I Pride italiani nel 2025, le aziende e gli sponsor: è crisi? Parola ai Pride di Roma, Milano, Napoli e Torino

Crollo dei supporti finanziari da parte delle grandi aziende americane ai Pride USA: è così anche in Italia?

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In molte città americane il calo di finanziamenti da parte di aziende private ai Pride è sensibile: qual è la situazione in Italia? Lo abbiamo chiesto a 4 grandi Pride del nostro paese: Roma, Milano, Napoli e Torino.
In molte città americane il calo di finanziamenti da parte di aziende private ai Pride è sensibile: qual è la situazione in Italia? Lo abbiamo chiesto a 4 grandi Pride del nostro paese: Roma, Milano, Napoli e Torino.
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Nel 2025 il sostegno delle grandi aziende ai Pride americano starebbe crollando. Numerose le città statunitensi si sono dette coinvolte dalla decrescita dei finanziamenti di aziende private: da San Francisco a Washington DC , dove si svolgerà il World Pride, già ostacolato dall’amministrazione Trump – storici sponsor come Mastercard, PepsiCo, Nissan, Citi, Anheuser-Busch e Deloitte hanno deciso di non rinnovare il proprio contributo. Le motivazioni ufficiali parlano di “razionalizzazione dei costi”, ma il sospetto è che le pressioni dell’amministrazione Trump, che ha dichiarato guerra alle politiche di diversity e inclusion, stiano inducendo molte aziende a fare un passo indietro. Secondo una ricerca di Gravity Research, il 39% dei dirigenti aziendali USA ammette di voler ridurre l’impegno verso il Pride, temendo boicottaggi e ripercussioni politiche. Ne danno notizia Bloomberg e Wall Street Journal.

A farne le spese non sarebbero solo le parate, ma anche i programmi sociali che ne dipendono: a San Francisco, il buco da 300.000 dollari mette a rischio i servizi per persone LGBTQ+ in difficoltà. A New York, due terzi degli sponsor hanno confermato il sostegno, ma il resto ha ridotto i fondi o abbandonato del tutto. La stessa situazione si ripete a St. Louis, Twin Cities, Nashville. In risposta, molti Pride stanno riscoprendo le radici comunitarie: raccolte fondi dal basso, sostegno da piccole imprese locali, nuovi sponsor minori ma più convinti. Un fenomeno in atto già da tempo anche in Italia, dove da almeno due anni sono in crescita i cosiddetti Pride antagonisti, nati in opposizione ai Pride mainstream.

Ma qual è la situazione per i Pride italiani nel 2025? Secondo il magazine Wired, alcuni sponsor avrebbero abbandonato il Milano Pride, mentre altri avrebbero ridotto la propria presenza. Gay.it ha ascoltato 4 grandi Pride italiani, insieme al Milano Pride, anche il Napoli Pride, il Roma Pride e il Torino Pride. Il clima repressivo sulla comunità LGBTIAQ+ è visibile anche in Italia, con le persecuzioni delle famiglie arcobaleno, la criminalizzazione della GPA, l’ossessione repressiva della cultura queer in scuole e università, e la guerra totale all’autodeterminata affermazione di genere e alle persone trans*. Decisioni prese dalla politica della destra di governo, che influiscono la società e costituiscono un monito per le aziende italiane. Ma davvero anche in Italia i finanziamenti privati ai Pride sono in ritirata?

I Pride italiani del 2025 stanno perdendo sponsor e budget?

Pride 2025 - In Italia le aziende stanno ritirando i budget destinati al supporto finanziario ai Pride?
Pride 2025 – In Italia le aziende stanno ritirando i budget destinati al supporto finanziario ai Pride?

La sensazione generale è che anche i grandi Pride italiani inizino a percepire un generale arretramento della fiducia della società e quindi del supporto del mercato. Ma la lentezza con la quale l’Italia, rispetto ai paesi del blocco occidentale, è solita assorbire i fenomeni globali, sembrerebbe in questo caso favorire una sostanziale tenuta dei budget forniti dalle aziende che vogliano investire sulla comunità LGBTIAQ+ e sulla piattaforma Pride.

