Il Mpox– precedentemente noto anche come “Vaiolo delle scimmie” – è stato ufficialmente proclamato “emergenza sanitaria globale” dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. A seguito di un rapido incremento dei casi osservato in varie nazioni africane, con un picco particolarmente allarmante nella Repubblica Democratica del Congo, una preoccupante variante del virus è stata infatti identificata per la prima volta fuori dal continente africano, precisamente in Svezia.
Clade 1 – questo il nome del ceppo – si caratterizza per una virulenza e un’aggressività significativamente maggiori rispetto alle forme precedentemente note, con un bacino di infezione che si estende ben oltre il gruppo tradizionalmente colpito, principalmente uomini gay e bisessuali. È quindi corsa ai vaccini: la casa farmaceutica danese Bavarian Nordic ha annunciato che produrrà 10 milioni di dosi entro il 2025.
Nonostante gli sforzi annunciati, sussiste la preoccupazione che questi non siano adeguati per soddisfare le urgenti esigenze dei Paesi africani, dove la diffusione del virus è più grave e persiste un alto rischio di ulteriori mutazioni.
Il Congo ha già avanzato una richiesta di quattro milioni di dosi, con l’obiettivo prioritario di immunizzare i bambini sotto i 18 anni, una delle fasce di popolazione maggiormente esposte e vulnerabili. Fino a questo momento, soltanto Stati Uniti e Giappone hanno offerto sostegni concreti per far fronte all’emergenza.
Focolai riconducibili alla variante congolese sono stati individuati anche in altri Stati della regione, tra cui Burundi, Kenya, Ruanda e Uganda. Nel frattempo, in Costa d’Avorio e Sudafrica, si è diffusa una forma meno letale del virus, ma comunque capace di propagarsi rapidamente.
Gli esperti concordano nel ritenere che la situazione attuale sia quindi sensibilmente più allarmante rispetto all’epidemia del 2022, caratterizzata da un tasso di mortalità inferiore all’1%.
Clade 1 presenta infatti un tasso di decessi compreso tra il 3% e il 4%, e si manifesta con sintomi differenti, che includono lesioni concentrate principalmente nella zona genitale. Il che rende più complessa la diagnosi precoce, aumentando così il rischio di trasmissione inconsapevole.
In Africa, sono stati registrati complessivamente 14.000 casi, con un bilancio di 524 decessi. Particolarmente preoccupante è l’elevato tasso di mortalità tra i bambini: in Congo – dove a causa di un’incessante guerra civile il sistema sanitario è già al collasso – circa il 70% dei contagi riguarda minori al di sotto dei 15 anni, e l’85% delle vittime appartiene a questa fascia di età.
La dichiarazione dell’OMS è quindi un richiamo urgente alla comunità internazionale affinché vengano mobilitate risorse e interventi concreti per prevenire che la situazione degeneri ulteriormente, sia all’interno del continente africano che a livello globale.
È chiaro che l’approccio differenziato adottato nel 2022, con una risposta rapida da parte dei Paesi occidentali favorita dalla disponibilità di vaccini e terapie, si è rivelato insufficiente per eradicare la minaccia, lasciando molte nazioni africane prive di protezione adeguata.
Una disparità ha permesso al virus di continuare a circolare e mutare, dando origine a nuove varianti che ora minacciano di diffondersi oltre i confini del continente africano. Tuttavia, gli esperti scoraggiano possibili allarmismi.
“La situazione è seria, ma non c’è motivo di allarmarsi – ha dichiarato Jakob Forssmed, Ministro della Salute svedese all’agenzia di stampa Tt – Siamo ben preparati e i servizi sanitari dispongono di buone procedure in materia. È una malattia conosciuta, abbiamo vaccini in magazzino”.
L’MPOX in Italia
Nonostante non siano state rilevate presenze della variante Clade 1 nel nostro paese, l’ultimo bollettino del Ministero della Sanità riguardante l’andamento delle infezioni – risalente all’8 agosto – parla di 1056 casi confermati di MPOX dall’inizio dell’epidemia. Un incremento di 9 casi – 2 in Friuli Venezia Giulia, 1 in Lombardia e 6 in Veneto – rispetto all’ultima rilevazione del 6 giugno di quest’anno. Nessuno di questi ha però avuto un decorso grave.
Dal punto di vista demografico, l’età mediana delle persone contagiate si attesta a 37 anni, con un range di età compreso tra 14 e 71 anni. Dei 1056 casi confermati, 1040 riguardano uomini, mentre solo 16 sono donne. Solo 262 casi sono collegati a viaggi all’estero.
