Massimo Ranieri, Pasolini ‘mimetico’, convince ne La Macchinazione

Dedichiamo la rubrica #CinemaStop al valido film di David Grieco: cast assai affiatato.

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È una divina mimesis, pasolinianamente parlando, quella che riesce a generare sullo schermo Massimo Ranieri grazie alla sua sorprendente interpretazione di Pasolini nel valido La Macchinazione di David Grieco: non solo una somiglianza, appunto, ‘mimetica’, perfetta nella tensione di nervi e muscoli che rendono quella ruvidità inquieta dell’intellettuale massimo, ma anche la capacità di calarsi in quello che è il suo mondo, la denuncia mai doma della corruzione italiana, quel fascismo mascherato, in ombra, che era il consumismo germinante negli anni ’70, quel rifugio nelle amate marchette di borgata, ‘pure’ nella loro spontaneità, che non hanno nulla di pruriginoso o morbosamente voyeuristico, come invece appariva nell’impersonale Pasolini di Ferrara. Non era facile affrancarsi dal corposo elenco di titoli dedicato all’argomento (in questo senso La Macchinazione assomiglia più a Pasolini– un delitto italiano di Giordana ), ma fa presa soprattutto il piglio giornalistico del regista David Grieco, amico personale di Pasolini, suo assistente per Medea, uno dei primi ad accorrere sul luogo del delitto insieme al medico legale Faustino Durante, padre della sua compagna di allora. La narrazione si concentra sul romanzo sperimentale Petrolio che Pasolini iniziò a scrivere nel 1972, inchiesta approfondita sulla corruzione ad alti livelli per mano di Eugenio Cefis, presidente della Montedison e fondatore della loggia massonica P2, sul quale un misterioso scrittore che si cela sotto il nome di Giorgio Steimetz, pedinato dai servizi segreti, ha scritto un romanzo dal titolo Questo è Cefis, sparito dalla circolazione nel giro di due giorni (“Siamo italiani. Siamo tutti figli di Don Abbondio. Siamo vigliacchi, anzi, no, peggio: opportunisti”). Quindi, è il 28 agosto del 1975, il negativo della pellicola-testamento Salò o le 120 giornate di Sodoma, alle fasi finali di montaggio, viene trafugato negli stabilimenti della Technicolor di Roma con richiesta dell’esorbitante cifra di due milioni di lire, superiore addirittura al budget dell’intero film.

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La Macchinazione è anche quella che vuol far credere che al Lido di Ostia, quel maledetto 2 novembre di quarantuno anni fa, ci fosse solo Pino Pelosi detto la Rana, e non un vero drappello criminale, con la prova certa dell’Alfa GT identica a quella di Pasolini, intestata a un malavitoso della Banda della Magliana, tale Antonio Pinna (lo interpreta un ispirato Libero De Rienzo), poi sparito nel nulla, che avrebbe martoriato il corpo del poeta più volte, spaccando la coppa dell’olio. Ma l’intero cast, accompagnato dalle musiche dei Pink Floyd – hanno concesso Atom Heart Mother Suite del 1970, rifiutata a Kubrick per Arancia Meccanica – risulta particolarmente affiatato e contribuisce a una partitura vibrante arricchita da creative scelte di regia, quali inserti visionari e saturazioni cromatiche dal bianco e nero al colore (la postproduzione fotografica è stata assegnata al grande Elie Akoka de La vita di Adele). Milena Vukotic vince la scommessa di interpretare la madre Susanna, a cui sono affidate le scene più curiose, anche un po’ spiazzanti, ma in grado di rendere bene il rapporto di profondo legame col figlio Pier Paolo (gli tinge i capelli, s’infila nel suo letto impaurita). Vera rivelazione è Alessandro Sardelli, un incisivo Pino Pelosi in complice alchimia con Pasolini, trovato dopo lunghe settimane di provini ininterrotti, mentre Roberto Citran recita in sottrazione – e così funziona – il ruolo dell’impenetrabile Giorgio Steimetz. Ritroviamo anche Paolo Bonacelli, protagonista di Salò, in un significativo cameo nei panni di un vescovo.

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Ma il motore del film resta comunque il funzionale carisma di Massimo Ranieri: pochi mesi prima di morire, Pier Paolo Pasolini si trovò seduto accanto a Massimo Ranieri in uno spogliatoio prima di una partita di calcio. Lui lo ha osservato intensamente e gli ha detto: “Sai che è proprio vero che tu ed io ci somigliamo molto?”.

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