Il Montenegro potrebbe presto discutere una legge sull’autodeterminazione di genere

Si tratterebbe del primo paese balcanico a dotarsi di un regolamento di questo tipo. Ma il percorso verso l'approvazione sarà tutt'altro che semplice.

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Con poco più di mezzo milione di abitanti, il Montenegro – piccolo stato balcanico situato tra la Croazia e l’Albania – raramente conquista le prime pagine, soprattutto quando si parla di diritti LGBTQIA+.

L’ultimo storico avanzamento in questo senso è avvenuto infatti nel lontano 2019, quando grazie all’impegno dell’allora primo ministro progressista Milo Đukanović, il parlamento ha approvato la legge sulla legalizzazione delle unioni civili, entrata in vigore nel 2021.

Oggi, però, il Montenegro sembra pronto a segnare un nuovo primato: diventare il primo stato balcanico ad approvare una legge sul riconoscimento legale del genere basato sull’autodeterminazione, prospettiva rivoluzionaria per una regione tradizionalmente conservatrice.

Il disegno di legge, presentato per la prima volta nel marzo 2023, potrebbe infatti giungere a una votazione definitiva nel 2025. Sebbene questa iniziativa appaia chiaramente strategica in vista dell’aspirazione del Montenegro a entrare nell’Unione Europea – candidatura aperta sin dal 2010 – rappresenta però innegabilmente anche una potenziale svolta epocale non solo per il paese, ma per l’intera regione balcanica.

Tra i punti cardine, troviamo infatti l’eliminazione dell’obbligo di presentare documentazione medica per il riconoscimento legale del genere, con sanzioni amministrative fino a 2.000 euro per i funzionari pubblici che non si atterranno alle disposizioni previste. Previsto anche il diritto all’oblio: non verrà mantenuto alcun registro sui cambi di genere, a tutela della privacy delle persone coinvolte.

La legge mira a garantire che ogni individuo possa vivere con dignità, in piena conformità con la propria identità di genere, eliminando pratiche discriminatorie e inumane,” ha dichiarato il Ministero dei Diritti Umani e delle Minoranze.

Il percorso verso l’approvazione appare però tutt’altro che agevole. La società montenegrina rimane profondamente influenzata da tradizioni conservatrici, sostenute dalla Chiesa Ortodossa Serba che ha già espresso una netta opposizione alla proposta, definendola una minaccia ai “valori tradizionali”. Ed a manifestare riserve, ci sono anche le frange più conservatrici all’interno della maggioranza di governo – tra cui lo ZBCG, partito noto per le sue posizioni tradizionaliste.

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Per comprendere come il Montenegro sia giunto a considerare una riforma tanto avanzata per i diritti delle persone transgender, è indispensabile analizzare il contesto politico e sociale in cui si sviluppa questa proposta legislativa.

Il Paese, attualmente guidato da un governo tecnico con Jakov Milatović alla presidenza dal 2023 e Milojko Spajić, leader del movimento Europe Now!, come primo ministro, ha posto al centro della propria agenda politica l’accelerazione del percorso di adesione all’Unione Europea. Un obiettivo ambizioso, ma che implica un allineamento non solo economico e amministrativo, ma anche legislativo e culturale, in particolare nell’ambito dei diritti civili.

È in questo scenario che si colloca la Strategia per migliorare la qualità della vita delle persone LGBTIQ 2024-2028, progetto che mira a combattere la discriminazione sistemica e a promuovere l’uguaglianza attraverso riforme strutturali, accolto con grande favore dal Consiglio d’Europa. Tra queste, appunto, il disegno di legge sull’autodeterminazione di genere, che prevede l’abolizione di pratiche ancora vigenti, come la sterilizzazione obbligatoria per il riconoscimento legale del genere, una misura da tempo condannata dalla comunità internazionale in quanto lesiva della dignità umana.

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Un concetto sottolineato più volte da ILGA nelle comunicazioni inviate al governo montenegrino, in cui si evidenzia il profondo scarto tra la legislazione attualmente in vigore in Montenegro e gli standard internazionali, così come i principi sanciti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.

Secondo ERA – l’Alleanza per i Diritti Uguali delle Persone LGBTI nei Balcani Occidentali e in Turchia – l’adozione del disegno di legge sarebbe inoltre un passo fondamentale per il rispetto del Piano d’Azione dell’UE per l’Uguaglianza di Genere e per il rafforzamento delle istituzioni democratiche montenegrine. “La legge” ha osservato l’organizzazione “non garantirebbe solo maggiore visibilità e diritti alle persone transgender, ma posizionerebbe il Montenegro come avanguardia nella tutela dei diritti umani nei Balcani Occidentali, consolidando la sua candidatura all’adesione europea“.

Montenegro, la situazione dei diritti trans

Oltre al suo valore strategico per il percorso di adesione del Montenegro all’Unione Europea, l’approvazione di una legge di questo tipo rappresenterebbe sopratutto un sollievo concreto per la comunità trans locale, costretta a confrontarsi con un sistema normativo che, nella sua attuale configurazione, perpetua umiliazioni e discriminazioni sistematiche verso le identità non conformi. 

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Le persone fanno fatica a collegare il genere femminile indicato nei miei documenti al mio aspetto, e mi trovo spesso a dover giustificare questa discrepanza. Disagi che non sono solo fastidiosi, ma possono diventare pericolosi, perché dipendo dalla buona fede dei funzionari, e sul posto di lavoro sono continuamente bersagliato da domande intrusive” racconta a BIRN Aleksa Radonjic, 24 anni, attivista della comunità trans montenegrina.

Dal 2011, del resto, appena tre persone sono riuscite a ottenere il cambio di genere sui propri documenti, ma il costo personale è stato enorme: la legge in vigore richiede infatti la sterilizzazione obbligatoria e interventi chirurgici invasivi.

Jovan Dzoli Ulicevic, direttore esecutivo della ONG Spektra, ha vissuto in prima persona questa imposizione: “Nel 2015 mi sono sottoposto alla sterilizzazione perché non avevo alternative. Era una decisione tra violenza istituzionale e sopravvivenza sociale”.

Sopravvivenza sociale che, per la comunità LGBTQIA+ in Montenegro, resta estremamente ardua. Secondo un sondaggio del 2022, il 62% delle persone LGBTQIA+ ha ricevuto minacce di violenza fisica, mentre quasi il 40% ha subito aggressioni dirette.

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