Addio Biagio “Gino” Campanella, fondatore di Arcigay: il nostro genitore queer che ha danzato con la storia

Se ne va accanto alla sua compagna di sempre, Massimo Milani: insieme fondarono Arcigay a Giarre.

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Biagio "Gino" Campanella (a sinistra) e Massimo Milani (a destra) Gay.it
È morto Biagio Gino Campanella (nella foto a sinistra), compagno inseparabile di Massimo Milani: grazie a loro a Palermo nacque Arcigay - Gay.it
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“Palermo deve tanto al suo impegno e per tutto quello che ha creato, gli diciamo grazie, a presto, ci mancherai tanto”.

Così Arcigay Palermo saluta Biagio “Gino” Campanella, scomparso oggi 12 giugno 2025. Uno dei fondatori di Arcigay, uno dei padri storici del movimento LGBTQIA+ italiano. Aveva 79 anni.

Gino Campanella nasce a Palermo nel 1946. Una vita spesa per l’attivismo, l’impegno civile, la gentile forza militante. Nel 1980, assieme a Massimo Milani — sua compagna e sposa — dà vita al primo nucleo di Arcigay a Palermo. Lo fanno a partire da un piccolo negozio di pelletteria, la Quir, nel cuore pulsante del rione Ballarò: più che un negozio, un rifugio queer, uno spazio di libertà, di incontro, di resistenza fatta di tenerezza e accoglienza. Un avamposto esistenziale in un’Italia all’epoca ancora avvolta nel silenzio sull’omosessualità.

Come ricorda Simone Alliva – che alla coppia “madre” del movimento LGBTQ+ italiana ha dedicato un capitolo nel suo libro “FUORI i Nomi“, in un intenso commiato sui social, separare Gino da Massimo è sempre stato impossibile:

“Una danza, avanzata e ritirata nel tempo, mai fuori tempo. Una coreografia invisibile e irripetibile”

Quel loro attivismo condiviso non era mai esibito, mai vanitoso, ma sempre profondamente politico, saldo, necessario. “Lontano dalla scena quanto bastava per non subirne la vanità, vicino abbastanza da esserci sempre: quando serviva parola, quando serviva spazio, quando serviva memoria“, aggiunge Alliva.

Nel 2020, reduci anche dalla battaglia di Gino contro il Covid che l’aveva messo in pericolo di vita, decidono di unirsi civilmente. Lo fanno a Giarre, sulle note di Io che amo solo te. Quel luogo porta in sé il peso della memoria collettiva: è lì che nel 1980 vennero trovati senza vita Giorgio e Toni, due ragazzi uccisi perché amavano. Un delitto che, in quegli anni, contribuì a far nascere la consapevolezza di un movimento LGBTQIA+ in Italia. Anche grazie a Gino e Massimo, da quell’assenza nacque Arcigay.

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40 anni dopo la morte dei due ragazzi – dalla cui straziante storia il bellissimo film “Stranizza d’amuri” -, nello stesso giorno, il 31 0tt0bre, Gino e Massimo hanno voluto celebrare la propria unione civile in un paese che lotta ancora per avere il matrimonio egualitario.

Gino era una presenza discreta e costante – raccontano in queste ore sui social amici di vita e di battaglie politiche –  il sorriso mite dietro gli occhiali tondi, la barba bianca, la battuta pronta a smontare la gravità del mondo. Alliva, che l’ha conosciuto e studiato:

La sua figura minuta conteneva un’intelligenza politica rara, limpida, e un’ironia che tagliava e cuciva insieme la militanza e la vita quotidiana

Ha rappresentato un faro nella nostra comunità, contribuendo con passione alla nascita e allo sviluppo del movimento in tutta Italia, convinto che i diritti o sono universali o non sono” dice la consigliera comunale del Pd Mariangela Di Gangi al Giornale di Sicilia.

Oggi Palermo e l’Italia tutta sono orfane di un “genitore queer”, come l’ha definito Arcigay Palermo. Un attivista appassionato, una persona generosa e gentile, capace di lottare per amore senza mai perdere la tenerezza.

La camera ardente sarà allestita il 13 giugno, dalle ore 11, presso Arci Porco Rosso in piazza Casa Professa a Palermo. I funerali si svolgeranno sabato 14 giugno alle ore 10.30 presso la chiesa di Santa Maria di Porto Salvo.

Ci lascia il sorriso più affilato di Ballarò. Ci resta la sua danza. Continueremo a ballarla” conclude Alliva. E noi con lui.

 

 

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