Gli ultra-cattolici di Pro Vita farebbero affari con Forza Nuova, soggetto politico di estrema destra, spesso vicino a frange dichiaratamente neofasciste. La lobby neo-con che dichiaratamente lotta per eliminare il diritto all’aborto e per cancellare le identità LGBTIAQ+, avrebbe un rapporto osmotico con i mai estirpati germogli del neofascismo italiano. È così dunque che il buon cattolicesimo che si fregia della parola di Cristo per convincere milioni di persone ad adottare stili di vita “tradizionali”, non si fa scrupoli a trafficare con operazioni immobiliari opache, conti svizzeri, transazioni finanziarie non esattamente lineari in compagnia delle formazioni neofasciste italiane. Un quadro davvero imbarazzante per Giorgia Meloni e per il suo Governo che si lasciano sussurrare da Pro Vita suggerimenti per manipolare la vita civile della società italiana, con gli anti-abortisti nei consultori liberi di assaltare le fragili donne che chiedono di poter accedere all’interruzione di gravidanza e con atti liberticidi con cui l’esecutivo vorrebbe plasmare l’istruzione pubblica italiana, attentando all’articolo 33 della Costituzione che garantisce libertà di insegnamento.
Un’inchiesta del quotidiano Domani porta alla luce legami finanziari tra Antonio Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia, e Roberto Fiore, leader di Forza Nuova, che contraddicono le dichiarazioni ufficiali di Brandi. Quest’ultimo ha infatti sempre negato collegamenti tra la onlus ultra-cattolica che vorrebbe vietare l’aborto e cancellare le identità LGBTIAQ+, e il movimento neofascista, sostenendo che esistesse solo un rapporto personale con Fiore. Tuttavia, nuove prove dimostrerebbero secondo i giornalisti del Domani alcune relazioni economiche significative che coinvolgono immobili e fondi provenienti da conti svizzeri. L’inchiesta è curata da Simone Alliva e Stefano Vergine. Pro Vita smentisce il legami con Fora Nuova, ma i traffici sono troppi e il quadro è molto chiaro.

Le transazioni immobiliari sotto esame
Nel novembre 2012, Fiore vende a Brandi quattro immobili situati a Bari, Latina, Padova e Treviso per un totale di 160mila euro. Gli immobili vengono inizialmente acquistati a titolo personale da Brandi, ma nel 2019 vengono trasferiti gratuitamente a Pro Vita. Nonostante il cambio di proprietà, gli immobili continuano in molti casi a essere utilizzati da Forza Nuova come sedi locali, sollevando interrogativi sulla vera natura di queste operazioni. A Bari, ad esempio, un negozio acquistato da Brandi per 44mila euro resta sede di Forza Nuova per anni prima di essere ceduto a Pro Vita. Situazioni simili si verificano negli altri immobili, dove la presenza del movimento neofascista persiste anche dopo il trasferimento alla onlus.
Fondi esteri e tempistiche anomale
L’inchiesta mette in evidenza tempistiche sospette nei pagamenti. In diversi casi, il denaro utilizzato da Brandi per acquistare gli immobili proviene da conti svizzeri presso UBS, noti per il segreto bancario. I trasferimenti avvengono spesso anni prima dei rogiti. Per l’immobile di Treviso, ad esempio, il pagamento è stato completato cinque anni prima della stipula del contratto. Anche a Padova e Latina emergono irregolarità: i bonifici precedono di molto le transazioni ufficiali, e in alcuni casi gli importi vengono saldati in modo posticipato rispetto al trasferimento di proprietà. Brandi non ha fornito spiegazioni convincenti in merito, limitandosi a dichiarare che si trattava di investimenti personali senza legami con Pro Vita, ma le date smentiscono questa versione.
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Un legame ideologico e politico
Mentre Forza Nuova, marginalizzata dopo l’assalto alla sede della CGIL nel 2021, si è ritrovata fuori dai giochi politici tradizionali, Pro Vita ha guadagnato crescente influenza nelle stanze del potere. Grazie a toni più moderati e a una strategia comunicativa meno aggressiva, l’associazione è oggi vicina al governo Meloni, condividendone le posizioni sui diritti civili. Molti rappresentanti di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia hanno sottoscritto il manifesto dell’associazione, che promuove battaglie come il Family Day e vede il suo portavoce Massimo Gandolfini coinvolto in ruoli istituzionali. Il Governo, tra l’altro, non manca di far avere vere e proprie facilitazioni istituzionali agli ultra-cattolici. C’è del resto un fiume di denaro dietro la onlus ultra-cattolica e lo si capisce dalle numerose campagne di comunicazione omobitransfobiche che appaiono nelle nostre città.
Intercettazioni e dubbi
Alliva e Vergine raccontano sul Domani l’esistenza di intercettazioni telefoniche di esponenti locali di Forza Nuova che gettano ulteriori ombre: Brandi viene descritto come “l’uomo che ci finanzia”. Queste affermazioni rafforzano il sospetto che le operazioni immobiliari siano state un mezzo per sostenere economicamente il partito di Fiore, mascherando i trasferimenti come normali compravendite. Resta poi da chiarire perché gran parte del denaro utilizzato da Brandi provenga dalla Svizzera, una nazione che fino a pochi anni fa garantiva riservatezza bancaria.
Un intreccio opaco
L’inchiesta mette in discussione la trasparenza delle attività di Pro Vita, tanto apprezzata dal governo per le sue battaglie conservatrici, e solleva interrogativi sull’effettiva separazione tra l’associazione e il partito neofascista. Se confermati, questi legami finanziari getterebbero ombre su entrambe le realtà, alimentando dubbi sull’origine e l’utilizzo dei fondi esteri e sulle motivazioni dietro queste operazioni apparentemente svantaggiose per Brandi. L’inchiesta del quotidiano Domani è solo alla prima parte.
La parola di Cristo e i neofascisti
È paradossale e inquietante che la Parola di Cristo, fondata sull’amore, l’accoglienza e la compassione, possa intrecciarsi con il mondo dei neofascisti. L’inchiesta di Domani rivela legami finanziari che gettano ombre su una missione che dovrebbe incarnare valori evangelici. Come può un messaggio universale di pace essere associato a chi alimenta divisioni e intolleranza? Questa commistione tradisce il senso profondo del Vangelo, trasformandolo in uno strumento per agende politiche reazionarie. Affidare la testimonianza di Cristo a chi promuove ideologie che negano dignità e uguaglianza non solo svilisce il messaggio cristiano, ma tradisce chi cerca nella fede un’ispirazione per un mondo migliore. Qualcuno lo dica a Papa Francesco.
