Pride antagonisti o istituzionali: a quale partecipare?

Mia madre è andata al suo primo Roma Pride. Io no. E non andrò al Milano Pride. Andrò alla Marciona. Ma ho molte domande, nessuna certezza e una raccomandazione per me, per noi: qualunque corteo scegliamo di seguire, non anestetizziamolo.

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Priot Pride Roma 2024
Priot Pride Roma 2024
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Quest’anno mia madre è andata al suo primo Pride. Si è fatta metà parata insieme alle mie zie, finché caldo e stanchezza hanno preso il sopravvento. Mi ha mandato foto, video, e selfie mentre io – nel frattempo a Milano – le chiedevo su Whatsapp: come sta andando? Sei troppo stanca? Ma lei mi ha risposto che se l’è cavata meglio del previsto. Mi ha detto che si è divertita tanto, che ha visto parecchia libertà e fierezza, e le sarebbe piaciuto andarci insieme a me.

È la prima volta che mia madre va al Roma Pride, e la prima volta che io non partecipo. Vorrei dire che dovevo lavorare o non volevo spendere i soldi del treno (in parte vero), ma la realtà è che quest’anno il Roma Pride non mi ha convinto, e anche sul Milano Pride ho i miei dubbi: piuttosto, ho scelto di dare priorità a Marciona, Pride ‘laterale’ che si terrà questo venerdì 21 Giugno sempre a Milano.

Priot Pride 2024 a Roma il 1° GIugno – il resoconto qui >

PRIOT Pride - Roma, 1 giugno 2024 - foto: IG
PRIOT Pride – Roma, 1 giugno 2024 – foto: IG

Che cosa sono i  pride cosiddetti ‘laterali’ o ‘antagonisti’? Sono pride autofinanziati, svincolati da qualunque sponsor o brand, non hanno madrine, seguono un percorso più accessibile e più breve. Non è alle 15 del pomeriggio sotto il sole, ma alle 17.30,  e durante la marcia forniscono tappi per le orecchie, snack, bustine di zucchero, cerotti, e taniche d’acqua. Sono espressamente transfemministi (quindi a supporto di ogni soggettività marginalizzata; au revoir, TERFs!) e non si fanno remore ad urlare Palestina libera!’ perché non c’è nessuna multinazionale a fare pressioni dietro su cosa non dire. Non sono ammesse forze dell’ordine (no, nemmeno Polis aperta – associazione di forze dell’ordine pro e parte della comunità LGBTQIA+) perché se ci gonfiavano di botte cinquant’anni fa, continuano a farlo pure oggi (tra le più recenti: vedi Bruna, donna trans* picchiata dai poliziotti milanesi nel 2023) e sembra un po’ un controsenso. Oltre a Milano, lo scorso 1° Giugno si è tenuto anche a Roma con il Priot Pride, mentre sia a Bologna, sia a Venezia – rispettivamente il Rivolta Pride di Bologna e Laguna Pride di Venezia – hanno completamente sostituito i Pride istituzionali.

A tal proposito, quest’anno il Priot Pride si è schierato duramente contro il Roma Pride, definendolo “una ridicola passerella di rappresentanti istituzionali che sostengono contemporaneamente il Pride e gli Stati Generali della Natalità, 28 sponsor, 22 patrocini istituzionali di cui 20 ambasciate di Stati in guerra (come gli Stati Uniti che stanno realizzando a Gaza un genocidio per procura) e con un contributo di 350 euro anche ai carri di realtà politiche auto-organizzate.” Anche la presidente di Arcigay Roma, Rachele Giuliano ed il vicepresidente Pietro Turano hanno manifestato perplessità riguardo l’evento: dalla ‘scarsa trasparenza’ nella selezione degli sponsor alla posizione poco netta nei confronti del genocidio palestinese.

