Un rientro a casa in bicicletta, una sera come tante, trasformato in un’aggressione violenta con insulti omofobi e una rapina. È quanto accaduto martedì scorso a Modena, lungo i viali cittadini, dove Francesco Cavicchioli, 40 anni, è stato assalito da almeno due persone mentre percorreva la pista ciclabile che costeggia viale Muratori. Il bilancio è pesante: due costole rotte, mandibola lussata, volto tumefatto e una profonda ferita psicologica che va oltre le conseguenze fisiche.
L’episodio, denunciato in questura e ora al vaglio degli inquirenti, ha suscitato una forte reazione politica e civile. Non solo per la brutalità dell’attacco, ma perché accompagnato da insulti omofobi che, secondo la vittima, rendono chiaro come non si sia trattato di una semplice rapina.
In questo articolo
- 1 Aggressione e insulti omofobi a Modena: il racconto della vittima
- 2 Insulti omofobi e violenza mirata
- 3 Le conseguenze fisiche e il ricovero
- 4 La denuncia e le indagini in corso
- 5 Le reazioni della politica
- 6 Sicurezza, libertà e il ruolo delle associazioni
- 7 “Bisognerebbe poter tornare a casa senza paura”
Aggressione e insulti omofobi a Modena: il racconto della vittima
Francesco Cavicchioli stava rientrando a casa in bicicletta dopo una serata trascorsa in un locale del centro. Aveva le cuffie alle orecchie e stava percorrendo la ciclabile quando è stato colpito all’improvviso. “Ho sentito un colpo alla bicicletta e sono finito col volto contro l’asfalto”, racconta il 40enne, come riporta Il Resto del Carlino. Non ha visto chiaramente i volti degli aggressori, ma ha percepito “almeno due voci diverse, italiane”.
Una volta a terra, l’uomo è stato preso a calci e pugni. “Mi hanno colpito all’altezza del fegato, poi uno mi ha tirato un calcio alla nuca. Dopo quello ho perso conoscenza”, spiega. Durante l’aggressione gli sono stati sottratti il portafogli, con circa 40 euro, e una collana di perle. Gli aggressori avrebbero cercato anche il cellulare, senza riuscire a prenderlo.
Insulti omofobi e violenza mirata
A rendere l’episodio ancora più grave è la presenza di insulti omofobi rivolti alla vittima mentre veniva picchiata. “Forse ero troppo appariscente, non saprei dire perché tanta violenza”, riflette Cavicchioli, ricordando i capelli appena colorati e la collana indossata. “Fatto sta che mi hanno offeso con frasi irripetibili”.
Per il 40enne non ci sono dubbi: “Non è stata solo una rapina. C’era tanto odio e tanta rabbia, soprattutto in quegli insulti”. Un aspetto che, secondo lui, si inserisce in un contesto più ampio: “Cose che la società di oggi non sta aiutando a placare”.
L’uomo aveva denunciato l’aggressione anche sul suo profilo Facebook, riportando gli insulti: “2026. Nella civilissima Italia di Giorgia Meloni, dopo averti pestato e rapinato dandoti del “brutto frocio di merda”, dopo averti tirato un ultimo calcio alla testa e lasciandoti faccia a terra sull’asfalto se non altro se ne vanno urlandoti “che Dio ti benedica””.
Un simile episodio, nonostante l’assenza di insulti omofobi, era stato raccontato di recente anche da Sebastiano Fighera e Gabriele, vittime di un’aggressione in metro a Milano.
Le conseguenze fisiche e il ricovero
Dopo l’aggressione, Cavicchioli è rimasto a terra, dolorante e in stato di shock. “Non ci vedevo da un occhio, ero pieno di sangue”, racconta. È riuscito a raggiungere il pronto soccorso dell’ospedale di Baggiovara, dove è stato sottoposto a esami e accertamenti.
La diagnosi è pesante: mandibola lussata e due costole rotte, oltre a un trauma diffuso al volto. Lesioni che richiederanno tempo per guarire e che testimoniano la violenza dell’agguato.
La denuncia e le indagini in corso
La vittima ha sporto denuncia in questura. Il reato contestato è rapina, ma l’aggravante dell’odio omofobo resta centrale nella ricostruzione dei fatti. Gli investigatori stanno lavorando per individuare i responsabili, anche attraverso eventuali immagini di videosorveglianza presenti nella zona dei viali.
Al momento, gli aggressori sono riusciti a fuggire, lasciando Francesco Cavicchioli a terra privo di sensi. Un dettaglio che rafforza, secondo molti, la percezione di insicurezza avvertita da una parte della cittadinanza, in particolare dalle persone LGBTQIA+.
Le reazioni della politica
La notizia è stata rilanciata sui social dal consigliere comunale Alberto Bignardi, che ha parlato di “un’inaccettabile aggressione”, pubblicando anche una foto della vittima ferita. A lui si sono uniti altri esponenti del Partito Democratico modenese.
“Quanto accaduto a Modena è di una gravità assoluta”, hanno dichiarato il segretario cittadino Diego Lenzini, lo stesso Bignardi e Urania Dekavalis, responsabile Diritti nella segreteria locale. “Un cittadino è stato aggredito, picchiato e rapinato al grido di insulti omofobi, lasciato a terra dopo un violento calcio alla testa”.
Secondo gli esponenti dem, l’episodio non può essere liquidato come un fatto isolato: “Si inserisce in un clima sempre più preoccupante di odio e legittimazione della violenza contro le persone LGBTQIA+, in un Paese dove solo nel 2025 si sono registrate 157 aggressioni omofobe”.
Sicurezza, libertà e il ruolo delle associazioni
Nel loro intervento, i rappresentanti del Partito Democratico hanno sottolineato come il tema della sicurezza non possa essere separato da quello della libertà personale. “La sicurezza passa anche e soprattutto dalla libertà delle persone di poter girare per la città, mano nella mano con qualsiasi sia il proprio partner, senza avere paura di essere aggredite”, hanno dichiarato.
Da qui il richiamo al lavoro delle associazioni del territorio, in particolare di Arcigay Modena Matthew Shepard, attiva da anni nel supporto e nella tutela delle persone LGBTQIA+. “Continueremo a sostenere queste realtà – hanno aggiunto – chiedendo che venga fatta piena luce sull’accaduto e che i responsabili siano individuati e puniti”.
“Bisognerebbe poter tornare a casa senza paura”
Al centro resta la voce della vittima, che invita a non minimizzare quanto accaduto. “Bisognerebbe essere liberi e tranquilli di poter tornare a casa senza subire violenza”, dice Cavicchioli. “È stato disarmante”.
Parole che restituiscono il senso di vulnerabilità provato dopo l’aggressione e che chiamano in causa non solo le istituzioni, ma l’intera società. Perché, come emerge da questo episodio, la violenza non colpisce solo il corpo, ma il diritto stesso di sentirsi al sicuro in luoghi pubblici.

