Sono 2.349 i nuovi casi di HIV registrati in Italia solo nel 2023. Un numero che potrebbe essere drasticamente ridotto se la Profilassi Pre-Esposizione – più conosciuta come PrEP – fosse davvero accessibile a chi ne ha bisogno.
Parliamo infatti di un farmaco che, assunto correttamente, riduce il rischio di contrarre l’HIV fino al 99%. Una rivoluzione nella prevenzione, già ampiamente adottata in molti paesi: tra il 2015 e il 2020, il Regno Unito – ad esempio – ha visto un calo del 71% delle nuove infezioni tra uomini che fanno sesso con uomini, tanto che in Francia la PrEP è entrata ufficialmente nei protocolli di sanità pubblica, con campagne mirate e distribuzione capillare. Nel nostro paese, come prevedibile, siamo invece fermi a una conoscenza parziale e a un accesso a ostacoli, dove ottenere il farmaco è spesso un’impresa.
Nonostante la rimborsabilità introdotta nel 2023, ottenere la PrEP in molte regioni italiane resta infatti un calvario. Liste d’attesa infinite, prenotazioni che saltano, carenze di scorte: un percorso a ostacoli che rende l’accesso a un farmaco salvavita una sfida estenuante, soprattutto nelle aree dove la sanità pubblica è cronicamente sottofinanziata.
A raccontarcelo, dalla Puglia, è Giovanni. Sei mesi di attese, visite annullate all’ultimo minuto, esami inutili e spostamenti tra città, solo per sentirsi dire, alla fine, che la PrEP non era disponibile. E mentre il sistema sanitario affonda nella disorganizzazione, l’Italia continua a registrare la maggior parte delle nuove infezioni da HIV attraverso rapporti sessuali non protetti – fenomeno aggravato dall’ancora altissimo tasso di diagnosi tardive. Un’emergenza che avrebbe una soluzione, se solo la volontà politica fosse all’altezza della realtà.
Un percorso a ostacoli: l’odissea di chi cerca la PrEP in Puglia
Quando Giovanni ha deciso di iniziare la profilassi, pensava che la parte più complicata sarebbe stata ricordarsi di assumere il farmaco ogni giorno. Non immaginava che il vero ostacolo sarebbe stato riuscire a ottenerlo. Il primo passo era semplice, almeno sulla carta: prenotare una visita infettivologica per ottenere la prescrizione. Ma già al primo tentativo, il sistema sanitario si è rivelato un labirinto senza uscita.
“Il CUP mi ha mandato a Manduria, comune distante circa 60km da Taranto” racconta “Io, non essendo ancora dotato di autovettura, ho provato ad andarci tramite pullman fornito da Trenitalia. Il giorno della visita il pullman non è passato per circa 2 ore, scoprendo poi che la linea era stata soppressa insieme ai miei 6€ di biglietto, che non ho mai recuperato. Ho contattato telefonicamente la dottoressa che mi doveva visitare, una bravissima donna straniera che mi ha “televisitato” via WhatsApp e al telefono. Ed è qui che scopro che loro occupavano solo di casi di HCV in progressione, che il cup mi aveva mis indirizzato da loro e che dovevo effettuare la visita al reparto malattie infettive e tropicali dell’ospedale Moscati di Taranto”.
Un errore che ha significato ripartire da zero. Nuova prenotazione, altri tre mesi di attesa. Nel frattempo, una lista di esami da eseguire: emocromo, screening per epatiti, MST, tampone per la gonorrea. Anche qui, però, la disorganizzazione ha preso il sopravvento.
“La mia seconda visita infettivologica era fissata per il 24 dicembre 2024. Un bellissimo modo di passare la vigilia. Non era diversa dalla prima, se non per un dettaglio: gli esami che avevo già fatto non bastavano. Il medico mi ha spiegato di nuovo tutto l’iter della PrEP e mi ha anche avvisato che il reparto era gravemente sottostaffato—tre medici, due infermieri—quindi dovevo prenotare il prima possibile per evitare tempi di attesa infiniti.
