Nunzia De Girolamo: “Chiuderò «Ciao maschio» con Zan, i diritti appartengono a tutti. Sogno una destra moderna”

L'ex ministro - oggi conduttrice di Rai1 - a ruota libera su Gay.it: dalle difficoltà legate alla sua prima esperienza da conduttrice fino al DDL Zan e alla destra di Salvini e Meloni.

Nunzia De Girolamo: "Chiuderò «Ciao maschio» con Zan, i diritti appartengono a tutti. Sogno una destra moderna” - De Girolamo - Gay.it
8 min. di lettura

Se si pensa alla sua immagine pubblica, non si può non notare quanto sia cambiata nel corso degli ultimi anni. È stata definita una donna di destra con idee di sinistra. Dalla militanza in Forza Italia al sì al DDL Zan e all’apertura al mondo LGBT+, Nunzia De Girolamo si racconta a Gay.it.

Dal 2012 al 2013 lei è stata la seconda donna a ricoprire il ruolo di Ministro per le politiche agricole, economiche e forestali. A proposito, ministro o ministra?

Assolutamente ministro. A me non piacciono le sottolineature di genere che passano attraverso le parole. Non mi piace l’idea di essere chiamata Ministra solo perché sono una donna. La carica è quella di Ministro. Questa cosa del linguaggio mi sembra una forzatura e soprattutto rispetto a grandi temi si rischia di concentrarsi su piccole cose che non cambiano la sostanza delle battaglie che si fanno. Mi interessa più che le donne siano protagoniste nella vita politica, imprenditoriale, giornalistica televisiva di questo paese piuttosto che la declinazione al femminile di un sostantivo qualsiasi di una professione

Lo sforzo potrebbe essere quello di far procedere le due cose di pari passo…

Tutti dicono che le donne sono più brave, sono il sesso forte. Poi alla fine se tu devi dire ad una donna che è una donna di carattere le dici che ha le palle e quindi le stai dicendo che serve un attributo maschile per definirla. Quei luoghi comuni, purtroppo, alla fine sono anche delle realtà

Bisognerebbe fare un lavoro di rimozione di tutti questi retaggi patriarcali nei fatti oltre che nel linguaggio. Però da qualche parte si deve pur cominciare…

Si deve cominciare, ma certamente non dal linguaggio nel senso di declinazione dal maschile al femminile. Penso che ci siano battaglie più importanti

Ad un certo punto nel suo percorso professionale, dopo una serie di vicissitudini politiche e giudiziarie, decide di abbandonare la politica e sceglie di approdare all’intrattenimento tv. Arrivano quindi Ballando con le stelle, Non è l’Arena e adesso Ciao Maschio. Come si sente in queste vesti?

Mi sento molto a mio agio e mi sono molto divertita in questo viaggio. Credo che sia, senza presunzione, una scommessa vinta perché non era scontato che chi sa stare in televisione in un ruolo poi sappia fare il conduttore. C’è stato molto gradimento per cui mi ritengo soddisfatta di questa prima fase della mia vita televisiva

Prima ancora che andasse in onda, “Ciao Maschio” è stato preceduto da numerose polemiche. Qualcuno ha detto che il suo approdo come conduttrice su Rai1 era dovuto a ingerenze politiche e al ruolo che suo marito ricopriva (all’epoca Ministro del governo Conte bis, ndr).

Questo è un paese denso di pregiudizi. Alla prima puntata, anche se fossi stata la più brava di sempre, avrebbero avuto da ridire. In Italia c’è sempre questo tentativo di togliere identità, personalità, indipendenza e capacità ad una donna. Io sono stata ministro prima di mio marito. Nessuno si è mai permesso di dire che mio marito era il “marito di”. Qui torno alla tua prima domanda: non è questione di declinazione al femminile di una parola. È questo paese che è malato di pregiudizi, di ignoranza, di maschilismo

Ma secondo lei, se non fosse stata “moglie di” o ex Ministro sarebbe arrivata a questa conduzione?

Io avrei avuto molta più facilità! La cosa incredibile è che io ho subìto un pregiudizio senza precedenti da quando ho cominciato con l’intrattenimento, proprio per il mio essere un politico

Quindi in questo senso è stato penalizzante?

Per me è stato molto penalizzante

Ma più per la sua carriera politica o più per l’essere “moglie di”?

Entrambe le cose. In primis l’essere stato un politico, ancor più di essere stata la “moglie di”. Chi frequenta certi ambienti sa bene quanto la vita di me e mio marito sia nettamente separate. L’essere un ex politico è stato fonte di pregiudizi e un limite. Non un’occasione ma una diminutio. Io non ho avuto le possibilità che hanno avuto gli altri perché il pregiudizio nei miei confronti era maggiore in quanto politico

Vengo nel merito rispetto a “Ciao Maschio”. Al debutto la critica non si è sprecata in elogi. “Chiacchere da bar con un’overdose di clichè”, “Ciao Maschio cavalca uno stereotipo di genere dietro l’altro in un programma anacronistico”, “un inedito, inaudito quartetto di luoghi comuni e stereotipi di genere che su una rete del servizio pubblico nel 2021 non dovrebbero trovare dimora”. Le ha lette queste critiche?

