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Maschile Plurale, intervista a Gianmarco Saurino: “I diritti LGBT sono in pericolo. Bisogna resistere e il Pride è un atto di resistenza meraviglioso”

"I diritti della comunità sono quelli più in pericolo rispetto a tutti gli altri, grazie anche al governo che qualcuno ha deciso di eleggere", ha precisato l'attore.

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Gianmarco Saurino
Gianmarco Saurino
8 min. di lettura

Arriva oggi in streaming Maschile Plurale, sequel di Maschile Singolare diretto da Alessandro Guida e prodotto da Matteo Pilati.

A tre anni dal primo capitolo e dalla scomparsa di Denis, Antonio (Giancarlo Commare) e Luca (Gianmarco Saurino) si rincontrano, cresciuti e cambiati, ma entrambi ancora profondamente segnati dalla perdita dell’amico. In questo nuovo capitolo, accanto ai già noti e amatissimi Giancarlo Commare, Gianmarco Saurino e Michela Giraud troviamo tanti nuovi volti, tra cui Andrea Fuorto, Francesco Gheghi, Giulio Corso, Nicole Rossi, Claudio Colica e Lidia Vitale. Il sequel è disponibile su Prime.

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In questo sequel Antonio e Luca incrociano di nuovo le loro esistenze. Antonio è diventato un pasticciere di successo e workaholic. Luca invece ha conosciuto Tancredi, operatore di una casa-famiglia per giovani LGBTQ+, che lo ha aiutato a superare una fase complessa della sua vita. Quando i due si ritrovano, Antonio – la cui vita sentimentale stenta a decollare – capisce di provare qualcosa di importante per Luca, e gli propone di rilevare insieme il forno di famiglia che l’amico è stato costretto a vendere. Un’avventura che ha come scopo finale la sua (ri)conquista. Nonostante Cristina, l’amica storica, sia scettica, Antonio tenta di sabotare la relazione di Luca, convinto che il passato sia tornato per aiutarli. Sarà davvero così? O è solo un’illusione?

Nel giorno d’uscita di Maschile Plurale, abbiamo intervistato il lanciatissimo Gianmarco Saurino.

 

Ti saresti mai aspettato il successo del primo capitolo, esploso anche all’estero con il titolo Mascarpone?

No, credo nessuno si aspetti un successo, non è mai chiaro il percorso che potrà avere un film. A maggior ragione per un titolo come Maschile Singolare che era nato senza troppe pretese. Io dico sempre che non era un film low budget ma un film no budget. È stato fatto un grandissimo atto di fiducia nei confronti di Matteo Pilati e Alessandro Guida da parte nostra nel fare il primo film e anche da parte loro nei nostri confronti. Il successo che è arrivato è frutto della magia che è stata creata in quelle settimane di riprese sul set“.

Come e quando è nato questo sequel, perché non se n’è saputo niente fino all’uscita al cinema di pochi mesi fa?

“Abbiamo finito di girare il primo poco prima dell’arrivo della pandemia, era febbraio del 2020. Nel mezzo Maschile Singolare ha fatto il suo percorso che meritava di fare, dopo un po’ è iniziata a circolare la voce del sequel. Sia io che Giancarlo e Michela eravamo molto spaventati dall’idea di fare un sequel perché è sempre molto pericoloso. È un po’ come vincere la Coppa del Mondo e volerla subito rivincerla un’altra volta. Ma la sceneggiatura ci ha subito convinto, è stata a poco poco migliorata ed eravamo tutti molto affezionati a questi personaggi. L’idea di poterli raccontare in modo più approfondita ci ha subito attratto. E non ci abbiamo pensato su due volte”.

Maschile Plurale, intervista a Gianmarco Saurino: "I diritti LGBT sono in pericolo. Bisogna resistere e il Pride è un atto di resistenza meraviglioso" - Fuorto Saurino - Gay.it

Il rapporto tra Antonio e Luca si evolve, in Maschile Plurale, grazie anche alla presenza di Tancredi,  nuovo compagno del tuo personaggio che Antonio cerca in tutti i modi di allontanare. Possiamo definire come tossico questo rapporto tra i due protagonisti?

