Donare il sangue da parte delle persone LGBT: la situazione in Italia e negli altri Paesi

Da 3 mesi a 5 anni di astinenza per donare il sangue. In Italia, per la legge che vieta ogni restrizione, dobbiamo ringraziare Umberto Veronesi.

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La donazione di sangue da parte di persone LGBT.
2 min. di lettura

Negli ultimi mesi di Covid 19, si è parlato molto della donazione di sangue per le persone omosessuali e bisessuali. Nel dettaglio, ci si riferiva al plasma delle persone guarite dal Coronavirus, che disponevano degli anticorpi per curare i malati, e alla carenza di sangue che si stava allargando per il lockdown e la paura dei donatori a muoversi.

La protesta è nata negli Stati Uniti d’America, dove l’FDA alla fine ha diminuito l’astinenza sessuale per le persone omosessuali da un anno a tre mesi. Un mezzo passo in avanti, per la verità, ma meglio di niente. Si è aggiunto poi il Brasile, in cui la Corte Suprema ha eliminato completamente il divieto. Stessa decisione da parte dell’Ungheria. Sempre ad aprile, è arrivata la riduzione a 3 mesi anche dall’Australia.

L’attore Yuval David: se sei gay, non accettano il tuo sangue. “E’ il protocollo”

Yuval David è un attore gay che ad aprile ha preso il Covid 19. Dopo il periodo di malattia, avrebbe voluto donare il sangue, ma la risposta è stata no. Il motivo? E’ omosessuale.

Ho portato una copia dei documenti che dimostrano che sono sano. Ma ho detto “Sono gay”. E pensavo che forse la loro politica fosse cambiata o che non avrebbe avuto importanza. Ma devono seguire le normative FDA e AADB, quindi mi hanno detto che non potevano accettare il mio sangue. E ho detto: “E se ti dicessi che faccio sesso con le donne?” L’infermiera mi ha risposto: “Allora potrei accettare il tuo sangue”.

La storia di Yuval è solo una di tante. Esperienze simili si sono registrate spesso in questo periodo. La colpa è dello stigma che marchia i gay come una categoria a rischio, amanti del sesso non protetto.

La situazione in Italia

Se le persone LGBT in Italia possono donare il sangue liberamente e senza restrizione, dobbiamo ringraziare il ministro UmbertoVeronesi (dal 2000 al 2001 con il Governo Amato, oltre a essere stato un celebre oncologo).

Era il 18 aprile 2001, quando il decreto del ministero della Sanità veniva pubblicato in Gazzetta. Il divieto era stato imposto nel 1991, probabilmente per l’epidemia di AIDS da parte del ministro Francesco De Lorenzo. Il Decreto del 2001 cambia i moduli da compilare prima della donazione: non si chiedeva più di dichiarare la propria “non omosessualità”, ma lo stato di salute del donatore e “eventuali comportamenti sessuali a rischio“. Il modulo viene utilizzato ancora oggi.

Si è passati da “categoria a rischio” (riferito i particolare alle persone LGBT appunto) a “comportamenti a rischio”, indipendentemente dall’orientamento sessuale. Il decreto di per sé è stata una vittoria poiché si sfatava la convinzione che la trasmissione di malattie infettive fosse rappresentato dagli omosessuali in quanto tali. Insomma: un gay avrà sicuramente qualche malattia. Questo il concetto fino al 2011.

La situazione degli altri Paesi

Come già spiegato, negli Stati Uniti, dal 2015 anche le persone omosessuali e bisex possono donare il sangue dopo un periodo di astinenza di dodici mesi. In questo periodo è stato diminuito a tre. Idem per Regno Unito e Canada.

Sono ancora dodici i mesi per Austria e Germania, l’astinenza arriva a cinque anni invece a Taiwan. L’Argentina, la Polonia, la Russia e la Spagna la donazione è libera senza restrizioni. Cina, Filippine, Grecia, Libano, Singapore e Slovenia non consentono la donazione di sangue.

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