La polizia malese ha arrestato almeno 51 uomini a seguito di un raid effettuato domenica 24 maggio, collegato a quella che le autorità hanno descritto come una “festa gay” a base di droga in un hotel di Kuala Lumpur.

Il direttore del dipartimento narcotici, Hussein Omar Khan, ha dichiarato lunedì 25 maggio che gli uomini arrestati avevano un’età compresa tra i 21 e i 52 anni e che 28 di loro erano stranieri. Khan ha inoltre affermato che durante l’operazione sarebbero state sequestrate droghe, tra cui MDMA, ketamina ed ecstasy, per un valore complessivo di  circa 103.070 ringgit (26.021 dollari). I raid sono scattati dopo che un uomo, ritenuto tra i partecipanti alla festa, è stato trovato legato e privo di sensi nella hall dell’hotel. L’uomo è stato successivamente dichiarato morto all’arrivo in ospedale a Kuala Lumpur, come riportato dall’Independent. La polizia non ha rilasciato dettagli sulla causa del decesso ma ha affermato che 36 degli uomini arrestati sarebbero risultati positivi ai test antidroga e sono tuttora sotto indagine ai sensi della legge malese sulle droghe pericolose.

È stato scoperto che questo gruppo utilizzava stanze in hotel di lusso per intrattenimento e abuso di droghe e si ritiene che fosse coinvolto in attività immorali“, ha affermato Hussein Omar Khan. Gli uomini fermati sono stati posti in custodia cautelare per un periodo da tre a sei giorni, mentre le indagini proseguono.

Malesia, è incubo omobitransfobia

L’omosessualità è criminalizzata in Malesia, paese a maggioranza musulmana che adotta un sistema giuridico a doppio binario, con leggi islamiche per i musulmani che coesistono con un codice civile. La sodomia è un reato e la sharia vieta gli atti omosessuali e il travestitismo, con pene fino a 20 anni di prigione e la flagellazione.

In Malesia, tra i paesi dell’Asia con le legislazioni più restrittive nei confronti della comunità LGBT, non esiste alcuna forma di riconoscimento per le unioni tra persone dello stesso sesso né leggi contro la discriminazione basata sull’orientamento sessuale. Lo scorso marzo la nuova Vice Ministra nel Dipartimento del Primo Ministro (Affari Religiosi) Marhamah Rosli ha esortato i cittadini della Malesia ad utilizzare l’espressione “cultura deviante” al posto dell’acronomimo LGBTQIA+. Pochi giorni prima il governo malese aveva ufficialmente bloccato l’accesso alle app di networking LGBTQ+ Grindr e HeeSay. Negli ultimi 15 anni il Paese è andato incontro ad una repressione dei diritti LGBTQIA+.

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Nell’agosto 2018 la polizia di Kuala Lumpur ha fatto irruzione nel bar gay Blue Boy, con arresti di massa per “fermare la diffusione della cultura LGBTQ nella società“. Nello stesso mese le autorità hanno condannato due donne alla fustigazione pubblica per “tentata relazione sessuale“. Sempre nel 2018 il premier malese disse che “non possiamo accettare l’omosessualità”. Dal 2019 diverse donne trans sono state picchiate, ricoverate in ospedale o uccise da gruppi violenti. Nello stesso anno quattro uomini di età compresa tra 26 e 37 anni sono stati fustigati pubblicamente per aver avuto un rapporto omosessuale consensuale a porte chiuse. Nel marzo 2019 il Ministro del Turismo Datuk Mohamaddin Ketapi ha affermato che in Malesia non ci sono persone queer o transgender. Nel 2023 le autorità hanno annullato un festival musicale nella capitale Kuala Lumpur, dopo che i membri della band The 1975 osarono baciarsi sul palco. Il governo ha poi confiscato orologi a tema Pride prodotti dall’azienda svizzera Swatch, con un giudice ha successivamente imposto la restituzione degli orologi, vietandone comunque la rivendita.

Nel 2024 il principale quotidiano malese Sinar Harian pubblicò un elenco di modi per riconoscere un uomo gay o una lesbica. Il giornale affermava che gli uomini gay hanno la barba, indossano abiti firmati e vanno in palestra per individuare altri uomini. Per quanto riguarda le lesbiche, il giornale consigliava di fare attenzione alle donne che si abbracciano, si tengono per mano e denigrano gli uomini.

Nel novembre 2025 le autorità malesi hanno fatto irruzione in una presunta “gay spa” nella capitale Kuala Lumpur, arrestando 200 persone. Sempre nel 2025 un’emittente malese ha rimosso un episodio del cartone animato per bambini Santiago of the Seas, causa lamentele degli spettatori per un bacio tra persone dello stesso sesso. All’inizio di quest’anno il Ministro degli Affari Religiosi della Malesia, Zulkifli Hasan, è stato ampiamente deriso online per aver affermato che lo stress sul posto di lavoro può rendere le persone gay.

Da tempo  le organizzazioni per i diritti umani denunciano come le persone LGBT in Malesia siano soggette a un controllo sempre maggiore e a una crescente intolleranza.

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