“Senza ombra di dubbio. Lo lascerei definire al pubblico perché credo abbia enormi aspettative nei confronti del rapporto tra Antonio e Luca. Anche le storie molto belle possono essere tossiche, la cosa più interessante di questo sequel era questa. È forse troppo facile far finire un racconto d’amore in un modo un po’ smielato e romantico. L’idea più interessante è stata proprio quella di creare un ostacolo importante tra questi due personaggi, che indubbiamente credo che si amino, e molto. Si sono semplicemente trovati in due momenti molto sbagliati. Nel primo film per Antonio, nel secondo per Luca. Questa è la vita e il bello del cinema è proprio il raccontare storie che siano vere”.

La curiosità di questo sequel risiede anche nel fatto che Antonio, protagonista indiscusso, si tramuta quasi in villain, perché fa e dice cose a dir poco discutibili.

“Ed è la cosa più interessante, l’idea che anche nel suo essere tossico in questa sua maniera a tratti patetica nel cercare a tutti i costi l’amore nell’altra persona riconosci un tentativo di voler trovare questo amore grande, recuperare qualcosa che in passato è stato importante. Ma il passato molto spesso non si può recuperare, non può tornare. Scrivere il personaggio di Antonio in questo modo è stato molto intelligente, da parte dei nostri autori”.

Maschile Plurale, intervista a Gianmarco Saurino: "I diritti LGBT sono in pericolo. Bisogna resistere e il Pride è un atto di resistenza meraviglioso" - commare 2 - Gay.it

Maschile Plurale, intervista a Gianmarco Saurino: "I diritti LGBT sono in pericolo. Bisogna resistere e il Pride è un atto di resistenza meraviglioso" - fuorto 2 - Gay.it

Il tuo Luca parrebbe essere maturato, anche se torna nella vita di Antonio perché bisognoso di aiuto. Però l’amore che prova nei confronti di Tancredi, appare sincero. Com’è stato lavorare con Andrea Fuorto?

“Andrea ha fatto un lavoro stupendo, anche perché non era facile entrare nella nostra combriccola, io e Giancarlo ci vogliamo molto bene, avevamo fatto anche un altro film insieme, ne avevamo discusso, ci avevamo lavorato. Andrea è stato bravo perché è entrato in punta di piedi, creando questo personaggio che si muove su una linea fragile. L’ha creato con grande amore, è stato un piacere recitare con lui. Poi certo ho un rapporto speciale con Giancarlo, credo che la chimica tra noi due sia palese, forte e anche molto divertente”.

Nel film raccontate una verità spesso ai più sconosciuta, ovvero quella delle case famiglia per ragazzi LGBTQIA+ cacciati dai propri genitori. Come vi siete avvicinati a questa drammatica realtà?

“Sulla parte di sceneggiatura hanno indagato gli autori del film, sulla pre-produzione posso dire poco. Ma è stato molto interessante avere dei feedback dopo l’uscita in sala della pellicola. Vedere che c’erano dei ragazzi che hanno realmente vissuto in case famiglia e che hanno apprezzato il film e il fatto che nella sua struttura ci fosse anche questo tema. Questa è la bellezza di Maschile Plurale rispetto a Maschile Singolare, il fatto che abbia un respiro un po’ più ampio, con diverse sfaccettature e con più temi in sceneggiatura”.

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Sabato scorso hai partecipato ad un enorme Roma Pride, insieme al resto del cast di Maschile Plurale. Com’è stato e cosa ti senti di rispondere a chi ancora oggi li critica?

“Come diceva Ricky Gervais in un suo pezzo comico, se per un periodo levassimo dalle etichette dell’ammoniaca “non bere” il mondo sarebbe un posto migliore. Perché è pieno di stupidi, è pieno di stronzi, e questo mi sorprende sempre particolarmente. Credo che il Pride sia una delle più grandi manifestazioni di umanità che esista. Ho finito il Pride e ho detto ad Arianna De Martino “che grande esempio di umanità, forse il mondo dovrebbe essere tutti i giorni così”. C’era una quantità di amore che girava che inviterei chiunque osi criticare i Pride a viverlo anche solo un giorno della propria vita. Io l’avevo già vissuto da spettatore, da partecipante, ma stare sul carro è stato un’esperienza stratosferica. Sono tornato a casa distrutto ma felice di aver visto questa quantità di bellezza che mi circondava. Un milione di persone che camminano in mezzo al tramonto del Colosseo, del Circo Massimo, dei Fori Imperiali, è stata una roba di una bellezza incredibile. Ho vissuto pochi momenti di tanta forte umanità nella mia vita come il Pride”.

