La Milano Fashion Week Women’s Collection Spring/Summer 2025 (17-23 settembre 2024) è quasi pronta in questi giorni di diluvi milanesi: piovono (anche) models! Ad ogni angolo, code di casting e aperitivi come se non fossimo in spiaggia appena mezz’ora fa. Milano dimentica, Milano guarda soltanto avanti. E molto avanti guarda la Camera Nazionale della Moda, pronta a far divampare creatività, inclusività, sostenibilità e talenti emergenti (ma certo, Prada, Gucci, Fendi eccetera ci sono ancora…). Da queste parti ribolle un brodo di avanguardia e tradizione, Milano sente il fiato sul collo di Parigi (che fa sempre più notizia, ma fattura un decimo), e la fashion week si avvicina nei giorni in cui la stessa Camera della Moda ha dovuto smentire Maria Rosaria Boccia, ormai famosa ex-amante del ministro della cultura Gennario Sangiuliano, la quale si sarebbe intestata il titolo di “Presidente Milano Fashion Week Moda”. Così il presidente della Camera Moda a Il Fatto Quotidiano:
“Maria Rosaria Boccia? Abbiamo inviato una diffida in quanto il marchio Milano Fashion Week è della Camera della moda da sempre e non può essere usato da nessun altro. Speriamo che presto scompaia quella dicitura dai social di questa signora”
Boccia a parte, nell’attesa dell’imminente capitolazione di tutto il governo, il Made in Italy non si ferma di certo a causa di questi cialtroni che governano da Roma o da Pompei: Milano corre e tanti saluti. La Milano della moda è farcita di istanze globali, nuovi mondi (e mercati) che confluiscono ai piedi della madonnina con le proprie esigenze, le impellenti pressioni, con i loro cospicui cash e – giustamente – la loro insindacabile creatività. E così Cina, Corea del Sud, Sud America, Africa disegnano nuovi sconfinamenti tra culture e generi, tra liquidità di stile e smottamenti sistemici, e sembrano ri-mappare un mercato, quello del lusso, alle prese con crisi geopolitiche spaventose, incassi in calo e nuove realtà imprenditoriali leggere e smart, pronte a rosicchiare fette di fatturato ai giganti.
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E così, la Milano Fashion Week ci regalerà 58 sfilate fisiche e 3 presentazioni digitali (qui il calendario). Tra i brand confermati ci sono i giganti di sempre, Fendi, Giorgio Armani, Prada, Gucci e Dolce & Gabbana, ma anche giovani luminose stelle tutte da scrutare, come Susan Fang, Chicco Mao, Federico Cina, Phan Dang Hoang e Marco Rambaldi. Previsti esordi come Defaience di Nicola Bacchilega e Jacob Cohën. E poi c’è quella furbata vagamente green-washing, eppure necessaria, come il CNMI Sustainable Fashion Awards al Teatro alla Scala. In fondo all’articolo la lista di tutti i brand!
Eccitanti debutti e meravigliosi ritorni
Tra i brand emergenti presenti nel calendario delle sfilate dal vivo (e non quelle digitali) ecco balenare nomi di nuova generazioni, nativi di questa bizzarra epoca di fluidità di genere, emergenze ambientali e ritorno dell’artigianalità.

Susan Fang
Ci sarà Susan Fang, supportata dai Dolce e Gabbana (recentemente alle prese con quel ficcanaso di Matteo Salvini), con il suo stile leggiadro e l’uso di processi sostenibili, promotrice per l’apertura di un dialogo creativo tra la voglia di esprimersi e l’urgenza di raccattare materiali già distribuiti dall’industria. diplomata al Central Saint Martins, Susan ha fondato il suo marchio nel 2017, la sua moda combina matematica e percezione sensoriale, e così i suoi tulle (prodotti da materiali riciclati) trovano forma nei pattern dei frattali. Fang è stata inserita nella lista Forbes 30 Under 30 nel 2019 e 2020, e selezionata per il LVMH Prize.

Federico Cina
Ecco anche Federico Cina, sostenuto dal Camera Moda Fashion Trust (nel board l’attenta Sara Sozzani Maino). Federico ha fondato il suo marchio nel 2019, ispirato da una riflessione profonda sulle proprie origini e sulla cultura della sua terra natale, la Romagna. Quella vocazione romantico-nostalgica felliniana vagamente decadente trova un’energia brutalista nelle collezioni di Cina, che dichiara “sono nato nel posto sbagliato”. Anche in Cina ammiriamo una certa capacità di far convergere spinte creative globali e post-socialnetwork con il recupero di processi artigianali locali (italiani!) e una certa attenzione a salvare materiali, evitare sprechi e recuperare cose.

Chicco Mao
Con Chicco Mao assistiamo invece a un’esplosione di creatività che fa da ponte est-ovest. Scrive il China Daily che “Chicco Mao si distingue per la fusione di elementi della tradizione occidentale e orientale, come si evince dalle sue collezioni che presentano dettagli tipici della cultura cinese, come i bottoni pankou e l’uso di ricami raffinati, insieme a influenze occidentali, come le maniche a gigot e i corsetti vittoriani rivisitati”. La collezione primavera-estate 2024 aveva sfilato a Pechino (un trionfo di motivi floreali che cambiavano colore grazie a tinte fotocromatiche attivate dai raggi UV), ma da questa edizione eccolo finalmente conquistare la Milano Fashion Week.