Gli esami li ho prenotati il 2 gennaio 2025, ma sono riuscito a farli solo il 12 e il 21 febbraio. Il 21 è andato tutto liscio, ma il 12 è stata un’odissea. Durante la prenotazione, durata quasi un’ora, il CUP non riusciva a inserire il tampone per la gonorrea. Dopo mille chiamate, me lo hanno fissato a Martina Franca, a 15 km da Taranto.
Una volta lì, ho passato la mattinata a essere rimbalzato tra tre reparti, tutti convinti che non fosse di loro competenza. Alla fine, una dottoressa visibilmente esaurita ha perso la pazienza, ha urlato contro il CUP, si è scusata con me e mi ha detto che l’esame lì non potevano farlo. Dopo una telefonata all’ospedale Moscati, ho scoperto che avrei potuto integrarlo in un altro test il 21 febbraio.
Finalmente, l’ultimo passo: la prescrizione della PrEP. Sembrava filare tutto liscio, finché non mi hanno detto che nel frattempo l’esame HIV era scaduto. Per evitare di dover prenotare di nuovo la visita, mi hanno emesso la prescrizione con decorrenza dal giorno dell’analisi”.
Dopo sei mesi di visite, spostamenti, telefonate e inutili attese, Giovanni aveva però finalmente in mano la sua ricetta. Fine dell’odissea, dunque? Neanche per sogno. Quando si è presentato in farmacia per ritirare il farmaco, ha trovato l’ennesima porta chiusa.
“Dopo essermi recato alla farmacia dell’ospedale scopro che il farmaco è carente, che non hanno soldi per comprare gli alternativi e che bisogna aspettare. Mi hanno fotocopiato la ricetta e inserito in una pila, insieme probabilmente agli altri malcapitati in attesa. La farmacista inoltre mi ha comunicato che probabilmente non vedrò mai la mia prescrizione oppure la vedrò tra diversi mesi”.
Un percorso a ostacoli che trasforma il diritto alla prevenzione in un privilegio per pochi. Perché in Italia la PrEP è gratuita, sì. Ma solo se riesci a trovarla.
La mappa dell’accesso alla PrEP in Italia
Potremmo pensare a un caso isolato. Un’anomalia. Ma la storia di Giovanni non è altro che la fotografia di una disuguaglianza sistemica nell’accesso alla PrEP in Italia. Come per molti altri aspetti della sanità pubblica, la possibilità di ottenere il farmaco dipende da dove vivi.
A Milano, Bologna e Roma, i centri dedicati sono più accessibili, i tempi di attesa più brevi e il percorso più chiaro. Il farmaco è disponibile nelle farmacie ospedaliere, e chi vuole iniziare la profilassi sa dove e come muoversi. “A Torino, per esempio, esistono almeno 14 sportelli CUP per prenotare le visite. A Taranto? Tre, aperti solo cinque ore al giorno“.
Ma anche nelle regioni più organizzate, la disponibilità del farmaco non è affatto garantita. A Rimini, nel dicembre 2024, diversi pazienti hanno denunciato la totale assenza di PrEP nelle farmacie ospedaliere. In altre parole, anche chi vive in città dove il servizio è più strutturato può trovarsi davanti a un muro.
“Io posso anche fare a meno della PrEP” conclude Giovanni “Ma non oso immaginare cosa significhi avere una malattia più grave, come la SLA o un tumore, ed essere soggetto a questo disastro che peggiora sotto i nostri occhi. La mia richiesta è quello che viene ormai ripetuto da sempre: Mancano soldi, mancano medici, mancano infermieri, mancano OSS e mancano i medicinali. Spendiamo il 2% del GDP in armi e approviamo l’autonomia differenziata. E intanto la gente muore in ospedale”.
