Referendum, frasi transfobiche di una scrutatrice al seggio di Varese: “Gli scarti vanno eliminati”

Arcigay Varese ha inviato una segnalazione formale al Comune di Varese e alla Prefettura, chiedendo l’accertamento immediato dei fatti, l’identificazione della persona coinvolta e l’adozione di provvedimenti disciplinari tempestivi.

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Referendum, frasi transfobiche al seggio di Varese
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È sconcertante quanto avvenuto ieri in un seggio di Varese in cui si potevano votare i 5 referendum, che potranno essere votati anche quest’oggi fino alle 15, quattro dei quali sul lavoro e uno sulla cittadinanza.

La scrutratrice transfobica di Varese

A denunciare quanto avvenuto nel seggio 15 di Varese sono stati Arcigay Varese e Arci Varese. In seguito alla legittima domanda su perché non fossero ancora state eliminate le file divise per genere, come previsto da recenti disposizioni normative che hanno finalmente abolito le file separate per genere e cognome del marito, una scrutatrice ha risposto: “Si eliminassero loro”, aggiungendo poi: “Gli scarti vanno eliminati”, con riferimento alle persone transgender.

A segnalare l’accaduto sono stati Mauro Sabbadini, presidente di Arci Varese, e Marta Gilardi, progettista sociale che collabora con Arci e Arcigay Varese, presenti al seggio come cittadini votanti.

La reazione di Arcigay

Il presidente di seggio, pur non avendo udito direttamente le parole, ha preso atto della segnalazione con serietà e ha provveduto a verbalizzare l’accaduto. “Non si tratta, mai, di mettere in croce le persone, anche perché il presidente del seggio è stato serio ed è intervenuto correttamente, però una scrutatrice che si permette, al seggio, con elettori che non conosce, di dire che ci sono persone, al mondo, che sono “scarti da eliminare”, è una cosa che non può e non deve succedere“, ha scritto sui social Sabbadini.

Le elezioni devono essere un momento di democrazia, non di violenza verbale – ha dichiarato Giovanni Boschini, presidente di Arcigay Varese. “Chi svolge un ruolo pubblico ha il dovere di rispettare tutte le persone e garantire un ambiente sicuro per tutte le persone, comprese quelle transgender.”

Arcigay Varese ha già inviato una segnalazione formale al Comune di Varese e alla Prefettura, chiedendo l’accertamento immediato dei fatti, l’identificazione della persona coinvolta e l’adozione di provvedimenti disciplinari tempestivi.

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Perché ci sono ancora le file separate ai seggi?

Perché in decine di seggi d’Italia sono rimaste attive le file e i registri divisi per genere, nonostante l’approvazione, il 13 maggio scorso, del Decreto-Legge Elezioni (D.L. 27/2025, convertito in L. 72/2025)?

“Si evidenzia una forte discrepanza tra la norma appena introdotta e la sua reale applicazione, che mette in difficoltà persone transgender e non binarie, obbligate a “fare coming out” in contesti non idonei, esponendosi potenzialmente a discriminazioni e violenze”, ha sottolineato Fabrizio Marrazzo del Partito Gay – Solidale Ambientalista Liberale. “Chiediamo pertanto con urgenza al Ministero degli Interni di emanare una circolare vincolante che chiarisca definitivamente la questione, stabilendo che i registri (ad oggi ancora divisi per genere) e le file ai seggi siano organizzati esclusivamente in ordine alfabetico, senza alcun riferimento al genere. Inoltre, sollecitiamo l’inserimento di questa indicazione in maniera chiara e dettagliata nel manuale destinato agli scrutatori, affinché possano applicare correttamente e uniformemente la normativa, garantendo un accesso dignitoso e sicuro al voto per tutte le persone coinvolte, stimabili tra le 100.000 e le 200.000 in Italia”.

Roberta Parigiani, vicepresidente del MIT – Movimento Identità Trans, ha dato una risposta al quesito sopra posto. Vero è che il decreto legge del marzo scorso ha abrogato la divisione per genere delle liste elettorali,  superando la divisione uomo-donna ai seggi introdotta per la prima volta nel 1945 con l’estensione del diritto di voto alle donne, ma quella divisione non è mai stata sancita da nessuna legge dello Stato. È una semplice abitudine che la Cassazione nel 2024 ha ritenuto lesiva del diritto di voto.

Quindi cosa fare? “Possiamo opporci“, ha rimarcato Parigiani sui social. “Facendo verbalizzare alla presidente di Seggio  che la divisione delle file  per genere viola il diritto di voto”. 

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