Roma, al liceo Aristofane un ragazzo trans umiliato dalla professoressa: “Sarai sempre una ragazza”

Un anno da incubo per il ragazzo minorenne, dallo scorso ottobre vittima di bullismo da parte della sua stessa insegnante. La denuncia di sua madre: "Da mesi vive di soprusi e umiliazioni. E non ne può più".

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Un anno scolastico che si è trasformato in un incubo. Al liceo Aristofane di Roma non è mai stata approvata la carriera Alias, protocollo che consente alle persone trans* e non binary di usare il nome che riflette la loro identità di genere, anche se diverso da quello registrato all’anagrafe. Il cosiddetto “nome di elezione” diventa così il riferimento principale durante la loro permanenza scolastica. Un cambio che non si estende ai documenti ufficiali, poiché la carriera alias è temporanea.

Una mancata approvazione, quella dell’Aristofane, che sta colpendo un adolescente del primo anno di liceo, bullizzato dalla sua stessa professoressa. A denunciare quanto avvenuto in questi ultimi mesi la mamma del ragazzo trans, sconvolta da come il liceo “sta rovinando la vita a mio figlio“.

Sta soffrendo ogni giorno, da mesi, per una professoressa che si rifiuta di usare i pronomi maschili e di chiamarlo con il nome che ha chiesto di utilizzare“, ha confessato la donna a FanPage.

Transfobia all’Aristofane di Roma

Roma, al liceo Aristofane un ragazzo trans umiliato dalla professoressa: "Sarai sempre una ragazza" - Aristofane - Gay.it

Tutto è iniziato ad ottobre, ovvero poco dopo il via dell’anno scolastico, quando il ragazzo fa coming out e chiede di essere chiamato con un nome maschile a scuola. La sua famiglia gli è vicino, lo sostiene. La scuola, incredibile ma vero, no. “Si tratta di un ragazzo fragile che sta affrontando un percorso psicologico ed è in cura con dei farmaci. Qualche giorno fa mi ha detto che, nonostante le difficoltà, è contento che stia succedendo tutto quest’anno: “Se fosse successo lo scorso anno, senza il vostro appoggio, ci sarebbe uno studente trans in meno a Roma adesso”. Eppure sembra che nessuno ci faccia caso: da mesi vive di soprusi e umiliazioni. E non ne può più”, ha denunciato sua mamma, con una professoressa in particolare che avrebbe preso di mira il giovane.

Tra i due le discussioni sono praticamente quotidiane e molto accese, con l’insegnante che gli avrebbe urlato “sarai sempre una ragazza: lo dice il tuo nome sul registro elettronico”.

Eppure gli stessi genitori del ragazzo hanno acconsentito all’utilizzo di una carriera alias ad hoc per loro figlio. Convocati dalla scuola hanno parlato con la coordinatrice, hanno inoltrato una mail in cui si mostravano a conoscenza della richiesta. Ma in consiglio di classe alcuni docenti si sarebbero opposti, tra i quali la professoressa che da mesi “sta rendendo la sua vita un incubo“. Pochi mesi fa, a febbraio, la situazione è ulteriormente peggiorata.

“Mio figlio è entrato in classe con un adesivo della Palestina attaccato sul volto, per scherzare con i compagni. La professoressa gli ha detto che era strano. Da qui è partito un botta e risposta sul genere da adottare per parlare di lui e sul pronome, concluso con una scritta sulla lavagna: I diritti trans sono diritti umani, aveva scritto mio figlio. Poi i toni si sono alzati: lo studente le ha detto che doveva vergognarsi, che aveva rotto le scatole. Alcuni compagni di classe hanno detto che non sapevano dire chi urlasse di più fra i due. E lei gli ha messo una nota. Ma questo è stato soltanto il primo di una serie di episodi”. “Ha continuato a chiamarlo utilizzando il nome sul registro, il dead name, quello assegnato alla nascita. E poi, in più di un’occasione, ha provato a metterlo in difficoltà. Mio figlio è un ragazzo fragile: è seguito in un percorso psicologico e assume anche dei farmaci forti, che gli provocano irascibilità e stanchezza”.

Il giovane è stato anche sospeso per 5 giorni, dopo l’ennesima discussione con la stessa professoressa, dopo essere stato zittito con una raffica di “stai zitta“. Furibondo si è alzato ed è uscito dalla classe, gridando un “vaffa” all’insegnante.

Mio figlio è passato come un maleducato che si è permesso di trattare male una povera insegnante. Ma nessuno ha pensato a come si è sentito mio figlio per mesi e a come si sente ancora oggi. Gli è stato chiesto di produrre una memoria difensiva e anche io ho scritto una lettera di sei pagine da indirizzare ai docenti dopo l’accaduto. Chiamato in presidenza a difendersi, mio figlio ha insistito sul fatto che non spettasse a lui chiedere scusa. La vittima sono io, sono io che subisco misgendering, ha detto. Peccato che chi stava raccogliendo le sue dichiarazioni non sapesse neanche cosa volesse dire. Come genitore, ho anche mandato un’email dicendo che offrivo io a mie spese una formazione per la scuola e per gli studenti in merito alle identità di genere. Ma non ho ricevuto neanche risposta“.

