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Malesia, raid in una sauna gay a Kuala Lumpur: 201 fermati, cresce lo stigma contro la comunità LGBTQ+ – VIDEO

Leggi anti-omosessualità, raid e censure: il quadro dei diritti LGBTQ+ in Malaysia nel 2025

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Malesia, a Kuala Lumpur un’operazione congiunta tra polizia e Dipartimento religioso islamico federale ha portato, la sera del 28 novembre 2025, al fermo di 201 persone all’interno di un centro benessere frequentato da uomini gay a Chow Kit, una sauna gay situata nel cuore della capitale malese. L’irruzione, avvenuta dopo due settimane di appostamenti, ha immediatamente generato allarme nella comunità LGBTQ+ del Paese, dove le leggi sull’omosessualità restano tra le più severe del Sud-Est asiatico.

Lo scorso luglio un episodio analogo si era verificato un episodio analogo. La polizia malese aveva fatto irruzione all’interno di un bungalow a Kemumin, nei pressi della capitale Kota Bharu nello Stato malese di Kelantan: erano stati arrestati 20 uomini gay e sequestrati farmaci per hiv e preservativi.

Pochi giorni fa nel Paese il cartoon Santiago dei Mari è stato sospeso per contenuti LGBT: “Si infiltrano nelle menti dei nostri figli” è stata la motivazione ufficiale.

Secondo quanto riferito dal vice-capo della polizia di Kuala Lumpur, Datuk Mohd Azani Omar, il locale, due piani con sauna, jacuzzi, aree relax e dark-room, sarebbe stato operativo da otto-dieci mesi. Tra i fermati risultano 17 funzionari pubblici, tra cui un chirurgo e un vice-procuratore, oltre a 24 stranieri provenienti da Corea del Sud, Indonesia, Germania e Cina. L’età degli uomini va dai 19 ai 60 anni.

Malesia Raid Sauna Gay
Malesia – Raid in una sauna gay a Kuala Lumpur: 201 persone fermate

I presenti sono stati interrogati e identificati: parte delle persone fermate rischia ora indagini ai sensi della Section 377B del Codice Penale, norma coloniale che criminalizza i rapporti sessuali consensuali tra uomini. Una legge che da anni le organizzazioni per i diritti umani considerano uno strumento di persecuzione, perché i raid espongono le persone LGBTQ+ a outing forzati, perdita del lavoro, stigma familiare e diffusione non autorizzata di dati personali. Nel locale sono stati sequestrati preservativi, lubrificanti e materiale definito “per uso immorale”.

In diversi casi, secondo media locali, i detenuti hanno dichiarato di temere ritorsioni sul posto di lavoro e sui social, dove la copertura sensazionalistica di episodi di questo tipo è ricorrente. Recentemente il noto influencer malese Dma Islam si è prodigato in una campagna misogina e omofobica sui propri canali social.

Le ONG malesi ricordano che, anche in presenza di un’indagine per “atti contrari alla morale”, le persone fermate conservano diritti fondamentali: assistenza legale, diritto al silenzio salvo l’identificazione e tutela della dignità personale durante la custodia.

Nel giugno 2024 Ed Sheeran si era visto bloccato il proprio tour perché la popstar, a detta delle autorità malesi, “diffonde ideologia LGBT”. L’anno prima una forma di censura analoga era toccata alla band The 1975.

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Gruppi come Justice for Sisters, PT Foundation e JEJAKA hanno attivato linee di supporto legale e psicologico per le persone coinvolte nel raid che ha portato a 201 fermi. Le associazioni temono che il caso venga strumentalizzato politicamente, in un clima in cui la “morale pubblica” viene spesso invocata come leva di consenso. Intanto restano poco chiari i prossimi passi giudiziari: alcune fonti indicano che parte dei fermati sarebbe già stata rilasciata dopo i controlli preliminari, ma la polizia non ha ancora fornito numeri definitivi.

Diritti LGBTI+ in Malesia: democrazia imperfetta

Le foto del raid nella sauna gay a Kuala Lumpur sono state diffuse per fomentare lo stigma locale contro la comunità LGBTIAQ+.
Le foto del raid nella sauna gay a Kuala Lumpur sono state diffuse per fomentare lo stigma locale contro la comunità LGBTIAQ+.

La Malaysia è una monarchia costituzionale federale con un Parlamento bicamerale. Il capo di Stato è lo Yang di-Pertuan Agong, eletto ogni cinque anni tra i nove sultani ereditari; il potere esecutivo è guidato dal Primo Ministro, che risponde alla Dewan Rakyat, la Camera bassa, vero centro della produzione legislativa. La Dewan Negara, il Senato, svolge un ruolo consultivo.

Pur essendo una democrazia parlamentare, il Paese presenta criticità strutturali: leggi che limitano libertà di stampa, espressione e assemblea, un forte controllo governativo sulle istituzioni, interferenze politiche nella magistratura, influenza della Sharia per i cittadini musulmani e assenza di tutele per le minoranze, incluse le persone LGBTQ+. Per questo è classificata come democrazia imperfetta.

  • Criminalizzazione: il Section 377A/B del Codice Penale (retaggio coloniale britannico) punisce i rapporti sessuali consensuali tra uomini con pene fino a 20 anni di carcere e possibili frustate.
  • Doppia giurisdizione: per i cittadini musulmani interviene anche la Sharia, che in vari Stati federati prevede ulteriori reati per “condotta omosessuale” e “gender non-conforming”, con multe, detenzione e punizioni corporali.
  • Assenza di tutele: non esistono leggi contro la discriminazione basata su orientamento sessuale o identità di genere in lavoro, casa, scuola, servizi. Nessun riconoscimento per coppie o famiglie LGBTQ+.
  • Repressione e stigma: frequenti raid in spazi privati, outing forzati, controlli arbitrari e campagne mediatiche sensazionalistiche che espongono le persone LGBTQ+ a perdita del lavoro, ricatti e violenza.
  • Tentativi di riforma limitati: una decisione del 2021 ha dichiarato incostituzionale una norma Sharia locale, ma le leggi federali restano in vigore; il governo non sostiene decriminalizzazione o protezioni.
  • Società civile sotto pressione: ONG come Justice for Sisters, PT Foundation e PLUHO forniscono supporto legale e sanitario, ma operano in condizioni di forte pressione politica e morale.

fonti: South China Morning Post; The Straits Times; Malay Mail; Bernama; New Straits Times; Human Dignity Trust, Human Rights Watch, Equaldex

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