Marciona Pride 2024 il 21 Giugno a Milano
Marciona Pride 2024 il 21 Giugno a Milano – leggi qui >

Tutte motivazioni che quest’anno mi portano a scegliere un’altra marcia, ma non credetemi meno confusə: i pride laterali sono manifestazioni che nascono dal basso, mettono al centro le persone marginalizzate e non le popstar di fiducia, ma se non sei iscritto a specifici canali Telegram, hai connessioni con collettivi o persone dell’ambiente, a malapena riesci a sapere l’orario, il giorno, o il luogo di ritrovo. Non hanno pagine social, non fanno promo, e le foto puoi farle solo se chiedi il consenso. È qualcosa che concettualmente a me piace, ma se ragiono su un discorso d’insieme non posso fare a meno di chiedermi: a chi mi sto rivolgendo di preciso? A tuttə o solo a me e chi è come me? Non c’è il rischio di diventare un circuito chiuso? Ha senso lottare dentro una ‘bolla’? Tutte queste domande me le pongo, mentre porto avanti una scelta di cui sono sicurə ma non senza contraddizioni.

Dall’altra parte il Roma Pride quest’anno ha visto oltre un milione di partecipanti, tra cui Sindaco e segretario del PD ballare sui carri. L’anno scorso il Milano Pride ha avuto un’affluenza di oltre 300mila persone e se la visibilità non ci salverà, fatico a credere che tutto questo non sia importante. Ma non riesco nemmeno ad ignorare Turano e Giuliano quando dicono di non volere scendere in piazza come “un target commerciale utile a far guadagnare qualcuno”, e non essere d’accordo con loro. Fatto sta che il Roma Pride è piaciuto a tantə, inclusa mia madre –che tutte queste cose non le sa, se non gliele spiego io. Ma anche lei mi dice: ‘bello, solo che a tratti sembra che vi usano un po’.

In tutto questo penso che nel Giugno del 1969 a Stonewall c’erano le prime rivolte della comunità LGBTQIA+ contro la polizia americana, ma a Napoli nel Settembre del 1943 avevamo i femminielli che impugnavano le armi e sparavano contro i carri armati dell’insurrezione nazista.

La lotta c’è sempre stata, prima e dopo il 1969: si lottava per la nostra comunità, ma anche contro la violenza di genere, l’abilismo, il razzismo sistemico,  la liberazione di ogni popolo oppresso. Pensare che  l’abbiamo ereditata solo dagli Stati Uniti rischia di farci perdere un pezzo importante del puzzle. Giugno non sarà mai un mese come gli altri, ma continua a sembrarmi un glitterato reminder di qualcosa che dovremmo ampliare e interrogare di più per tutto il resto dell’anno, e solo per quei 31 giorni sembra essere ‘rilevante’ fuori la mia bolla. Quasi una concessione esterna a fare rumore, a patto che sia vendibile e abbastanza comodo per chi ci finanzia.

In tutto questo la soluzione non ce l’ho: da una parte c’è un Pride che rispecchia di più quello in cui credo e mi fa sentire dieci volte più al sicuro, ma sembro suonarmela e cantarmela da solə. Dall’altra c’è un Pride che mi rappresenta sempre meno ma ha risonanza anche su chi e dove non avrei mai pensato possibile.

E allora mi pongo una domanda: è fondamentale che questi Pride mi rappresentino a 360 gradi? E soprattutto, è davvero questo il punto della lotta? Nelle parole di una fonte autorevole (un meme su X/Twitter):

bebè, es un movimiento, no tu manager’ (è un movimento, non il tuo manager).

Per oggi l’unica soluzione che ho trovato è continuare ad esserci. Manifestare come possiamo e dove vogliamo, ma anche contemplare le opzioni, porci qualche domanda scomoda in più anche se non abbiamo risposte. Qualunque corteo scegliamo di seguire, non anestetizziamolo: osserviamo le luci e le ombre di quel movimento, chiediamoci cos’è diventato e cosa vorremmo che fosse, senza ignorare le contraddizioni ma possibilmente guardarle in faccia e interrogarle anche quest’anno.

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happypaul 22.6.24 - 14:41

Argomento spinoso, ma sommessamente segnalo che "dividi et impera" è in voga dal tempo degli antichi romani .... e non per caso. Dividersi su argomenti importanti ma, diciamocelo senza peli sulla lingua, che niente hanno a che fare con la "causa (virgolettato non per caso) LGBTQI+", è fare il gioco della sottile ma costantemente presente pressione per demolire le conquiste che pian piano il "movimento" ha fatto. Il gridare all'imperialista occidentale che fà una guarra per procura a danno della palestina (orribile, ma rammento a me e a tutti che l'autorità palestinese vede i gay come la peste nera) rischia di essere un boomerang ad una cultura che ci rispetta e che facilita l'integrazione. ...sono stato troppo brutale...?

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