LILA, “Solidarietà agli ospiti HIV di Bitonto: basta discriminazioni, basta istituzioni inermi”

Durissima presa di posizione della LILA nei confronti delle istituzioni politiche, corresponsabili di un preoccupante peggioramento del clima culturale complessivo sull'HIV/AIDS.

3 min. di lettura

I vestiti usati dei migranti che trasmettono l’HIV, il caso di un uomo HIV positivo arrestato per ordine della Procura di Bari su presupposti illegittimi, la professoressa di biologia che sostiene che l’AIDS si trasmetta con rapporti omossessuali e infine, storia degli ultimi giorni, anche gli ospiti di una casa alloggio pugliese per persone sieropositive respinti da uno stabilimento balneare: in quest’ultimo anno è davvero successo di tutto sul fronte delle discriminazioni nei confronti delle persone con HIV. È il segno di un preoccupante peggioramento del clima culturale complessivo, frutto, certamente, anche della generale mancanza di conoscenze scientificamente corrette. Le responsabilità di questa involuzione sono da ricercare a tanti livelli, in primis nella colpevole latitanza delle istituzioni.

La LILA, attraverso un duro cominicato stampa, ha voluto esprimere piena solidarietà alla casa alloggio “Raggio di Sole” di Bitonto e ai suoi ospiti.

Il riemergere di una cultura dello stigma, degna degli anni ’80, è e resta, oggi come allora, assolutamente immotivata da un punto di vista scientifico, oltreché in aperta violazione dei fondamentali diritti umani e della legge 135/90 che, all’articolo 5 comma 5, recita: “l’accertata infezione da HIV non può costituire motivo di discriminazione, in particolare per l’iscrizione alla scuola, per lo svolgimento di attività sportive, per l’accesso o il mantenimento di posti di lavoro”.

Frequentare la stessa, spiaggia, gli stessi servizi igienici, gli stessi spazi di ristorazione, usare le stesse posate, gli stessi piatti, gli stessi bicchieri, sottolineano giustamente alla LILA, non ha mai comportato nessun rischio di contagio, nemmeno quando di AIDS ancora si moriva. Da trent’anni, a spiegarlo alle persone sono però solo le associazioni. La situazione è ancora più paradossale oggi.

Gli inquietanti episodi di questi mesi coincidono con la pubblicazione dello studio europeo PARTNER2 che ha confermato in via definitiva come le persone con HIV in terapia Antiretrovirale che raggiungano la soppressione virale non trasmettono il virus. In questa condizione clinica di non infettività si trovano, in Italia, circa il 95% delle persone con HIV che assumono tali terapie.

Eppure amministratori, istituzioni e politica, oltre a perseverare in una trentennale latitanza sul fronte della prevenzione, non fanno nulla per divulgare questa straordinaria evidenza scientifica. Conoscere il proprio stato sierologico e iniziare tempestivamente le terapie, permettono alle persone HIV+ una qualità della vita simile a quella della popolazione generale. Lo stato di soppressione virologica ha, inoltre, importanti effetti sulla prevenzione perché interrompe la possibilità di trasmissione del virus, anche laddove non si utilizzi il condom. È dunque fondamentale che le persone conoscano questa evidenza scientifica e si sentano incoraggiate a fare il test e a curarsi.

Episodi come quello appena accaduto in Puglia, al contrario, servono solo ad alimentare lo stigma verso le persone con HIV, con gravi contraccolpi, non solo sul piano dei diritti ma anche della salute pubblica. Finché le persone continueranno a temere di essere marchiate come “untori/untrici” o “appestati/e” eviteranno di fare il test e di curarsi. Gran parte delle nuove diagnosi è da ascrivere, oggi, alla trasmissione da parte di persone che non erano consapevoli del proprio stato. Senza un deciso contrasto allo stigma e ai pregiudizi e alle errate percezioni del rischio, la battaglia contro l’HIV sarà persa sia sul piano della salute pubblica che dei diritti.

Oltre al rifiuto di prestazioni mediche, alla richiesta illegale di test sui luoghi di lavoro, alla mancata erogazione di assicurazioni e mutui, alle limitazioni sui viaggi, ora dobbiamo attenderci discriminazioni anche per le persone con HIV che vanno in spiaggia? Servono subito segnali e decisioni concrete. Ci chiediamo, ad esempio, se le autorità locali si siano o meno attivate per sanzionare lo stabilimento balneare che ha rifiutato di prestare i propri servizi a questi ospiti, se la Ministra della Salute Grillo abbia intenzione o meno di pronunciarsi sull’accaduto, se la comunità scientifica non possa far sentire forte e chiara la propria voce sul principio U=U, Undetectable= Untrasmittable, ossia se l’HIV non è rilevabile non è trasmissibile.

La violazione sistematica dei diritti delle persone con HIV non può più essere tollerata“, concludono dalla LILA. “Le evidenze scientifiche non possono più essere sottaciute“.

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Il bianco coniglio 11.7.19 - 18:55

Il nome dello stabilimento..uscite il nome di questi bastardi!! Mauro

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