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In un’altra occasione la professoressa si è rifiutato di farlo uscire per andare in bagno, avendo le mestruazioni. Anche in questo caso sua madre ha fatto presente ai vertici della scuola quanto accaduto, sentendosi rispondere che il giovane avrebbe dovuto avere pazienza, perché “gli capiterà sempre nella vita. Ma non credo sia possibile che succeda ogni giorno, tutti i giorni nella scuola. All’interno di un’istituzione che, invece, dovrebbe proteggerlo“, ha precisato sua mamma a FanPage.

Il sostegno di Roberta Parigiani: “carriera Alias strumento di civiltà e rispetto concreto”

Roma, al liceo Aristofane un ragazzo trans umiliato dalla professoressa: "Sarai sempre una ragazza" - Roberta Parigiani - Gay.it
Roberta Parigiani

Con il DDL Valditara ormai pronto a tornare in parlamento, la storia dell’Aristofane rilancia il tema dell’omobitransfobia tra i banchi di scuola, con Roberta Parigiani, presidente del MIT – Movimento Identità Tras, che ha voluto esprimere “massima solidarietà al ragazzo. Questo episodio ci racconta ancora una volta che le istituzioni totalizzanti (come la scuola) hanno una partita fondamentale da giocare: possono essere spazi di crescita, cultura ed euforia, oppure di umiliazione e bullismo. La differenza la fanno le persone e gli strumenti che si decide di mettere a disposizione. Ad esempio, nella scuola la carriera Alias è uno strumento di civiltà e rispetto concreto, ma che dà anche un segnale simbolico: adattarla è allora importantissimo e significa mettere un mattone per costruire uno spazio più sicuro per tuttə. In molti casi significa prevenire episodi come questi e contrastare l’abbandono scolastico a cui le persone sono soggette, proprio per fuggire da questa tossicità. Adottare misure di prevenzione contro questo bullismo transfobico, anche quando proviene dai professori, significa nei fatti dare significato a quel diritto allo studio sancito dalla costituzione“, ha concluso Parigiani.

Le reazioni del sindacato dei lavoratori della scuola e di Arcigay Roma

Ad occuparsi del caso anche la Flc Cgil Roma Est Valle dell’Aniene che ha sentito “l’urgenza di ricordare che la scuola deve essere un luogo di confronto e crescita, vero e proprio faro nella tutela dei diritti di ogni individuo dove l’educazione al rispetto dell’altro è elemento fondativo. Deve essere, soprattutto, uno spazio inclusivo, capace di promuovere e difendere la dignità di tutte e tutti”. “È compito della dirigenza scolastica garantire la tutela dei diritti delle studentesse e degli studenti in transizione, assicurando un ambiente sereno e rispettoso, nel quale siano pienamente riconosciute dignità, identità e privacy, evitando qualsiasi forma di misgendering. Il comportamento della docente contribuisce invece ad alimentare un clima di esclusione e discriminazione, in aperta contraddizione con i principi di uguaglianza e rispetto che la scuola è chiamata a promuovere”. “Ci impegniamo a promuovere, anche insieme ai nostri iscritti, ogni iniziativa utile affinché tale misura venga adottata nel più breve tempo possibile“, ha concluso il sindacato di tutti coloro che lavorano nei settori della scuola (pubblica, privata e scuole italiane all’estero), dell’educazione degli adulti, dell’università (pubblica e privata), della ricerca (pubblica e privata), della formazione professionale, dell’alta formazione artistica e musicale. In un parola, FLC è il sindacato di chi lavora nei settori della conoscenza: dirigenti, docenti, amministrativi, collaboratori scolastici, tecnici, tecnologi, ricercatori, qualunque sia il loro rapporto di lavoro (pubblico o privato), a tempo indeterminato, determinato, di collaborazione, precario.

Federico Barbarossa, responsabile politiche trans di Arcigay Roma, ha dichiarato:

Apprendiamo con preoccupazione e sgomento la denuncia e l’appello della madre dello studente trans del Liceo Aristofane di Roma, che da mesi subisce violenze da parte di un’insegnante con la connivenza dell’istituto. L’onestà intellettuale è il requisito minimo a cui la scuola dovrebbe assolvere: non si può far finta che le persone trans non esistano, rifiutandosi di riconoscere e accogliere le loro identità. La comunità scientifica da tempo si esprime sui pericoli per la salute mentale delle giovani persone trans vittime di discriminazione a scuola, ma in Italia non esistono tutele e il DDL Valditara mira ad ostacolare qualsiasi progetto educativo contro le discriminazioni. Le persone trans non nascoso adulte e la scuola dovrebbe essere un luogo protetto, mentre troppo spesso è teatro di abusi e discriminazioni da parte di chi dovrebbe proteggere ed educare. Per queste ragioni raccogliamo l’appello della madre del ragazzo che si era offerta, senza ricevere risposta, di pagare una formazione all’istituto. Arcigay Roma è disponibile ad offrire la formazione e il supporto per attivare la carriera alias.”

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