Ecco cosa ci hanno raccontato Roma, Torino, Napoli e Milano.

Roma Pride: “Fondamentale il ruolo delle aziende”

roma pride 2025, sabato 14 giugno
Roma Pride

In vista del Roma Pride del 14 giugno, gli organizzatori non segnalano, almeno per ora, cali significativi né nella partecipazione né nel supporto economico da parte delle aziende. Ce lo riferisce Mario Colamarino, presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli che coordina l’organizzazione del Roma Pride, che sarà presente anche al Washington World Pride (tra il 23 Maggio e l’8 Giugno con la parata finale).

Colamarino riferisce che la quasi totalità degli sponsor storici del Roma Pride ha confermato la propria adesione, e si sono aggiunte nuove realtà:

“Una differenza rispetto al passato però c’è: fino a qualche anno fa, ad aprile avevamo già tutto definito; oggi, molte aziende confermano la volontà di esserci, ma i tempi decisionali si sono allungati, a causa di passaggi interni più complessi. Questo può essere letto anche come un riflesso del contesto politico e sociale attuale, che porta le aziende a essere più caute e attente nella gestione della loro esposizione pubblica su certi temi”
(Roma Pride a Gay.it)

Il Pride capitolino non ha dunque registrato – per ora – disdette legate direttamente al clima politico, come invece sta accadendo negli Stati Uniti. “Le politiche di Diversity & Inclusion nel nostro paese sono relativamente recenti – sottolinea Colamarino – molte aziende si stanno avvicinando solo ora a questi temi, mentre negli Stati Uniti queste pratiche sono radicate da più tempo, e quindi hanno già prodotto anche reazioni avverse

Il contributo economico delle aziende resta cruciale per il Roma Pride:

“Una parte importante di ciò che realizziamo per il Pride – dalla grande manifestazione agli eventi collaterali, come la Pride Croisette, il festival culturale che la precede – è resa possibile proprio grazie al contributo degli sponsor. Il resto delle risorse proviene da autofinanziamento, raccolte fondi, eventi e contributi. Riuscire ad andare in pari ogni anno è sempre un piccolo miracolo, e in più di un’occasione abbiamo coperto i buchi con le nostre stesse risorse”
(Roma Pride a Gay.it)

Il Mieli precisa che la collaborazione avviene solo con realtà che condividono i valori del Pride e che abbiano già avviato percorsi concreti in favore dell’inclusione. Alcuni sponsor sono stati persino rifiutati in passato per mancanza di coerenza etica.

 

Torino Pride resiste al vento conservatore: “Siamo persone, non carte di credito”

Torino Pride 2024
Torino Pride 2024

Il Torino Pride non registra al momento alcuna ritirata di istituzioni o aziende rispetto al sostegno al Pride. Le amministrazioni locali continuano a garantire supporto, anche economico, sia per il corteo cittadino, sia in vista di eventi di portata più ampia, come l’EuroPride che la città della Mole ospiterà nel 2027. Ce lo racconta Luca Minici, coordinatore del Torino Pride:

“Anche diverse piccole aziende o soggetti privati continuano a manifestare interesse nel sostenere la realizzazione dei nostri obiettivi. Confermo questo per quanto riguarda Torino. Il sostegno che riceviamo non è casuale, ma frutto di un impegno costante nel tempo di confronto e interlocuzione con tutti i soggetti che dimostrano di credere nella nostra causa in maniera concreta e sincera”
(Torino Pride a Gay.it)

Il Pride torinese si conferma dunque solido, anche grazie alla decisione assunta nel passato di rinunciare alle grandi sponsorizzazioni, scelta consapevole degli organizzatori, che appare oggi una forma di tutela, soprattutto in un’epoca in cui cresce il rischio di rainbow-washing:

