È stato presentato al Sundance Film Festival Peter Hujar’s Day di Ira Sachs, nuovo atteso film del regista di Passages nonché biopic su Peter Hujar, fotografo americano dichiaratamente gay morto nel 1987 a causa dell’aids. Nei suoi abiti troveremo Ben Whishaw, un anno fa splendido Limonov per Kirill Serebrennikov e nel 2023 diretto da Sachs proprio in Passages

Peter Hujar’s Day di Ira Sachs, di che parla?

Peter Hujar’s Day è tratto da una conversazione telefonica che Hujar ebbe con una cara amica, la scrittrice Linda Rosenkrantz (interpretata da Rebecca Hall) nel 1974. Quella lunga conversazione fu registrata e il film si basa sulla trascrizione reale. Per la parte Ben Whishaw ha dovuto imparare 55 pagine di dialoghi, a differenza delle tre di Rebecca Hall.

Rosenkrantz chiese a Hujar di ricordare tutto quello che aveva fatto il giorno prima. In origine quella telefonata era nata con l’idea di dar forma ad un libro, poi mai realizzato da Linda. La trascrizione fu scoperta nel 2019 alla Morgan Library di New York. Alcune parti finirono proprio in un libro, che attirò l’attenzione di Sachs.

Whishaw ha rivelato di non aver mai interpretato un ruolo tanto complicato, a causa proprio dell’enorme quantità di dialoghi da memorizzare.

“È stato davvero difficile impararli”. “L’ho mostrati a un mio amico musicista e mi ha detto, ‘Fanculo, è impossibile, è come cercare di imparare l’improvvisazione di qualcun altro’, che è un po’ come è successo perché non era una cosa scritta”.

Per chiarire, ha aggiunto: “È scritta, ma è piena di tutte quelle sfumature, stranezze di discorso e dei modi in cui le persone parlano. È diventato molto affascinante da imparare, anche se molto difficile”.

Proprio l’interpretazione di Whishaw ha convinto il regista che il film avrebbe dovuto essere un lungometraggio e non un corto, come inizialmente ipotizzato.

Il fatto che Ben renda ogni parola preziosa non era qualcosa che potevo sapere in anticipo“, ha detto Sachs. “Ogni parola conta e lui lo trasmette, quindi c’è un interesse che mi è sembrato completo e volevo vederlo fino in fondo”.

Chi era Peter Hujar?

Peter Hujar è nato nel 1934 a Trenton, nel New Jersey. Sua madre lo portò a New York una volta risposatasi, ma Hujar lasciò casa a 16 anni per vivere in modo indipendente. Studiò fotografia alla School of Industrial Art e dimostrò un talento prodigioso fin da giovane. Negli anni ’60, oltre a realizzare le sue opere, si esibì per Andy Warhol nella serie di film “Screen Tests”.

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Hujar ha iniziato a esporre le sue opere negli anni ’70 e ha fotografato personaggi del calibro di Allen Ginsburg, William Burroughs, John Waters e Divine. Ha anche prodotto opere omoerotiche e ha spesso scattato ritratti spontanei ad amici. Rigorosamente in bianco e nero.

Mentre era in vita il lavoro di Hujar ha ricevuto pochi elogi dalla critica. Tuttavia, negli anni successivi alla sua morte è stato rivalutato, come molto spesso accade. Ora è considerato uno dei migliori fotografi americani del XX secolo. +

A inizio anni ’80 Hujar incontrò il giovane artista David Wojnarowicz, che divenne prima suo amante e sucessivamente suo protetto. Molto vicino a Peter anche Robert Mapplethorpe. Entrambi gli artisti erano uomini bianchi gay che eccellevano nella fotografia ritrattistica e che realizzavano opere spudoratamente omoerotiche in bilico tra pornografia e arte. Ma erano due opposti. Se Mapplethorpe riduceva i suoi soggetti a forme astratte, i volti dei suoi modelli a maschere, i suoi modelli nudi a sculture, Hujar enfatizzava le idiosincrasie dei suoi modelli, le loro qualità irriducibili, la loro sensibilità umana rispetto alla loro geometria carnosa. “Orgasmic Man“, una delle opere più memorabili di Hujar, rappresentava una differenza fondamentale tra il suo lavoro e quello di Mapplethorpe: mai, in tutte le fotografie edite da Mapplethorpe, vengono infatti mostrati l’orgasmo o l’eiaculazione, né vengono raffigurate le espressioni facciali concomitanti. A differenza di Hujar.

Nel gennaio del 1987 a Peter Hujar fu diagnosticato l’aids. Morì 10 mesi dopo, all’età di 53 anni, il 25 novembre al Cabrini Medical Center di New York. Il suo funerale si tenne alla Church of St. Joseph nel Greenwich Village e fu sepolto al Gate of Heaven Cemetery a Valhalla, New York.

Peter Hujar’s Day, le prime recensioni

Dopo la première di lunedì al Sundance Film Festival, il critico Bilge Ebiri ha definito Peter Hujar’s Day “un capolavoro”.

Anche David Frear di Rolling Stone lo ha elogiato: “Il film dura 76 minuti. Avrebbe potuto durare quattro volte di più”.

“La conversazione che Peter ha avuto con Linda  è un atto silenziosamente radicale che, non importa quanto lento, viene trasformato in qualcosa di eterno nella direzione delicata e ponderata di Sachs”, ha scritto Chase Hutchinson di The Wrap.
Brian Tallerico RogerEbert.com Ci sono chiari echi visivi di Jean-Luc Godard e Rainer Werner Fassbinder, che danno al progetto un collegamento non solo con la scena intellettuale/fotografica dell’epoca, ma anche con quella cinematografica“, ha aggiunto Brian Tallerico per RogerEbert.com.
Questo è un film in cui vorresti vivere. È l’offerta meno commerciale di Sachs in una filmografia che è sempre stimolante, desiderosa e ossessionata dai suoi attori“, ha sentenziato Ryan Lattanzio per IndieWire.

Nel suo stile documentaristico messo in scena in scala ridotta, “Peter Hujar’s Day” è squisitamente realizzato e avvincente da guardare“, ha scritto Owen Gleiberman per Variety.

Per ora tutto tace sulla distribuzione di Peter Hujar’s Day, che sarà mostrato anche al Festival di Berlino.

Ira Sachs è ebreo e apertamente gay. Dal 2012 è sposato con il pittore Boris Torres. Sono genitori di due gemelli; Felix e Viva.

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