Il 26 aprile 2025 ricorre la Giornata Internazionale della Visibilità Lesbica, e per l’occasione si terrà, per la prima volta in Italia, la Dyke March. Teatro dell’importante manifestazione sarà Roma. Un evento senza precedenti che vuole essere una presa di parola collettiva, uno spazio politico e di rivendicazione per lesbiche, donne queer, persone non binarie e tutte le soggettività che si oppongono al patriarcato e all’eteronormatività.

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Il manifesto ufficiale della Dyke March Roma 2025
“Scendiamo in piazza come lesbiche, con tutte le nostre differenze, declinazioni, intersezioni”, recita il manifesto ufficiale della Dyke March Roma 2025, che si propone di dare visibilità a identità troppo spesso marginalizzate. Una marcia per riprendersi il potere degli amori, delle visioni, della rabbia, delle intelligenze, della storia e delle radici: un atto politico e affettivo, un momento di orgoglio e resistenza.
L’evento, che vedrà l’Italia protagonista per la prima volta, è organizzato da un gruppo di attiviste lesbiche italiane. Questa marcia nasce dall’urgenza di affermare l’esistenza lesbica in tutte le sue forme, sfaccettature e intersezioni. “Decidiamo di scendere in piazza come lesbiche, con tutte le nostre differenze, declinazioni, intersezioni. Lesbiche, donne*, donne* bisessuali, donne* queer, persone queer, non binarie, lelle, camionare, persone trans, femme e butch, etc.”, si legge ancora nel manifesto, ribadendo come ciascuna soggettività condivida la lotta contro il patriarcato, i ruoli di genere e l’eteronormatività.
La prima Dyke March italiana nasce con un’identità politica chiara e intransigente. È antifascista, anticlericale e no-VAT, antirazzista e anticolonialista, antimilitarista, solidale con il popolo palestinese, impegnata per la giustizia climatica, antispecista e antiabilista.
La partecipazione alla prima Dayke March italiana, non significa solo affermare la propria identità lesbica, ma pretendere il pieno riconoscimento dei diritti umani, consapevoli che queste istanze, sebbene nascano dalla comunità lesbica, investono l’intera società. La Dyke March si batte contro la lesbofobia e la violenza di genere, per il pieno accesso ai diritti riproduttivi, per il riconoscimento del sex work e la visibilità delle sessualità non convenzionali. Rivendica il diritto universale alla salute, l’introduzione di un’educazione sessuale e affettiva nelle scuole, il rispetto e la tutela delle persone transgender e non binarie. Chiede, inoltre, la fine di ogni forma di discriminazione nei confronti delle lesbiche, in ogni spazio e contesto della vita sociale.
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Il percorso: un evento aperto a tuttə
La marcia di Roma del 26 aprile 2025 si preannuncia come un evento aperto a tuttə: lesbiche, alleate* e chiunque voglia unirsi alla lotta per la visibilità e i diritti lesbici. Tuttavia, nel manifesto vengono fatte delle doverose precisazioni: la parte iniziale del corteo sarà riservata alle lesbiche, per valorizzarne la presenza e il protagonismo politico. Anche gli uomini cisgender saranno i benvenuti, ma viene chiesto loro di posizionarsi in fondo al corteo, come gesto concreto di supporto alla visibilità lesbica.
Per preservare l’autonomia e l’orizzonte politico della marcia, si chiede esplicitamente di non portare bandiere di partiti politici o sindacati. Le associazioni e i gruppi non lesbici sono invitati a partecipare portando i propri simboli solo se accompagnati da messaggi espliciti di solidarietà e rivendicazione lesbica. È inoltre sconsigliato l’uso di bandiere nazionali, ad eccezione di quelle che rappresentano popoli oppressi.
L’appuntamento è fissato alle ore 16:00 a Largo Agosta, zona servita dalla Metro Linea C – fermata TEANO e da diverse line di autobus. Un cambio di rotta dell’ultimo momento e che ha trasformato il corteo della Dyke March in un presidio statico non marciante “per motivazioni esterne alla nostra volontà”.