Ho letto tutto e capisco che ognuno debba fare il proprio mestiere. Per fortuna poi hanno cambiato idea ma devo dire che è cambiato anche il programma. Ogni puntata avevo un argomento di spogliatoio e in quell’argomento c’era la divisione maschi/femmine, trattato anche molto con ironia, c’era quell’approccio scherzoso. Poi abbiamo parlato di mille argomenti e, pensa, io chiuderò “Ciao Maschio” con Alessandro Zan.

Questa è una notizia!

Certo che lo è. Bisogna dare il tempo ad un programma, bisogna vederlo, capire una persona dove vuole arrivare, c’è una progettualità in questo programma.

C’era bisogno di un rodaggio, dice…

Era anche la mia prima volta, ero molto più cauta. Ho fatto molto parlare di più gli ospiti, abbiamo molto sorriso. Certamente non sono la stessa persona della prima puntata: ho dimostrato che “Ciao Maschio” era “benvenuto maschio”

Secondo lei però la stereotipizzazione di genere non è stata mantenuta e perpretata anche nelle altre puntate?

No, assolutamente no

Frasi come “è sempre la donna che si alza da tavola per sparecchiare” o interrogativi come “si può essere amico di una donna?” oppure “chi fa il ragù in casa?” non rientrano in questo quadro?

No, quelle sono provocazioni o ironie, lo spogliatoio è un pezzo del mio programma

Quindi, in questo senso, è più superficialità?

No, è una provocazione. È una domanda al maschio per alimentare un dibattito, per essere un po’ giocosi vista l’ora…

Questo lo capisco. Però secondo lei sono temi su cui si può alleggerire? Ci si può permettere questa inconsapevolezza?

Sì, si può alleggerire se tu annunci che è uno stereotipo, che è un modo di dire, che è una cosa che si racconta e chiedi all’altra parte di parlarne, di spiegartelo. Credo che sia invece un servizio che tu rendi. Perché chi ascolta si fa anche un’idea, anche del fatto che esiste ancora una cultura fortemente maschilista. È inutile mettere la sabbia sotto il tappeto e far finta che siamo diventati tutti iper aperti e fluidi. Non è vero perché non è così altrimenti non staremmo a discutere nel 2021 in maniera demente del DDL Zan. Sarebbe già legge.

In un mondo in cui si fa sempre più riferimento a concetti quali l’identità di genere, la fluidità e il non binarismo, il titolo che hai deciso di dare al programma è “Ciao Maschio”. In una società che sta faticosamente cercando di affrancarsi dagli stereotipi di genere che ruolo ha questo “maschio”?

“Ciao Maschio” non è “Addio Maschio” e nasce dall’esigenza di fare un programma di genere nel quale per una volta siano i maschi a parlare anche ad analizzare argomenti che spesso loro non affrontano. Abbiamo costruito un’immagine del maschio che non deve chiedere mai, che deve essere forte, che non può giocare con alcuni giocattoli da bambino, che non può piangere perché se piange è da femmina. Il maschio secondo me ha sempre più difficoltà a mettersi a nudo, a raccontarsi e a raccontare anche le proprie fragilità che sono normali: sono degli esseri umani, non legate al genere

Un racconto da una prospettiva diversa? Però secondo lei questo concetto di maschio non è escludente?

No, perché da me sono venuti maschi che sono sessualmente maschi, sono venuto omosessuali. Il mio programma è chiuso in tutte le puntate da Drusilla Foer, che tu conosci bene, che non è una donna

Secondo lei “Ciao Maschio” puo’ fare di più rispetto a questi temi?

Ma sempre si può fare di più sempre, nella vita chi si ferma è perduto (ride, ndr)

Ci sarà una seconda stagione?

Così pare, speriamo di sì!

Va detto che la collocazione in palinsesto (seconda serata del sabato di Rai1, ndr) non è stata delle migliori, con una prima serata e un traino praticamente inesistenti. Nonostante questo, in alcune puntate ha superato il milione di telespettatori…

Superata la prima puntata, spesso come share ho superato la prima serata. Io non faccio il direttore e ringrazio sempre per l’opportunità e per la vetrina che mi è stata data. In Rai sono molto contenti. All’inizio ho avuto molte difficoltà perché c’era molta diffidenza nei miei confronti: perché ero un politico e perchè non aveva fatto mai il conduttore, non sapevano cosa aspettarsi. Magari poteva essere un flop!