“La marcia indietro delle aziende sul tema dei diritti e dei piani di diversity e inclusione ci delude ma non ci sorprende. Non è mistero che nella nostra società capitalista il potere del più forte possa crepare anche la più solida dichiarazione di amicizia a una comunità. Evidentemente la comunità LGBTQIA+ era soltanto un’occasione di reddito in più per i grandi brand, un mercato da aggredire o un turista in più da spostare. È questo il momento dove chi ci crede davvero deve fare la differenza, scegliendo da che parte stare nonostante la direzione del vento globale. Siamo persone, non carte di credito da strisciare!”
(Torino Pride a Gay.it)

In vista dell’EuroPride 2027, che con tutta probabilità necessiterà di grandi sponsorizzazioni, è in corso un lavoro per definire criteri etici nella scelta degli sponsor:

“Il 2027 rappresenta per noi una grande sfida anche in questo senso. Abbiamo già avviato un processo interno per darci delle linee guida sulla scelta di partner e sponsor che sia coerente con la nostra policy etica, che è plurale e tocca molti temi a noi cari come la tutela dell’ambiente e il rifiuto dell’industria bellica. Alla luce di questo e delle nostre posizioni politiche, sarà interessante vedere chi, particolarmente in questo periodo storico, deciderà di stare dalla nostra parte”
(Torino Pride a Gay.it)

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Napoli Pride: “Nessun calo di finanziamenti, ma ciò che conta è la partecipazione delle aziende tutto l’anno”

Napoli Pride - Napoli, 1 Luglio 2023 - foto: IG
Napoli Pride – Napoli, 1 Luglio 2023 – foto: IG

In vista del Napoli Pride del 5 luglio, gli organizzatori mantengono un cauto ottimismo. È ancora presto per tracciare un bilancio definitivo, ma non si prevede un calo significativo nel sostegno economico da parte delle aziende. Se da un lato una grande realtà industriale ha deciso di non rinnovare il proprio supporto — per motivi ritenuti interni e non legati al clima politico internazionale — dall’altro sembra profilarsi un incremento dell’interesse da parte di aziende italiane e, soprattutto, locali. Antonello Sannino, di Antinoo Arcigay Napoli, associazione che coordina il Napoli Pride, sottolinea l’approccio organico alla selezione dei finanziamenti delle aziende private:

“C’è un maggiore interesse da parte delle aziende italiane. Quindi al netto di tutto, potremmo avere anche un supporto maggiore, ma è presto per dirlo. Ci tengo però a precisare che il Napoli Pride non ha mai cercato un’effettiva sponsorizzazione da parte delle aziende, ma un supporto di tutte quelle aziende che intendano schierarsi non solo con il Napoli Pride, ma contribuire alle attività delle associazioni 365 giorni all’anno. Quello che ci chiediamo è infatti: riescono a fare politiche realmente inclusive per lavoratori e lavoratrice LGBTQIA+? Nel corso dell’anno ci danno supporto concreto anche, ad esempio, per i centri anti discriminazione e per le case d’accoglienza, magari offrendo proposte lavorative per i soggetti che vengono da quei centri, che sono persone marginalizzate, discriminate o vittime di violenza?”
(Napoli Pride a Gay.it)

Il Pride di Napoli non ha mai cercato sponsor in senso tradizionale, ci spiega Sannino. Non esiste un prezzario o una formula standardizzata: l’obiettivo non è riempire carri o palchi, ma stringere alleanze autentiche con aziende che condividano i valori della manifestazione e si impegnino concretamente 365 giorni l’anno. Il contributo economico, quindi, è ben accolto, ma solo se inserito in una visione più ampia. Ogni risorsa in più serve per ampliare la portata delle attività politiche e sociali del Pride, dalla realizzazione di mostre all’acquisto di test per HIV e sifilide. Ma la vera forza resta la comunità: il supporto del Comune, della Regione Campania, delle associazioni di base e dei movimenti sociali è ritenuto imprescindibile.

