Il governo neozelandese ha annunciato che vieterà i bloccanti della pubertà per i giovani transgender, in attesa dei risultati di uno studio clinico nel Regno Unito, previsti non prima del 2031. Il ministro della Salute neozelandese Simeon Brown ha ufficializzato su X che il governo sta adottando “un approccio precauzionale“, citando la controversa Cass Review del Regno Unito come giustificazione al divieto.
L’annuncio del governo e le reazioni critiche
“Quando si tratta della salute dei bambini, l’evidenza clinica deve guidare le decisioni per garantire che qualsiasi farmaco somministrato ai giovani neozelandesi sia comprovato, sicuro ed efficace”, ha scritto il ministro, convinto che manchino “prove di alta qualità che dimostrino i benefici o i rischi” dei bloccanti della pubertà per i giovani transgender. Nel 2023, in tutta la Nuova Zelanda 113 pazienti hanno utilizzato i bloccanti della pubertà.
Dal prossimo 19 dicembre saranno sospese tutte le nuove prescrizioni per i farmaci soppressori ormonali, utilizzati per il trattamento della disforia di genere. I farmaci rimarranno invece disponibili per i giovani transgender con prescrizioni mediche esistenti e per coloro che ne hanno bisogno per il trattamento della pubertà precoce, dell’endometriosi e del cancro alla prostata, o laddove “l’evidenza clinica ne dimostri chiaramente i benefici”.
New Zealand First, partito di estrema destra membro di minoranza del governo, ha celebrato l’annuncio parlando di “guerra al woke”.
“Oggi, la sanità mentale ha vinto un’altra battaglia nella guerra al woke”. “Dopo anni di pericolosa sperimentazione ideologica promossa da attivisti radicali e approvata da politici deboli, il governo neozelandese ha ufficialmente vietato i bloccanti della pubertà per i bambini. Questo è ciò che accade quando si sostiene un partito che mantiene le promesse. Mentre altri partiti non riescono nemmeno a definire cosa sia una donna, noi ci siamo schierati per le famiglie, per la verità e per i bambini.”
Sebbene l’annuncio del ministro della salute neozelandese non menzioni esplicitamente l’ampiamente criticato Cass Report, controverso documento di 400 pagine pubblicato lo scorso anno nel Regno Unito che denunciava la mancanza di prove a sostegno dell’assistenza di genere per i giovani trans, entrambi i Paesi vogliono ora attendere i risultati di uno studio clinico sponsorizzato dal governo britannico sull’efficacia dei bloccanti della pubertà per i giovani trans prima di prendere una decisione definitiva sul loro utilizzo. Ma ci vorranno altri 6 anni per arrivare a delle conclusioni.
“Affidando la ripresa della prescrizione ai risultati di uno studio clinico nel Regno Unito previsto per il 2031, il governo ha di fatto sacrificato una generazione di giovani trans“, ha attaccato l’organizzazione neozelandese per i diritti civili Rights Aotearoa. “Stanno chiedendo un livello di prove per l’assistenza sanitaria trans che non richiedono per centinaia di altri trattamenti utilizzati di routine pediatrica“. Entrambi i divieti prevedono infatti un’eccezione per i bambini con pubertà precoce e altre patologie, sollevando questioni di pari tutela. “Tutto questo finirà senza dubbio in tribunale, molto rapidamente, come oggetto di una revisione giudiziaria“, ha scritto Paul Thistoll di Rights Aotearo, che ha definito la decisione presa dal Governo come una “palese violazione” della legge neozelandese sui diritti umani.
Anche la Professional Association for Transgender Health Aotearoa (PATHA) ha condannato la decisione presa in Nuova Zelanda, perché esporrà i giovani trans a un rischio di profondo disagio. “Il divieto porterà a un deterioramento della salute mentale, a un aumento del rischio di suicidio e a una maggiore disforia nei bambini e nei giovani con diversità di genere, e li esporrà a un rischio maggiore di emarginazione e discriminazione“, ha affermato la Dott.ssa Elizabeth McElrea, medico di base specialista in cure di affermazione di genere e vicepresidente della PATHA.
“PATHA sostiene la medicina basata sulle prove di efficacia, che si compone di tre componenti chiave: prove accademiche, esperienza clinica e preferenze e valori dei pazienti. Quando la qualità delle prove accademiche disponibili è inferiore, è incredibilmente comune che i medici si affidino a linee guida tratte dall’esperienza clinica. Esercitare la medicina, e la medicina pediatrica (non solo nell’ambito dell’assistenza sanitaria che afferma il genere), spesso richiede di fornire assistenza senza una base di prove di efficacia di alta qualità. L’assenza di prove cliniche di alta qualità non significa che fornire questa assistenza sia sbagliato”.
Il ministro Brown ha precisato come il Consiglio dei Ministri della Nuova Zelanda abbia “deciso di allineare il nostro approccio a quello del Regno Unito“, mettendo in atto “misure di salvaguardia più severe affinché le famiglie possano avere la certezza che qualsiasi trattamento sia clinicamente valido e nel migliore interesse del bambino“.
Dopo la pubblicazione del Cass Report, il governo inglese ha emanato un divieto sulle prescrizioni private di bloccanti della pubertà per i giovani transgender, recentemente prorogato a tempo indeterminato. Il report è stato sottoposto ad esami da parte di enti di beneficenza, organizzazioni no-profit, organizzazioni mediche e accademici, tra cui la British Medical Association, che l’hanno definito “profondamente imperfetto“, perché basato su un “uso selettivo e incoerente delle prove“. A maggio è stato avviato uno studio clinico del Servizio Sanitario Nazionale (NHS) finanziato con fondi pubblici e del valore di 10 milioni di sterline, condotto da ricercatori del King’s College di Londra, sull’uso dei bloccanti della pubertà. Lo studio prevede la somministrazione di trattamenti per il blocco della pubertà a giovani transgender e l’analisi del loro benessere fisico, sociale ed emotivo.
Bloccanti della pubertà, cosa sono?
I farmaci bloccanti della pubertà sono stati definiti come “salvavita” da moltissime giovani persone trans. La triptorelina, un analogo del GnRH, regola gli ormoni riducendo la produzione di testosterone ed estrogeni dopo un iniziale aumento. Utilizzata per trattare cancro alla prostata, endometriosi e fibromi uterini, trova impiego nell’affermazione di genere, ritardando la pubertà nelle giovani persone trans. Questo uso “off label” è considerato un aiuto, reversibile, per esplorare l’identità di genere senza i cambiamenti della pubertà biologica.
In tal senso la comunità scientifica europea è compatta, nel sottolineare come i percorsi affermativi per i minori trans non siano né “sperimentali” né “pericolosi“, così come non esiste alcuna “estrema cautela” che possa giustificarne la limitazione.
A metterlo nero su bianco è un documento di oltre 400 pagine, firmato da 26 società mediche e psicoterapeutiche di Germania, Austria e Svizzera. Un’analisi rigorosa della letteratura scientifica che conferma la linea della World Professional Association for Transgender Health e al contempo smantella, punto per punto, la narrazione costruita attorno al Cass Review, il controverso rapporto britannico che la destra reazionaria ha trasformato in un’arma politica per giustificare lo stop ai bloccanti della pubertà per i minori transgender nel Regno Unito e per alimentare, su scala globale, l’ondata di disingenua diffidenza verso le terapie di affermazione di genere che ha coinvolto anche il nostro paese.
