la conversazione si è trasformata in una raffica di insulti e offese omofobe, seguite da sputi e spintoni. La vittima ha cercato di allontanarsi per evitare lo scontro, ma non è bastato. Qualche ora dopo, i due aggressori lo hanno rintracciato nuovamente, questa volta decisi a colpire.
“Sei tu quello di prima?”, gli avrebbe detto uno dei due – come riferisce Corriere Salentino -, prima di scagliarsi contro di lui. Senza il tempo di reagire, il giovane è stato raggiunto da una violenta testata in pieno volto. Mentre un’amica tentava di frapporsi per fermare l’aggressione, il secondo ragazzo avrebbe colpito la vittima con un pugno che lo ha fatto cadere a terra, privo di sensi.
Le gravi conseguenze fisiche e psicologiche
I soccorsi sono stati immediati. L’ambulanza del 118 ha trasportato il 22enne all’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, dove i medici gli hanno diagnosticato una commozione cerebrale, fratture craniche e facciali, un ematoma alla tempia sinistra e danni ai nervi del volto.
Le sue condizioni furono tali da richiedere un successivo trasferimento in prognosi riservata al Policlinico di Bari, dove i chirurghi hanno eseguito un delicato intervento di ricostruzione del tessuto periorbitario. Nonostante l’operazione, il percorso di guarigione è stato lungo e complesso: oltre tre mesi di convalescenza, seguiti da difficoltà persistenti nella vista all’occhio sinistro, dolori nei movimenti del collo, problemi di equilibrio e ipertensione. Per non parlare delle conseguenze psicologiche.
Le indagini e i responsabili
A rendere possibile l’identificazione dei due responsabili è stata la rete di telecamere di videosorveglianza del centro storico di Lecce, che ha permesso agli agenti di Polizia di seguire gli spostamenti della vittima e dei due aggressori durante e dopo l’aggressione.
Attraverso i frame e le testimonianze raccolte, gli investigatori hanno potuto confermare che sarebbero stati proprio Jonathan Guido, di 25 anni, e Joele De Marco, di 20, a colpire il ragazzo. Entrambi, nel corso degli interrogatori, hanno cercato di minimizzare le proprie responsabilità, sostenendo versioni parziali o contraddittorie. Ma le prove raccolte hanno raccontato una storia diversa.
Stando a quanto riferito da RaiNews, uno dei due aggressori, secondo quanto emerso dagli atti, non avrebbe dovuto trovarsi in quella zona: il giovane era infatti già destinatario di un provvedimento di divieto di accesso emesso dal giudice, a causa di episodi simili verificatisi nelle settimane precedenti al brutale pestaggio.
Il processo e le condanne
Il gup Tea Verderosa ha riconosciuto la natura omofoba dell’attacco, un passaggio cruciale che rafforza la rilevanza del provvedimento. L’imputazione di partenza – lesioni personali aggravate da motivi abietti e discriminatori – è stata confermata integralmente, segnando un punto importante nella giurisprudenza locale in materia di crimini d’odio.
Secondo la sentenza, giunta al termine del processo celebrato con rito abbreviato, i due imputati dovranno scontare pene comprese tra 4 anni e 2 mesi e 4 anni e 4 mesi di reclusione, oltre all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. La condanna include anche il risarcimento in solido nei confronti della vittima, assistita dall’avvocato Andrea Starace, con il riconoscimento di una provvisionale immediatamente esecutiva di 15mila euro.
Il caso di Lecce si inserisce in un quadro nazionale che continua a registrare un numero elevato di aggressioni a sfondo omolesbobitransfobico, spesso con esiti gravi e processi lunghi. La sentenza rappresenta un precedente importante perché ribadisce che la violenza motivata dall’odio verso l’orientamento sessuale non è una mera “lite tra ragazzi”, ma un reato grave che va punito con fermezza.


