Nel variegato calendario dei Pride 2025 che coloreranno le strade delle principali città italiane – raggiungendo altresì le piccole province -, anche quest’anno si impongono, al fianco di quelli istituzionali e ampiamente noti, i Pride “antagonisti”. A partire dal mese di aprile e fino alla fine di settembre, saranno numerosi i cortei e le manifestazioni organizzati da movimenti impegnati nella tutela dei diritti della comunità LGBTQIA+.

In questo articolo
Pride antagonisti, cosa sono: la voce radicale della comunità LGBTQIA+
Negli ultimi anni, sempre più città italiane hanno visto fiorire cortei del Pride “alternativi” o “antagonisti”, organizzati da collettivi queer, transfemministi e soggettività LGBTQIA+ critiche verso l’evoluzione dei Pride ufficiali. Questi nuovi Pride “laterali” non si oppongono alla celebrazione dell’orgoglio queer, ma mettono in discussione l’attuale assetto istituzionale e commerciale delle parate tradizionali.
A preoccupare i collettivi è la trasformazione del Pride in un grande evento promozionale, dove sponsor, brand e politici sfilano in prima linea, spesso senza un reale impegno verso le cause LGBTQIA+. I Pride antagonisti denunciano in particolare il rainbow washing: quella strategia di marketing con cui le aziende si appropriano dei simboli LGBTQIA+ durante il mese del Pride per costruirsi un’immagine inclusiva, pur mantenendo pratiche interne spesso contrarie ai valori di equità e giustizia sociale.
Da dove nasce la “frattura”: gli obiettivi
In molti casi, la nascita di Pride antagonisti, autonomi, anticapitalisti e autogestiti è strettamente connessa alla necessità di volersi riappropriare del senso politico e rivoluzionario del Pride, nato dai moti di Stonewall. Sono sempre più, in Italia, i gruppi orizzontali, autogestiti e politicamente radicali, che puntano il dito contro i Pride istituzionali, accusandoli di aver perso la carica rivoluzionaria propria delle origini. Scrive a tal proposito il Priot Pride di Roma in un post IG pubblicato poche ore fa:
Riteniamo il Roma Pride un’opzione non percorribile. Per questo, non solo abbiamo scelto di non parteciparvi, ma vogliamo altresì costruire un’alternativa possibile per noi. Proprio quel giorno, proprio nella nostra città.
Marceremo insieme altrove, abitando i margini insieme a tutt3 l3 sorell3 che incarnano l’opposizione a un potere assoluto di un sistema oppressivo.
Non possiamo né vogliamo più essere assorbite dalla macchina capitalista che è il Roma Pride e quindi decidiamo di posizionarci, politicamente e fisicamente al di fuori di esso, per tornare a fare politica nei quartieri che abitiamo e che nel tempo abbiamo imparato a chiamare casa.
Non, dunque, un palco su cui far sfilare loghi aziendali o vetrine per “commercializzare” l’identità queer, dove la protesta viene messa in ombra dall’intrattenimento, ma piuttosto un atto di resistenza spontanea contro la repressione ed un modo per riappropriarsi dell’originario senso del Pride.
Visualizza questo post su Instagram
Gli obiettivi dei Pride antagonisti sembrano comuni: riportare l’orgoglio LGBTQIA+ al suo significato politico più profondo, dove lotta, visibilità e autodeterminazione restano centrali e non sullo sfondo. Anche per tale ragione rifiutano finanziamenti aziendali, palchi istituzionali, e rimettono al centro le istanze di chi resta spesso ai margini anche all’interno della comunità: persone trans*, non binarie, migranti, sex worker, disabili, neurodivergenti.
Questi Pride “laterali”, si configurano come eventi costruiti dal basso, senza gerarchie e solitamente autofinanziati. Gli spazi sono inclusivi e pensati per persone che non si sentono rappresentate dal Pride mainstream, allo scopo di ridare piena visibilità a soggettività marginalizzate e invisibilizzate anche all’interno della stessa comunità LGBTQIA+.
Pride antagonisti 2025 in Italia: la lista
Tra i Pride “laterali” che negli anni si sono posti in posizione critica nei confronti di quelli istituzionali e ufficiali, ne compaiono alcuni che hanno rivendicato con forza la piena autonomia, accogliendo un numero sempre più ampio di partecipanti. Ne sono l’esempio Marciona a Milano, Priot a Roma e Free-k Pride a Torino.
Visualizza questo post su Instagram
A questi si aggiunge anche La Mostruos3 Pride, realtà nata a Siena e profondamente fondata su una visione politica radicale e non conforme. Già la scelta dell’articolo determinativo femminile — “La” Mostruos3 Pride — rivela una presa di posizione decisa contro il binarismo di genere e le narrazioni dominanti, rivendicando con orgoglio un’identità ibrida, ‘mostruosa’, fuori norma e dissidente.
Ecco la lista dei Pride antagonisti 2025 (in aggiornamento):
- 31 maggio 2025. Free-k Pride a Torino (IG)
- 28 giugno 2025. Rivolta Pride a Bologna (FB | IG)
- 7 giugno 2025. Piceno Pride a Imola (IG)
- 14 giugno 2025. Priot Pride a Roma (IG)
- 5 luglio 2025. Rivolta Gaya – Imola Pride (FB | IG)
Da confermare
