C’è un grande Pride, di quelli da sempre ricchi di sponsor, che è recentemente crollato sotto il peso delle critiche arrivate dal basso, dalla base, dalla comunità reale LGBTIAQ+. O quanto meno da una parte politicamente assai attiva di essa. È accaduto nel Regno Unito.
Il Liverpool Pride 2025 non si farà. Lo ha annunciato la LCR Pride Foundation, l’organizzazione che da anni cura l’evento simbolo della comunità LGBTQIA+ della città britannica. La marcia e le celebrazioni previste per il 26 luglio sono state annullate a causa di “significative difficoltà finanziarie e organizzative“. La notizia ha lasciato la comunità “devastata e con il cuore spezzato”, in un momento storico in cui, come sottolineano in molti, c’è più che mai bisogno di visibilità, protesta e solidarietà.
I nodi finanziari e la rottura con Barclays
A pesare sulla cancellazione non è stato solo l’aumento dei costi e la fatica nel reperire fondi pubblici e privati, ma anche la scelta – voluta dalla stessa comunità – di interrompere la partnership con Barclays, sponsor di lunga data. Una decisione etica, presa dopo mesi di confronto interno, che però ha ulteriormente rallentato la macchina organizzativa già in difficoltà, obbligando l’associazione a un modello quasi interamente basato sul volontariato. “Riteniamo sia stata la scelta giusta — ha dichiarato il board della Foundation — ma ha avuto un impatto significativo in un momento già complicato”. Le ragioni dell’annullamento, spiega il board di LCR, sono complesse e “legate ai finanziamenti, alle tempistiche e alla capacità del nostro team, ora composto da tre direttori volontari”
A chi accusa LCR di essere un’organizzazione inadeguata ai tempi e di farsi da parte, la fondazione risponde così:
“Per coloro che ci chiedono di chiudere, di farci da parte, lo capiamo. Tuttavia, continuiamo a offrire servizi, risorse, contatti e un’influenza che sappiamo possano contribuire a sostenere le persone LGBTQ+ nella regione urbana. Non vogliamo perderli perché sappiamo che, se usati correttamente, sono vitali”
È stato quindi avviato il confronto con altre organizzazioni, tra cui Sahir House, per valutare come mettere a disposizione le risorse rimaste a sostegno delle iniziative comunitarie. Pur riconoscendo la rabbia e la sfiducia emerse nella comunità, la nuova leadership di LCR si è detta pronta a ricostruire il proprio trust attraverso trasparenza, dialogo e azioni concrete. Dal dibattito degli ultimi mesi è infatti emersa una richiesta dal basso di costruire una piattaforma Pride più orizzontale, partecipata, dialogante: così LCR – che da lungo tempo organizza il Liverpool Pride – deve oggi necessariamente rivedere la propria vocazione “monopolista” per aprire all’ascolto delle realtà associative e movimentiste nate negli ultimi anni.
Perché il Liverpool Pride ha rotto con lo sponsor Barclays?
La discussione sulla presenza di uno sponsor ingombrante come Barclays è stata decisiva nell’accelerazione della crisi. Da quanto emerge, una delle più grandi banche al mondo da anni sostiene quasi gran parte dei costi del Liverpool Pride. La LCR Pride Foundation ha comunicato ufficialmente di aver “interrotto i rapporti con Barclays” dopo aver ascoltato la comunità. La formula “dopo aver ascoltato la comunità” fa chiaramente intendere che vi fossero forti pressioni e critiche da parte di attivistə e parte della base LGBTQIA+ locale proprio sulla presenza di uno sponsor ritenuto eticamente inadeguato.
In queste ore anche il Roma Pride affronta una contestazione aperta circa la presenza di alcuni sponsor, e in passato in Italia il tema dei brand che popolano i Pride è stato all’origine della nascita dei Pride cosiddetti “antagonisti”. Il Torino Pride a Gay.it qualche settimana fa aveva spiegato che il Pride della Mole da sempre rinuncia ai grandi sponsor. E nel Regno Unito è crescente il dibattito in UK contro il “rainbow capitalism”: una parte del movimento chiede Pride meno dipendenti da sponsor corporate accusati di “strumentalizzare” la causa senza un reale impegno politico o sociale.
Le ragioni che avrebbero indotto alla rottura tra il Liverpool Pride e il suo maggior sponsor sono di natura etica. Barclays è stata spesso contestata per i suoi investimenti in settori problematici agli occhi di molti attivisti LGBTQIA+, come:
• finanziamenti a società legate ai combustibili fossili (tema intersezionale LGBTQIA+/clima)
• presunti rapporti con aziende legate al complesso militare-industriale
• investimenti indiretti in paesi o governi accusati di violare i diritti umani, anche LGBT.
• Pressioni interne locali: nella Liverpool più queer si è sviluppato un confronto serrato su come rendere il Pride più “autentico”, meno dipendente dai grandi sponsor, e più radicato nella comunità.
La comunità: “Ci sentiamo abbandonati”
L’annuncio dell’annullamento ha colpito duramente la comunità locale. “È straziante — ha dichiarato Miss Grace, ex Liverpool Pride Performer of the Year, a Bbc — pensare che Liverpool, conosciuta per la sua cultura e diversità, non avrà un Pride quest’anno, proprio quando la comunità ne ha più bisogno“. Le preoccupazioni vanno oltre il 2025: c’è il timore che le generazioni più giovani, ancora alla ricerca della propria identità, restino senza spazi sicuri in cui riconoscersi. “Per tanti giovani che stanno scoprendo sé stessi, il Pride è fondamentale. È il luogo in cui le famiglie insegnano l’amore, non l’odio“.
Mobilitazione alternativa: la raccolta fondi
Dopo la cancellazione ufficiale del Liverpool Pride 2025, è Sahir, la charity LGBTQ+ più longeva della città, a prendere in mano l’organizzazione di un Pride alternativo, comunitario e inclusivo. Con solo sette settimane a disposizione, l’obiettivo è costruire un evento partecipato da volontari, artisti locali, attivisti e associazioni, con iniziative che spaziano da una marcia pacifica a momenti per famiglie, spazi sicuri e celebrazioni nel Pride Quarter. Sahir lavora in collaborazione con altre realtà, tra cui la stessa LCR Pride Foundation, ma lancia anche un appello urgente: servono 60mila sterline per realizzare l’evento e mantenere attivi i propri servizi fondamentali per la comunità LGBTQ+. “Pride è fatto dalle persone. La comunità viene prima. Il futuro LGBTQ+ di Liverpool merita di prosperare” scrive Sahir nella pagina di raccolta fondi che, sulle 60.000 sterline di obiettivo di raccolta, ad oggi ne conta meno di 3.000.
Rinunciare agli sponsor ha il suo prezzo.
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