Phan Dang Hoang
Phan Dang Hoang è un interessante designer vietnamita, classe 2000, che porta in passerella collezioni influenzate dalle arti tradizionali del suo paese, come certe immagini di antiche donne vietnamite e certi paesaggi rurali, con un approccio tuttavia visionario e per certi versi fantasy-epico. Hoang, che ha già sfilato alla fashion week di Milano, ha iniziato come pittore, fa uso abbondante di ricami e si abbandona a palette audaci e inconsuete.

Marco Rambaldi
Il nostro amatissimo Marco Rambaldi, già noto per le sue collezioni profondamente inclusive e queer, torna in passerella con il suo linguaggio sartoriale audace, sperimentale, un po’ fuori di testa, ma con grazia. Rambaldi è ormai punto di riferimento per la nuova generazione di creativi pronti a sbriciolare i confini di genere.

Diversità e inclusione
Si legge sul manifesto della Camera Nazionale della Moda:
La “diversità” è definita in termini di differenze fisiche, culturali e ideologiche. Storicamente, sono state queste differenze a determinare l’inclusione, o, al contrario, ad assumere le forme di discriminazione, intolleranza, populismo, stereotipi e marginalizzazione socioeconomica rispetto alla maggioranza. Il termine “inclusione” esprime la volontà di agevolare, sostenere e accogliere individui e/o gruppi marginalizzati in una qualsiasi forma. Il nostro approccio alla Diversità e all’Inclusione implica il riconoscimento e il rispetto di esperienze di vita diverse dalle nostre e la denuncia di tutte le discriminazioni sociali che avvallino il privilegio per alcuni e lo svantaggio per altri. Inoltre, CNMI lavorerà con i propri brand per coltivare un ambiente tutelante allo scopo di garantire benessere e pari opportunità di carriera, in modo da stimolare un significativo cambiamento culturale nell’industria della moda.
Ritorni e sostenibilità
The Attico e Laura Biagiotti (che celebra il mezzo secolo dalla prima sfilata) tornano in calendario, Iceberg che festeggerà i 50 anni di storia con una sfilata co-ed sotto la guida creativa di James Long. Attesa anche quest’anno per il CNMI Sustainable Fashion Awards, il 22 settembre alla Scala, che premia i marchi e i designer che si distinguono per l’impegno verso l’economia circolare e la sostenibilità.
Stimoli e nuova linfa creativa per il Black Carpet Awards, il 20 settembre, organizzato dall’Afro Fashion Association: al centro diversità e inclusione, e fari puntati su nuovi leader e processi emergenti (di ideazione, produzione e distribuzione) non solo nella moda, ma anche nell’arte, nel design e nella tecnologia. Ci sarà anche il Latin American Fashion Awards e porterà in passerella il meglio della moda latinoamericana, è così che Milano sfida quella capacità tutta newyorchese (e molto poco parigina) di sentirsi piattaforma di valorizzazione per culture di tutto il mondo.
Talenti emergenti e piattaforme internazionali
La Fashion Hub, allestita a Palazzo Giureconsulti, ospiterà giovani brand e designer emergenti. Tra i progetti sono previsti Designers for the Planet, che riunisce 9 brand che pongono la sostenibilità al centro della loro filosofia creativa, e Resonance: Voices of Seoul, celebrazione della moda contemporanea coreana con cinque designer d’avanguardia.
Talk
Sempre al Fashion Hub, ci sarà una serie di Educational Talks per tutta la settimana, con interventi di Fondazioni, aziende e associazioni su temi come sostenibilità, nuovi modelli di business, media & entertainment, artigianalità e cambiamenti culturali. Tra gli eventi, verrà presentato il libro di Michele Ciavarella (influentissimo giornalista fashion di Style, Corriere della Sera), “Game Changer – La moda tra due secoli (Politi Seganfreddo edizioni), analisi critica dei grandi protagonisti della moda contemporanea come Yves Saint Laurent, Prada, Armani ecc.
Ah, ultima nota per noi alcoliste: i brindisi saranno offerti da Franciacorta (sponsor). Top!
Tutti i marchi e i designer della Milano Fashion Week 17-23 Settembre
Prada
Gucci
Fendi
Versace
Giorgio Armani
Bottega Veneta
Dolce & Gabbana
Missoni
Salvatore Ferragamo
Moschino
Max Mara
Elisabetta Franchi
Marni
Etro
Tod’s
Philosophy di Lorenzo Serafini
Alberta Ferretti
Blumarine
Jil Sander
Roberto Cavalli
Dsquared2
Ermanno Scervino
N°21
Antonio Marras
Genny
Trussardi
Act N°1
Vìen
Federico Cina
Chiccomao
MM6 Maison Margiela
Stella Jean
Sunnei
Vivetta
Ports 1961
Marco Rambaldi
Simone Rocha
Palm Angels
Cividini
Calcaterra
Aniye Records
Arthur Arbesser
GCDS
Kiton
Avavav
Luisa Beccaria
Boss di Hugo Boss
Daniela Gregis
Del Core
Emporio Armani
Tokyo James
Sportmax
Ferrari
Bally
Chiara Boni La petite robe
ViaPiave33
Re Shui
