Il contenzioso nasce da una separazione forzata

La coppia ha dovuto fornire le prove
A sostenere la decisione del giudice è stata un’ampia documentazione che dimostra la convivenza e la solidità del legame tra i due uomini: finanze e proprietà condivise, viaggi congiunti, corrispondenza personale, fotografie, testimonianze di terze persone, documenti bancari e contratti di affitto.
Il tribunale ha ritenuto tutto questo sufficiente a dimostrare che Kis e Levchuk formano una coppia stabile e interdipendente, fondata su un progetto di vita comune. Il giudice ha dunque accertato “l’esistenza di una relazione matrimoniale di fatto“, riconoscendo ai due uomini lo status di famiglia.
La base giuridica: la Costituzione e la Corte europea
La decisione è stata basata sull’articolo 21 della Costituzione ucraina, che tutela i diritti e le libertà individuali, ma soprattutto sulla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), che ha stabilito in più sentenze l’obbligo per gli Stati di garantire il riconoscimento e la protezione legale delle coppie dello stesso sesso. Le riportiamo come da citazione pubblicata dalla stessa ong Insight:
- Schalk and Kopf v. Austria (2010): la Corte ha riconosciuto che le coppie gay hanno diritto al rispetto della vita familiare.
- M.A. v. Italy (2023): la mancata tutela legale delle unioni civili è stata ritenuta una violazione dell’articolo 8 della Convenzione.
- Maymulakhin and Markiv v. Ukraine (2023): la Corte ha stabilito che anche le coppie omosessuali devono godere della stessa protezione legale delle coppie eterosessuali.
Una vittoria personale e politica
“Ora abbiamo una sentenza che conferma i sentimenti che io e Tymur proviamo l’uno per l’altro“, ha scritto Zoryan Kis su Facebook. “Un passo importante verso l’uguaglianza matrimoniale in Ucraina, e una piccola ma significativa vittoria nella nostra battaglia per la felicità familiare dei diplomatici ucraini“.
Tymur Levchuk, in un post su LinkedIn, ha parlato di “un passo storico verso l’uguaglianza” e ha ricordato l’umiliazione subita quando non gli è stato permesso di accompagnare il compagno in Israele. “Quella separazione forzata, ingiusta e dolorosa ci ha spinto a fare causa. E oggi abbiamo ottenuto giustizia“.
A Kiev lo scorso 14 giugno fa è stato celebrato un Pride di 30 minuti, stritolato tra due fronti: da un lato i violenti bombardamenti della Russia fiancheggiata dalla debolezza degli USA di Trump, dall’altro le pressioni anti-LGBTIQ+ delle frange di estrema destra nazionalista, spesso tacciate di pulsioni neonaziste, verso le quali il governo Zelensky – che nel 2022 aveva promesso una legge sulle unioni civili – mantiene una posizione di contenimento politico per rinsaldare il consenso in chiave anti-russa.
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Legge ucraina sulle unioni civili bloccata al 2023
L’Ucraina non riconosce né il matrimonio egualitario né le unioni civili. Una proposta di legge per le partnership registrate, presentata dalla deputata Inna Sovsun nel 2023, è ancora bloccata in Parlamento, in attesa del via libera della Commissione per la politica legale. Nel luglio 2023, proprio la deputata ucraina Inna Sovsun intervistata da Gay.it spiegava che la proposta di legge sulle unioni civili #9103 era ancora ferma in Commissione Giustizia, pur avendo ricevuto pareri favorevoli da quattro commissioni parlamentari. L’obiettivo era costruire consenso politico per superare la fase più delicata. Il governo Zelensky, pur non opponendosi, manteneva una posizione ambigua: non ostacolava la legge, ma nemmeno la sosteneva attivamente, anche se l’integrazione europea e il favore del 56% dei cittadini (oggi, luglio 2025, salito al 70%) giocano a favore. Il testo, ispirato al modello francese dei PACS, include sia coppie etero sia omosessuali, ma esclude l’adozione: una scelta politica per non urtare l’estrema destra nazionalista.
Successivamente, durante l’Europride di Malta nel settembre 2023, attivisti del Kyiv Pride avevano denunciato la crescita di un movimento anti-gender in Ucraina, sostenuto da fondi russi e conservatori USA, che ostacola il percorso della legge sulle unioni civili #9103. Secondo quanto riferito dall’attivista Olena Shevchenko a Gay.it, il governo avrebbe abbandonato la proposta, preferendo lavorare a un nuovo testo, più neutro, per il successivo dicembre 2023. Un testo che in verità non fu mai presentato (come confermato anche da The Guardian). Il riconoscimento dell’amore LGBTIQ+ come legame affettivo di valenza sociale e la necessità di riconoscerlo in termini istituzionali trova in Ucraina un esplicito consenso nelle forze armate, che esercitano una notevole pressione politica – comprensibile per un paese in guerra – per ottenere una legge sulle unioni civili.
Nel luglio 2024 è stato aperto un hub di protezione per veterani e reduci di guerra LGBTIQ+. Nel dicembre 2022 l’Ucraina, sotto le bombe russe già da otto mesi, aveva approvato una legge sul divieto di linguaggio ed espressioni omobitransfobiche sui media nazionali.

In questo vuoto normativo per le coppie LGBTIQ+, e considerando la fragilità democratica del governo Zelensky, la via giudiziaria rappresenta l’unico strumento di tutela per le coppie LGBTQIA+. Il riconoscimento della convivenza come famiglia per Levchuk e Kis assume dunque un valore non solo personale, ma giurisprudenziale e politico. Potrebbe diventare la base per future richieste simili e aprire alla necessità improrogabile di una risposta legislativa adeguata, che tuttavia il governo, impegnato militarmente nella resistenza all’aggressione russa, difficilmente riuscirà a formulare insieme al parlamento.
Così l’Ucraina cambia sotto le bombe della Russia di Putin
Dal 2022, con l’invasione russa, il sostegno dell’opinione pubblica ai diritti LGBTQIA+ è in forte crescita. Secondo un sondaggio condotto nel 2024 dall’Istituto Internazionale di Sociologia di Kyiv, oltre il 70% degli ucraini ritiene che le persone LGBTQ+ debbano avere gli stessi diritti degli altri cittadini. Si tratta di un avvicinamento culturale del popolo ucraino ai valori fondanti dell’Unione Europea, in contrapposizione alla repressione attuata dalla Russia di Putin verso la popolazione LGBTIQ+ russa. Proprio mentre Mosca vara leggi che criminalizzano come terrorista il “movimento LGBT internazionale” e vietano l’adozione da parte di cittadini di Paesi che consentono la transizione di genere, Kyiv fa un passo simbolicamente significativo verso l’adesione ai principi liberali delle democrazie più avanzate.
“L’uguaglianza non è un privilegio. È un diritto”
Nel comunicato, l’organizzazione Insight LGBTQ ha scritto:
“I diritti umani non devono essere garantiti solo nei tribunali. Devono essere sanciti dalla legge. Questa non è solo la vittoria di Zoryan e Tymur, ma di tutta la comunità LGBTQIA+ in Ucraina. L’amore non è un crimine. L’uguaglianza non è un privilegio: è un diritto”.
La sentenza diventerà definitiva il 10 luglio 2025. E da quel giorno, in Ucraina, almeno una coppia gay sarà riconosciuta per ciò che è: una famiglia.