Arrivo al DDL Zan ma prima voglio fare un passaggio sul Vicepresidente del suo ex partito che è Tajani che durante un intervento ha detto che una famiglia senza figli non esiste e che la donna si realizza totalmente con la maternità. Molti suoi colleghi si sono dissociati da queste parole…

Io non sono una donna di mezze parole. Io dico che per me Tajani ha detto una str****ta. Ci sono volte in cui bisogna stare attenti alle parole, a quello che si dice e soprattutto riflettere. Ci son tante persone che hanno anche difficoltà, senza necessariamente entrare nel merito delle donne o delle famiglie arcobaleno

Lei quando era in parlamento ha votato la legge per le unioni civili, se oggi fosse in Senato voterebbe il DDL Zan?

Ovviamente sì. Io ho votato per le unioni civili senza alcun dubbio, nessuna remora. Su questo tema Berlusconi è una persona molto aperta

Pensa che i diritti civili abbiano un colore politico?

Assolutamente no. Mi da molta noia quando si dice che i diritti, la cultura e i temi etici sono di sinistra. Non è vero. Appartengono alle persone, alla cultura, alla formazione, alla sensibilità di ognuno. Questo dovrebbe essere il DDL di tutti: dovrebbe essere approvato da tutte le forze politiche in un clima di serenità. Sarebbe un bel segnale per il nostro Paese e per le nuove generazioni

Allora perchè, secondo lei, la destra (di cui peraltro ha fatto parte) sta facendo questo ostruzionismo in Commissione Giustizia?

Sinceramente? Non l’ho capito. Non mi sono spiegata il motivo di questo scontro. Capisco le motivazioni del centro-destra e quelle di Zan e di chi sostiene quella legge. Mi piacerebbe che trovassero un punto di incontro, sedendosi intorno a un tavolo

Cosa direbbe a Salvini, Ostellari, Pillon e a chi quotidanamente fa in modo che questo disegno di legge non venga approvato in Senato?

Non consegnamo i diritti alla sinistra, ve ne prego. I diritti appartengono a tutti, compresi i nostri figli. Io continuo ad avere fiducia in una destra moderna

Quella di Salvini e Meloni è vecchia?

Non penso sia vecchia. Conosco molto bene entrambi. Mi aspetto che Giorgia (Meloni, ndr), con le capacità che ha di approfondire i temi, possa trovare una mediazione. A Salvini, che non si facesse condizionare da chi la pensa in maniera troppo vecchia rispetto al mondo che è cambiato. Mi dispiacerebbe che il DDL Zan venisse consegnato all’altro lato del parlamento. Io, nonostante oggi faccia la conduttrice, rimango una donna di centro-destra e spero che si possa essere molto moderni, contemporanei. Matteo e Giorgia devono guardare alla destra del domani

Il centro-destra sottovaluta il proprio elettorato?

Per quello dico: guardiamo alla destra del domani. I nostri figli sono molto più avanti di noi. Per mia figlia (otto anni, ndr) certe cose sono assodate: non sono né di destra né di sinistra. Loro sono aggiornati, stanno su internet. Che ci sia un giorno all’anno in cui a scuola si parla di pregiudizi, di discriminazioni (il riferimento è alla Giornata nazionale contro l’omo-lesbo-bi-transfobia prevista dal DDL Zan, ndr) può solo che far bene, perchè ci sarebbero delle persone competenti a spiegare loro quei temi.

Nelle ultime settimane molti personaggi dello spettacolo si sono esposti per sostenere pubblicamente il DDL Zan. Ma molti suoi colleghi politici non lo hanno fatto. Uno dei pochi appartenenti a quel mondo che ha fatto coming out è Rocco Casalino. Perchè molti politici hanno paura di fare coming out? Secondo lei oggi dichiararsi omosessuali è penalizzante per chi fa politica?

Assolutamente no.

Allora perchè succede?

È la domanda delle domande. Noi (politici, ndr) siamo guardati con la lente di ingrandimento rispetto a quello che facciamo. Però all’elettorato non interessa con chi vai a letto. L’importante è che si faccia il proprio dovere

Ma chi fa politica in prima persona non ha una sorta di dovere morale?

Certo, dovrebbe dirlo! Ma perchè non farlo?! Nichi Vendola è stato un amatissimo e votatissimo Presidente di Regione. Dov’è il problema? Ho attraversato diversi mondi nella mia vita professionale e vedo ancora oggi tantissime persone nascondersi. Se continuiamo a litigare sui diritti, quelle persone non lo diranno mai. Bisogna metterli a loro agio: una persona che non ha il coraggio di essere se stessa è una persona condannata alla sofferenza. Se intorno vede il pregiudizio, non lo farà mai.

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