Tu sei la rappresentazione plastica del sincero e orgoglioso alleato della comunità LGBTQIA+. Tra favorevoli e contrari negli States si discute da anni degli attori eterosessuali che interpretano personaggi gay, perché a detta di alcuni li priverebbero di quegli unici ruoli solitamente a loro assegnati. Che pensieri hai a riguardo?

È un argomento molto spinoso che rischia di essere trattato con retorica. Ho avuto alcune conversazioni con membri della comunità e fino in fondo non sono stato convinto, se vado ad un provino a me come a chiunque altro non voglio che venga chiesto l’orientamento sessuale. E non credo che sbandierarlo vada a toglierti o a darti qualcosa. Casting e regista non dovrebbero essere interessati al tuo orientamento sessuale. Quando ho fatto il provino per Maschile Singolare nessuno mi ha chiesto se fossi gay o etero. Forse ero solo giusto per il ruolo e questo dovrebbe essere l’atteggiamento da avere. Ma capisco che l’argomento sia spinoso perché mi viene fatto notare come attori dichiaratamente gay rischino di perdere dei ruoli rispetto a me che sono eterosessuale. Penso che dovrebbe nascere un confronto, che negli States c’è molto estremismo e che prima che quest’ondata arrivi anche da noi debba esserci un dialogo, tra alleati, comunità e anche chi non capisce. Io non capisco fino in fondo ma comprendo il tema“.

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Maschile Plurale esce in pieno Pride Month, mese non solo dell’Orgoglio ma anche di rivendicazioni politiche, perché siamo nel pieno di un’ondata omobitransdfobica alimentata anche dalle istituzioni. Proprio pochi giorni fa, nella tua Foggia, c’è stato un pestaggio ai danni di un 26enne omosessuale. Come far capire a chi ci governa che determinate parole e iniziative non fanno altro che gettare benzina sul fuoco di un odio che sta bruciando in maniera sempre più pericolosa?

“È un discorso che dovremmo fare ad una parte di Paese, come si fa a creare un dialogo con chi campa di slogan, quale conversazione si può avere con chi è sempre in campagna elettorale, quale atto creativo si può sviluppare con chi non ha alcun interesse se non fomentare la paura della gente e marciare su quello? Non ho risposte, in quanto attore e artista il mio sforzo nei confronti della comunità è quello di provare a smuovere questo abusatissimo senso di empatia di cui si parla molto spesso e che tramite un film come Maschile Plurale può essere stuzzicato. L’idea di fare un film in cui nessuno mai si definisce omosessuale, in cui nessuno sente il bisogno di etichettarsi, in cui l’amore è amore ed è universale, è quasi l’immaginazione di un mondo distopico il nostro, utopistico. Ma è facendo film come questi, in cui non c’è nessuna scena di coming out perché è tutto così normale, che possiamo sviluppare soprattutto nei ragazzi più giovani questo senso di empatia di cui si parla troppo e male. Quello che è successo nella mia Foggia succede ovunque, non è un problema geografico ma nazionale, il che fa ancora più paura. In questo momento storico i diritti della comunità sono quelli più in pericolo rispetto a tutti gli altri, grazie anche al governo che qualcuno ha deciso di eleggere. Bisogna resistere, e il Pride è un atto di resistenza meraviglioso. Chi dice che il Pride sia solo una festa con gente vestita strana non ha capito nulla, il Pride è veramente una forma di resistenza, una lotta per i diritti. E chi non lo vuole capire che continui pure a vivere nella sua ignoranza”.

Dopo Maschile Singolare e Maschile Plurale, avremo anche un terzo capitolo? Voi sareste disponibili?

“Credo sia presto, dipenderà anche da come andrà il film. Sono abbastanza certo, avendone parlato anche con Giancarlo e Michela, che se ci dovesse essere una storia molto importante da raccontare ci saremmo, perché siamo molto legati a questi personaggi. Si potrà pensare di tornare con un terzo Maschile, ma vedremo. Io sono un cantastorie, a Luca sono molto affezionato, quindi ci fosse la possibilità perché no”.

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