Mpox, la Regione Piemonte punta il dito contro la comunità LGBTQIA+, ma è un pericoloso errore

L'idea che il virus sia legato a specifici comportamenti sessuali o identità di genere non trova riscontro nei dati oggettivi, soprattutto se si analizzano i contesti di maggiore diffusione dell’Mpox.

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Le linee guida per la gestione dell’epidemia di Mpox, inviate alle direzioni generali e sanitarie delle aziende regionali dalla Regione Piemonte, puntano nuovamente il dito contro la comunità LGBTQIA+.

In netto contrasto con quanto dichiarato dall’Istituto Superiore di Sanità, uomini gay, bisessuali e persone trans vengono etichettati erroneamente come vettori principali del virus, in una elenco delle categorie a rischio che pare quasi sottolineare con insistenza l’appartenenza a certi gruppi.

“Persone gay, transgender, bisessuali e altri uomini che hanno rapporti sessuali con uomini (msm) che rientrino nei seguenti criteri di rischio:

  • storia recente (ultimi tre mesi) con più partner sessuali;
  • partecipazione a eventi sessuali di gruppo;
  • partecipazione a incontri sessuali in locali, club, cruising e saune;
  • recente infezione sessuale trasmessa;
  • abitudine alla pratica di associare gli atti sessuali al consumo di droghe chimiche”.

L’OMS ha recentemente dichiarato lo stato di emergenza sanitaria globale per il cosiddetto “vaiolo delle scimmie”, a fronte di un aumento esponenziale dei casi in vari paesi, soprattutto africani, e della scoperta di una variante più aggressiva in Svezia, nota come Clade 1.

È cruciale, però, ricordare che il virus si trasmette attraverso il contatto con fluidi corporei, lesioni o oggetti contaminati. Sebbene i rapporti sessuali – di qualsiasi tipo – possano rientrare tra le modalità di trasmissione, non rappresentano l’unica via possibile, e ridurre la questione a una specifica pratica sessuale è una semplificazione dannosa e fuorviante.

Il legame tra la diffusione del virus e la comunità LGBTQIA+ durante la prima epidemia del 2022 è infatti una costruzione che si basa su coincidenze piuttosto che su evidenze scientifiche solide. L’Mpox ha infatti cominciato a diffondersi in Europa in concomitanza con alcuni eventi a tematica LGBTQIA+, come il Maspalomas Pride alle Isole Canarie e il Darklands Fetish Festival in Belgio.

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Eventi a forte trazione turistica, caratterizzati da un alto livello di interazione fisica, che potrebbero aver contribuito alla diffusione del virus oltre i confini nazionali. È doveroso sottolineare che già prima del loro svolgimento erano stati segnalati casi a Madrid.

L’Mpox non ha quindi alcuna “preferenza” per specifiche comunità, e attribuirne la diffusione a una particolare identità sessuale è un grave e pericoloso errore interpretativo. In Africa, dove l’epidemia ha raggiunto livelli critici, in particolare nella Repubblica Democratica del Congo, colpisce infatti senza discriminazioni.

Le fasce più vulnerabili della popolazione sono rappresentate da giovani e giovanissimi, indipendentemente dal loro orientamento sessuale. L’approccio che collega il virus a specifici comportamenti sessuali o identità di genere non è quindi supportato da dati oggettivi se si prendono in considerazione le casistiche in cui il virus presenta maggiore diffusione.

Non siamo al livello della Russia, che martedì ha sbandierato i propri “valori tradizionali” come unico vaccino all’epidemia, ma poco ci manca. Ci troviamo infatti di fronte all’ennesimo caso di violenza istituzionale, che sfrutta una narrazione, costruita con toni allarmistici e stereotipati, pericolosamente simile a quella che, in altre epoche, ha accompagnato la diffusione di epidemie come quella dell’HIV negli anni ’80.

Allo stesso modo, l’idea che il vaiolo delle scimmie si diffonda principalmente tra le persone LGBTQIA+ non solo rischia di alimentare il già pesante clima di discriminazione sistematica nel nostro paese, ma anche di ignorare il quadro epidemiologico complessivo. Un errore che, in casi come, questo, potrebbe portare a conseguenze devastanti.

© Riproduzione riservata.

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