Dopo i ripetuti episodi di discriminazione e violenza omobitransfobica delle ultime settimane, un altro inquietante fatto di cronaca si aggiunge al clima di asfissiante e feroce persecuzione, che assedia le persone LGBTIAQ+ in Italia. Il fatto di cronaca si è consumato in famiglia, a Napoli, nel quartiere Poggioreale, dove un ragazzo omosessuale di 15 anni è stato vittima di ripetuti maltrattamenti da parte del padre, un uomo di 48 anni con precedenti penali. Il motivo: l’orientamento sessuale del giovane, dopo che il ragazzo aveva fatto coming out come persona gay.
Il ragazzo ha trovato il coraggio di denunciare dopo aver ricevuto minacce di morte via WhatsApp proprio mentre era a scuola. Spaventato, si è rivolto agli insegnanti, che hanno immediatamente coinvolto i carabinieri. La testimonianza del 15enne ha rivelato un quadro di violenze fisiche e psicologiche: il padre lo aveva colpito con una chiave inglese, provocandogli ferite al volto, al collo e alle gambe, giudicate guaribili in tre giorni. Inoltre, il giovane ha descritto anni di insulti e percosse subite in famiglia.
L’uomo è stato arrestato in flagranza differita e trasferito al carcere di Poggioreale. La Procura di Napoli ha attivato il “codice rosso“, riservato ai casi di violenza domestica e di genere, mentre il ragazzo è stato affidato a una comunità protetta per la sua sicurezza. Luca Trapanese, assessore al Welfare del Comune di Napoli recentemente insultato per la sua omosessualità da una collega, ha commentato: “Accettare i propri figli è un dovere e una ricchezza. Dobbiamo promuovere una cultura che celebri la diversità come valore positivo“.
L’Arcigay Napoli ha condannato l’episodio, collegandolo a un clima di crescente omotransfobia e chiedendo un intervento legislativo per proteggere le persone LGBTQIA+. “Diffondere odio ha un prezzo, e a pagarlo sono i più vulnerabili”, ha dichiarato Antonello Sannino, presidente dell’associazione, già minacciato di morte: “Chi semina odio, raccoglie violenza, la retorica dell’odio messa in campo da questa destra si sta traducendo in violenza contro le persone LGBTIAQ+ e contro tutto ciò che è considerato minoritario” ha continuato Sannino “è necessario un pacchetto sicurezza, come chiediamo nella petizione“.
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Oggi alle 17 si terrà a Roma, quartiere Trastevere (V.le Glorioso), un’altra manifestazione di protesta, dopo quella di ieri di Milano, per ribadire il diritto alla propria identità e ai propri amori in un paese governato da una destra che proprio due giorni fa ha nominato Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza una persona dichiaratamente in guerra contro la comunità LGBTIAQ+ come Marina Terragni.
A Caserta, una ragazza di 14 anni è morta dopo essersi lanciata dal quarto piano il 31 dicembre. Già seguita per autolesionismo, le indagini in corso contemplano l’ipotesi di contrasti familiari legati all’identità sessuale.
Pochi giorni fa a Roma, una coppia gay ha denunciato persistenti violenze e maltrattamenti anche con acido e insulti omofobi da parte dei vicini di condominio, Marco e Andrea venivano invitati a lasciare lo stabile perché considerati malati.
A San Giorgio a Cremano il sindaco apertamente gay Giorgio Zinno ha riferito dell’ondata di odio omofobico subita via social da parte di giovani concittadini. Insulti anche a Teverola (CE), il consigliere comunale Pasquale Gnasso ha riferito degli epiteti a sfondo omofobici da parte del collega Biagio Pezzella.
A Roma la notte di Capodanno una brutale aggressione omofobica ha visto dieci ragazzi pestare di botte una coppia gay al grido di “Fr*ci di m*rda”. Stephano e Matteo hanno successivamente dato visibilità all’episodio anche in tv.
Sempre a Roma qualche giorno due ragazzi sono stati aggrediti a Trastevere da un gruppo di 10 persone per essere a braccetto. Circondati e colpiti con pugni e calci, sono riusciti a fuggire salendo su un autobus.
A Bologna continuano le intimidazioni neofasciste ai danni del Cassero, primo storico LGBTIAQ+ italiano “Via tutti i fr*ci“ si è letto in una delle tante azioni violente intentate.
Italia, comunità LGBTIAQ+ sotto assedio: firma la petizione “IO NON STO COL BRANCO”
