Suicidio Paolo Mendico, svolta nelle indagini: la destra del Ddl Valditara avvia provvedimenti

Si era impiccato dopo l'inferno di bullismo omofobico a scuola. I provvedimenti del Ministero dell'Istruzione, mentre la destra di governo vuole vietare l'educazione sessuale e affettiva.

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Paolo Mendico: svolta nelle indagini
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Il Ministero dell’Istruzione del Governo Meloni avvia contestazioni disciplinari al personale scolastico per il caso del suicidio del 15enne Paolo Mendico, mentre al tavolo di una commissione parlamentare sfodera tutta la propria ferocia repressiva contro la possibilità di inserire educazione sessuale, affettiva e alle differenze a scuola. Insomma, la destra di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia è tanto solerte ad agitare la “punizione”, quanto complice ad evitare che gli atti di violenza si compiano. È una destra tipicamente autoritaria, che semina disordine per agitare il manganello. Ma andiamo con ordine.

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Nel drammatico caso di Paolo Mendico, il 15enne di Santi Cosma e Damiano (Latina) che si è tolto la vita l’11 settembre poco prima del rientro a scuola, arriva oggi una novità significativa: il Ministero dell’Istruzione ha concluso l’ispezione avviata dopo la denuncia della famiglia e ha deciso di formulare contestazioni disciplinari rivolte al personale docente dell’istituto da lui frequentato.

L’atto ispettivo ha previsto l’audizione dei docenti e del personale dell’I.T.I.S. Antonio Pacinotti di Fondi. Secondo quanto riportato nelle ultime ore da fonti autorevoli, l’ispezione ha rilevato elementi sufficienti per avviare un procedimento disciplinare.

Proseguono intanto le inchieste della magistratura: la Procura dei Minori di Roma sta valutando la posizione di alcuni coetanei di Paolo, mentre la Procura di Cassino si concentra sull’eventuale responsabilità di adulti che avrebbero omesso interventi adeguati nel tempo.

Una battaglia di anni, nel silenzio delle istituzioni

Paolo Mendico Gay.it
Paolo Mendico – Gay.it

Paolo ha subìto per anni insulti, derisioni e umiliazioni. “Sei una femminuccia”, “Paoletta”, “Nino D’Angelo”: così lo chiamavano a scuola, mentre lui coltivava la passione per la musica, la cucina e la pesca. Aveva capelli biondi e lunghi, che alla fine fu costretto a tagliare per cercare sollievo da quella pressione insostenibile.

I genitori, Giuseppe Mendico e Simonetta La Marra, avevano presentato più di quindici segnalazioni, tra incontri, email ed esposti. Ma, secondo il loro racconto, nessuno avrebbe ascoltato. “La scuola sapeva e non ha fatto nulla”, ha detto la madre in un’intervista. Parole che oggi trovano una prima, drammatica conferma.

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La scuola sotto esame, la legge (non) applicata

Giuseppe Mendico e Simonetta La Marra: genitori di Paolo morto suicida a 15 anni perché bullizzato, lo schernivano come "femminuccia". Foto di Repubblica
Giuseppe Mendico e Simonetta La Marra: genitori di Paolo morto suicida a 15 anni perché bullizzato, lo schernivano come “femminuccia”. Foto di Repubblica

La legge 70/2024 impone alle scuole l’obbligo di intervenire tempestivamente in caso di bullismo e, nei casi più gravi, di segnalare alle autorità. L’avvio di un procedimento disciplinare da parte del Miur implica che almeno uno di questi obblighi potrebbe non essere stato rispettato.

Per la famiglia di Paolo, che si è vista isolata anche dopo la tragedia, al funerale del figlio, secondo quanto riferito, era presente un solo compagno di classe, questa svolta rappresenta un riconoscimento tardivo, ma necessario. Qualche anima nera ha persino imbrattato il suo necrologio.

Chi si oppone all’educazione alle differenze può dirsi estraneo?

Nel frattempo, in Parlamento, la destra continua a ostacolare ogni tentativo di introdurre un’educazione affettiva e alle differenze nelle scuole. La Lega ha appena presentato un emendamento al Ddl Valditara (che secondo molti realtà LGBTIAQ+ ascoltate in parlamento viola la costituzione) per estendere il divieto di educazione sessuo-affettiva anche alle medie, oltre che alla scuola materna e alle elementari. Per le superiori, resterebbe comunque l’obbligo del consenso dei genitori.

È una destra che si intesta le responsabilità morali di rinunciare alla prevenzione culturale della violenza di genere e della discriminazione delle diversità, ma che si adopera con solerzia a punire. È una destra repressiva e autoritaria.

È legittimo allora domandarsi, come già abbiamo fatto: chi si oppone all’educazione al rispetto può dirsi davvero estraneo alla catena di violenza che ha portato alla morte di Paolo?

La storia di Paolo Mendico non è un caso isolato. È il riflesso di un sistema scolastico e culturale che troppo spesso minimizza, ignora, silenzia. E di una cricca di governo pronta ad agitare il manganello quando le tragedie che non ha intenzionalmente voluto prevenire sono già compiute.

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