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Cos’è la Dyke March e perché esiste: trent’anni di resistenza lesbica
Le Dyke March sono nate oltre trent’anni fa come risposta diretta all’emarginazione delle lesbiche all’interno dei movimenti LGBTQIA+. Non sono parate celebrative o mainstream, ma manifestazioni di resistenza, visibilità e autodeterminazione. La prima Dyke March fu organizzata a Washington nel 1993 dalle Lesbian Avengers, gruppo di attiviste che lottava per la sopravvivenza e la rappresentanza lesbica. Da quella prima, imponente marcia che raccolse circa ventimila partecipanti, l’iniziativa si è diffusa rapidamente, prima negli Stati Uniti e poi nel resto del mondo.

A differenza dei Pride ufficiali, spesso patrocinati, istituzionalizzati e orientati alla celebrazione, le Dyke March si sono sempre caratterizzate per la loro natura radicale e autogestita. La Dyke March di New York, ad esempio, si svolge ogni anno dagli anni ’90 senza permessi ufficiali, in pieno esercizio del diritto alla protesta sancito dal Primo Emendamento della Costituzione statunitense.
Il cuore di queste marce è la visibilità lesbica, l’attivismo e la costruzione di reti di solidarietà. Sono spazi politici e inclusivi, aperti a chiunque si riconosca nella parola “dyke”, a prescindere da identità di genere, orientamento sessuale o provenienza. Le Dyke March incarnano lo spirito originario del Pride come atto di protesta, ponendo al centro le esperienze lesbiche e la necessità di continuare a lottare contro ogni forma di oppressione.
Marcia di Roma: perché oggi e l’importanza di esserci
Nonostante i passi avanti compiuti dalla comunità LGBTQIA+ in Italia, le lesbiche continuano a fare i conti con difficoltà specifiche, soprattutto quando si tratta di visibilità e riconoscimento. La Dyke March di Roma, che segna un evento storico per il movimento, rappresenta un’occasione irripetibile per le lesbiche italiane di reclamare i propri diritti e di far sentire la propria voce in un contesto che spesso le ha emarginate e messe in ombra.
Il contesto italiano è solo la punta dell’iceberg dello stato di oppressione messo in atto negli ultimi anni dalle politiche di estrema destra in tutto il mondo. Anche il nostro Paese ne è vittima, a causa delle politiche repressive che mettono sempre più alla prova le donne e la comunità LGBTQIA+, continuamente al centro di una vera e propria persecuzione.
Alessandra Maiorino, senatrice del Movimento 5 Stelle (M5S), nell’annunciare la sua presenza alla prima Dyke March italiana del 26 aprile, ha ribadito come la risposta alle politiche repressive, che stanno colpendo le comunità LGBTQIA+ in Italia e nel mondo, debba venire dalle donne, in particolare dalla stessa comunità e da chiunque si opponga alle discriminazioni. La senatrice ha evidenziato come il patriarcato stia cercando di erodere i diritti delle donne e come la Dyke March rappresenti una risposta di resistenza.
Inoltre, Maiorino ha riservato una sonora critica all’Italia per non aver firmato una dichiarazione dell’Unione Europea a favore delle politiche LGBTQIA+ e per non aver condannato il divieto del Pride in Ungheria.
Elly Schlein contro le politiche repressive di Orban e Meloni
A tal proposito, Elly Schlein, Segretaria del Partito Democratico, in queste ore ha condiviso su Instagram un post in riferimento all’alleanza tra Orban e Giorgia Meloni, descrivendola come “Una delle pagine più buie per i diritti che l’Unione Europea abbia mai conosciuto”.
Il riferimento è al divieto del Pride in Ungheria, decisione che appare come una persecuzione vera e propria nei confronti della comunità LGBTQIA+. Le politiche repressive messe in atto da Orban, vogliono cancellare le persone trans e non binarie, ponendoci davanti ad una “palese violazione dei diritti umani”, come sottolineato dalla stessa Schlein, ribadendo il suo totale supporto.
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