“Penso che le nostre istanze siano nate come una spinta di rivoluzione profonda e radicale della società. Tuttavia, non devono mai diventare oggetto di conflitti strumentalizzati, né da una parte né dall’altra. Per questo, è fondamentale costruire alleanze e ampliare il sostegno alle nostre cause, accogliendolo da ogni direzione possibile, comprese le aziende del territorio. Quando una persona è in difficoltà — ha bisogno di lavoro, di sostegno concreto — possiamo alzare il telefono, o inviare un messaggio, e contattare direttamente chi può dare una mano. Parliamo di ex detenuti LGBT, persone omosessuali, lesbiche o transgender che cercano un’opportunità per costruire la propria autonomia abitativa e lavorativa, e quindi la propria dignità. Le nostre istanze, dunque, devono generare alleanze. E alleanze significa con tutti: anche con le aziende, anche con le multinazionali, se necessario. Perché dietro i loghi, i marchi, ci sono persone. E molte di queste persone, all’interno delle multinazionali che oggi sostengono il Napoli Pride, si impegnano ogni giorno per dare un contributo concreto alla nostra lotta”
(Napoli Pride a Gay.it)

Milano Pride 2025 tra incertezze e impegno volontario: “Il nostro modello resta comunitario e gratuito”

Milano Pride 2023 - Drone view, manifesti LGBTIQ+ CIG Milano
Milano Pride 2023

Il Milano Pride si prepara all’edizione 2025 segnalando una possibile flessione nel sostegno economico. Gli organizzatori sottolineano tuttavia una premessa fondamentale: i Pride italiani, nonostante la loro ampia partecipazione, continuano a essere realizzati con budget contenuti, grazie all’attivismo volontario e a un modello comunitario che distingue il nostro paese rispetto agli eventi internazionali.

Il finanziamento del Milano Pride avviene in larga parte tramite donazioni liberali da parte di privati e aziende, ricorda Alice Redaelli, presidente di CIG Arcigay Milano, associazione che coordina il Milan Pride. Soldi che finora hanno garantito non solo la sostenibilità della manifestazione, ma anche quella del Rainbow Social Fund, il fondo con cui vengono supportati progetti sociali, servizi per la comunità LGBTQIA+ e iniziative di realtà affini.

“Per scelta, abbiamo infatti deciso di non avere attività commerciali – comunque legittime tipologie di autofinanziamento – come serate, vendite biglietti o simili e di mantenere il Milano Pride sempre gratuito in tutti i suoi aspetti, in modo che sia accessibile economicamente a chiunque. Un esempio fra tutti è sicuramente il nostro evento finale in Arco della Pace, con la sua festa pubblica in piazza.”
(Milano Pride a Gay.it)

Guardando all’edizione di quest’anno, la raccolta fondi è ancora in corso e non è possibile tracciare un bilancio definitivo. Tuttavia “sicuramente percepiamo un raffreddamento generale nelle risposte di alcune realtà”, spiega Redaelli. Aziende che giustificano il proprio disimpegno con tagli ai budget o scelte di investimento diverse. Gli organizzatori temono che, come spesso accade, l’Italia accuserà più tardi i colpi già visibili in altri Paesi, in particolare per quanto riguarda i tagli alle politiche di Diversity & Inclusion e l’effetto del clima politico internazionale.

“La pressione politica è alta ed è emblematico, in tal senso, l’appello rivolto dalle ambasciate USA in Europa alle aziende che intendono collaborare con il governo federale americano: un messaggio che di fatto le invita a rinunciare pubblicamente alle proprie politiche di inclusione. Mentre in altri Paesi queste pressioni hanno trovato resistenze istituzionali, l’Italia ha risposto con un preoccupante silenzio. A maggior ragione, pensiamo che andranno apprezzati gli sforzi di quelle aziende, lavoratori e gruppi aziendali LGBTQIA+ che nonostante questa pressione politica decideranno comunque di essere al fianco dei Pride”
(Milano Pride a Gay.it)

© Riproduzione riservata.

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