“Pena di morte a tutti i fr..i” gruppo neonazista omofobo e razzista, chi è “M.Dux”, 16 anni

Il minore che propagandava odio contro ebrei, omosessuali e comunisti, e mirava a un regime autoritario basato sulla "razza ariana".

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Neonazisti italiani: stanno reclutando giovani per creare un esercito. Omofobia, razzismo e antisemitismo.
Neonazisti italiani: stanno reclutando giovani per creare un esercito. Omofobia, razzismo e antisemitismo.
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Un giovane di appena 16 anni, residente a Novoli, in provincia di Lecce, è tra gli indagati nell’inchiesta sul terrorismo neonazista condotta dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. Il ragazzo, che si faceva chiamare “M. Dux“, è stato reclutato dalla “Divisione Nuova Alba“, una cellula estremista che puntava a sovvertire la democrazia italiana e fondare uno Stato basato sull’ideologia della razza ariana. L’indagine ha portato a 12 arresti e coinvolge un totale di 25 indagati, tra cui il minorenne.

Addestrato all’odio e alla propaganda

Il 16enne è stato scelto per il suo fanatismo e le sue posizioni estremiste, ritenute in linea con l’ideologia del gruppo. Reclutato il 1° maggio 2023, ha dimostrato di essere xenofobo, antisemita e nazionalsocialista, qualificandosi per far parte di una struttura che pianificava attentati e diffondeva propaganda d’odio. I leader del gruppo, Daniele Trevisani e Salvatore Nicotra, lo hanno addestrato e istigato a perseguire l’obiettivo comune: il sovvertimento dello Stato democratico.

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Il giovane comunicava regolarmente con i vertici del gruppo, distinguendosi per la violenza dei suoi messaggi. Nelle chat condivideva insulti e minacce contro ebrei, omosessuali e comunisti, auspicando pene di morte e propagandando un ideale di “purezza ariana“. Tra le sue affermazioni, definiva l’omosessualità “uno dei più grandi danni del mondo” e mostrava disprezzo verso Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, descrivendola come “sporca ebrea dalla tripla cittadinanza e miliardaria” e attribuendole tratti denigratori legati alla sua origine ebraica.

Il ruolo del 16enne nella strategia del gruppo

Secondo le indagini, il ragazzo era stato destinato a un percorso di addestramento per entrare a far parte di un presunto esercito neonazista. I capi lo descrivevano come “disciplinato, colto e fanatico nazionalsocialista“, considerandolo un candidato ideale per le loro attività. La sua personalità e la sua dedizione all’ideologia dell’odio lo rendevano, agli occhi dei leader, un elemento promettente per il gruppo.

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L’indagine e le accuse

Il gip di Bologna ha definito le azioni e le esternazioni del giovane “gravi e inquinanti”. La “Divisione Nuova Alba“, operativa dal 2023, è accusata di promuovere un progetto di terrorismo mirato a minare le basi della democrazia italiana. Tra i capi d’accusa figurano propaganda estremista, proselitismo e pianificazione di atti terroristici, con l’obiettivo finale di instaurare uno Stato autoritario e razzista.

Pro Vita e i finanziamenti alle frange neofasciste

In questi giorni ha destato inquietudine la rivelazione con la quale si è appreso che la onlus ultra-cattolica Pro Vita – secondo l’inchiesta del quotidiano Domani – sarebbe al centro di un meccanismo di finanziamento a gruppi neofascisti italiani, grazie a flussi finanziari, occultati dietro operazioni immobiliari sospette che riconducono a fondi svizzeri.

A tal proposito l’eurodeputato Alessandro Zan ha presentato un’interrogazione alla Commissione Europea nella quale si interroga l’istituzione europea sull’opportunità che un soggetto come Pro Vita collegata a gruppi neofascisti possa insediare la sua lobby a Strasburgo ed essere riconosciuta  come onlus regolarmente elencata nel “Registro di Trasparenza” dell’UE.

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A Gay.it Tea ha indicato il punto del pestaggio. L’incrocio tra Viale Vittorio Veneto e via Zarotto (nella foto).

Pestaggio a Porta Venezia

Pochi giorni fa un gruppo di neofascisti italiani ha insultato e pestato una coppia LGBTI a Milano, quartiere rainbow di Porta Venezia. Il gruppo inneggiava a Hitler e compiva il gesto fascista del saluto romano. Sul posto c’erano videocamere, ma non è chiaro se i carabinieri, a cui la coppia ha raccontato l’episodio presentando regolare denuncia, stiano indagando.

 

 

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