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Siamo tuttə diversə, l’onda dei Pride antagonisti

Anche le nostre battaglie sono sinonimo di profitto: cosa ci dicono i Pride che potremmo definire "laterali" o "antagonisti".

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Marciona Milano 2023 - foto di Aytekin Yalçın - art direction Gabriele Papi
Marciona Milano 2023 - foto di Aytekin Yalçın - art direction Gabriele Papi
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Non esiste un solo Pride. Ogni Pride è peculiare, groviglio multiforme e mai domo, universo di libere galassie e variabili fattori. Ogni Pride è un caos, e non esiste un Pride giusto, né un Pride migliore.

Nel mezzo di un orgoglio d’inizio estate, con un Pride Month così variopinto, inclusivo, ovunque tinto d’arcobaleno, la manifestazione più importante per la nostra comunità si mette (o viene messa) in discussione. Nascono così Pride “laterali”, che possiamo definire “antagonisti”. che rivendicano una differenza tra le differenze. E sono sempre di più.

Dal Priot Pride di Roma, Indecoroso Oltre Tutto, dello scorso 1 Giugno, alla Marciona di Milano il 17 Giugno, dal Rivolta Pride a Bologna  al Free-k Pride a Torino,  e poi gli Stati Genderali con la marcia per Cloe Bianco, fino al Laguna Pride di Venezia. Occasioni che offrono un momento di riflessione sugli strumenti, sui linguaggi, sugli obiettivi. E che ci dicono che, forse, non esiste il Pride per tuttə e che, quanto più la comunità queer si rende visibile, tanto più è difficile avere tuttə sotto la stessa bandiera. E del resto, la rivendicazione della non omologazione, anche nel momento in cui prendiamo atto che non siamo tuttə d’accordo, resta la stella che continua a guidarci negli universi del possibile e dell’impossibile.

(continua dopo la foto)

 

Free-k Pride a Torino
Free-k Pride a Torino –  foto Instagram

Perché se la rappresentazione mainstream – con sponsor che ci chiamano, ci desiderano, ci pagano (ma solo per un mese) e che promettono di imparare le infografiche a memoria – fanno risuonare le nostre affermazioni su larga scala e su un’ampia fetta di popolazione (evviva!), va anche detto che un persistente tanfo di godereccia e spensierata omologazione serpeggia con olezzo sempre più insistente, a favore della commodifcation del brand, a braccetto con quel sistema che storicamente tutto vuole, meno che la liberazione dei corpi. (continua dopo la foto)

 

 

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E allora benvenuti Pride laterali o antagonisti o come vogliamo chiamarli (?), già vibranti e disordinati da qualche anno, ma mai numerosi come in questo 2023 che vede l’Italia in mano alla peggior destra dal 1945 ad oggi.

Espressamente transfemministi (quindi non femminismo cis-bianco neoliberista, ma fatto anche da e per le persone di genere non conforme – riposino in pace le TERF), anticapitalisti (dal basso, svincolati da ogni sponsor, brand, multinazionale o meccanismo di profitto) e accessibili per chiunque (con percorsi percorribili da tutti i corpi e che tengano conto delle esigenze di persone con disabilità o neurodivergenti).

Non si tratta di “Pride alternativi”, ma di un ritorno al clima di rivolta che fu alle origini del nostro movimento. A quando le comunità transgender, latine, e afroamericane (e quindi non solo uomini gay cisgender e bianchi) ribaltavano il piano, rovesciando la propria re-azione contro le forze dell’ordine nelle strade di New York.

Non è un caso che i gruppi di forze dell’ordine LGBTQIA+ non sono ben visti dai Pride antagonisti: perché la presenza di soggetti autorizzati all’uso della forza si tramuta in un affronto a tutte quelle persone marginalizzate, accerchiate, sbeffeggiate, umiliate e picchiate e dalle forze dell’ordine, dal 1969 a New York, al 2023 per le strade di Milano (l’aggressione di Bruna lo scorso Maggio). (continua dopo la foto)

 

Laguna Pride
Laguna Pride a Venezia –  foto Instagram

Non da meno, si riconsidera anche il ruolo di tutte le icone, madrine e ospiti della parata: se da una parte la comunità LGBTQIA+ ha sempre vissuto di artist* e voci dell’entertainment, diventate simbolo e colonna sonora delle nostre serate, dall’altra il ruolo dell’ally (alleatə) rischia di sostituire le nostre voci, invitate a parlare sul palco al posto di attivistə o voci interne alla comunità, che rimangono ancora una volta paradossalmente ai margini.

È una rivolta che chiama in causa le istituzione pubbliche, non scende a compromessi con la politica acchiappavoti, e mette al centro volti che i media non contemplano (la stessa Bruna è stata madrina onoraria del Bari Pride 2023). Una rivolta che, prima dell’ennesima Born This Way pulsante dalle casse di un carro, tiene conto della tutela e della sicurezza di ogni persona coinvolta.

Sia chiaro: ognunə lotta come vuole e l’incoerenza è umana. Ma davanti alle nostre battaglie troppo spesso piegate alla logica del potere verticale, della convenienza utilitaristica e del profitto, è vitale porsi qualche domanda in più, prendere consapevolezza delle nostre scelte, senza lasciarle correre passivamente, riconoscere chi vogliamo supportare e a chi vogliamo passare il microfono, e quale conversazione  portare avanti. Anche dopo il 30 Giugno colorato dagli arcobaleni logati.

Lunga vita al Pride, dal più sponsorizzato al più antagonista: noi esistiamo, soltanto nella continua mutazione e aggregazione delle nostre individuali diversità.

 

 

Foto di copertina e foto nella gallery in alto “Marciona Milano 2023 – di Aytekin Yalçın – art direction Gabriele Papi”.
I crediti delle immagini contenute nel corpo testo sono indicate nel link Instagram di riferimento linkato sotto ciascuna foto.

 

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