A Roma un sistema di adescamento online si sarebbe trasformato in una trappola violenta per diverse vittime contattate tramite app di incontri gay. La Polizia di Stato ha arrestato tre giovani, accusati di aver organizzato una serie di aggressioni e rapine ai danni di persone attirate con la promessa di incontri sessuali.
L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma e condotta dagli investigatori della Squadra Mobile, ha ricostruito almeno nove episodi avvenuti tra febbraio e marzo 2023. Secondo quanto emerso, le vittime venivano contattate online, convinte a fissare un appuntamento e poi assalite con violenza nel luogo concordato.
Le accuse nei confronti dei tre indagati sono di rapina aggravata ed estorsione. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma ha disposto nei loro confronti la custodia cautelare in carcere.
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Roma, smontato sistema di adescamento tramite app di incontri gay
Secondo la ricostruzione degli investigatori, stando a quanto riportato da Il Messaggero, il gruppo utilizzava piattaforme di incontri e sistemi di messaggistica per entrare in contatto con le vittime. I presunti aggressori avrebbero avviato conversazioni fingendo di essere interessati a incontri di natura sessuale.
Una volta stabilito il contatto, proponevano di incontrarsi di persona in luoghi concordati. L’appuntamento si sarebbe poi trasformato in una vera e propria imboscata. Al momento dell’incontro, infatti, la vittima veniva avvicinata da uno dei tre giovani, mentre gli altri due complici restavano nascosti nel bagagliaio dell’auto utilizzata per raggiungere il luogo concordato. Poco dopo uscivano dal veicolo, prendendo parte all’aggressione.
Le vittime venivano quindi colpite o minacciate, spesso con coltelli o oggetti utilizzati come armi improprie. In questo modo il gruppo riusciva a sottrarre denaro, oggetti di valore e altri effetti personali.
Nove aggressioni tra febbraio e marzo
Le indagini della Squadra Mobile di Roma hanno permesso di ricostruire nove episodi distinti di rapina, avvenuti tra il 2 febbraio e il 10 marzo 2023.
Secondo quanto emerso, tutti gli episodi seguivano uno schema molto simile. Il contatto avveniva online, l’incontro veniva fissato in un luogo isolato e, una volta arrivata la vittima, scattava l’aggressione.
In alcuni casi la violenza sarebbe stata particolarmente grave. Alcune vittime hanno riportato ferite con prognosi superiori ai venti giorni, segno della brutalità delle aggressioni.
Gli investigatori hanno inoltre accertato che le vittime venivano scelte anche in base alla loro vulnerabilità legata all’orientamento sessuale.
Le minacce per impedire le denunce
Uno degli aspetti più gravi emersi dall’inchiesta riguarda le minacce rivolte alle vittime dopo le aggressioni. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i tre giovani avrebbero intimidito le persone rapinate minacciando di rivelare ai familiari o ad altre persone informazioni sugli incontri organizzati tramite app.
Questa strategia avrebbe avuto l’obiettivo di impedire alle vittime di rivolgersi alle forze dell’ordine. La paura di essere esposte o di subire conseguenze nella propria vita privata avrebbe infatti reso alcune persone riluttanti a denunciare.
Si tratta di una dinamica purtroppo nota anche in altri casi di aggressioni legate alle app di incontri gay, dove la vulnerabilità delle vittime viene sfruttata come strumento di pressione.
La base operativa e il ruolo dei tre indagati
Dalle indagini, inoltre, sarebbe emerso che uno dei tre indagati, un cittadino rumeno di 23 anni, avrebbe gestito i contatti con le vittime da una base operativa a Perugia.
Sarebbe stato lui a dialogare con le persone contattate sulle dating app gay e a organizzare gli appuntamenti. Una volta concordato il luogo dell’incontro, il giovane si sarebbe recato sul posto a bordo della propria auto.
Nel bagagliaio del veicolo si nascondevano i due complici, entrambi italiani di 22 anni. Al momento opportuno uscivano dal bagagliaio e partecipavano all’aggressione.
Il bottino delle rapine era costituito principalmente da denaro contante, oggetti in oro e altri effetti personali sottratti alle vittime durante gli assalti.
L’indagine partita da una segnalazione
L’attività investigativa è partita nel febbraio 2023 grazie alle segnalazioni giunte alla Gay Help Line 800 713 713, che attraverso la raccolta di alcune testimonianze su episodi sospetti e l’incrocio dei contatti ha individuato somiglianze tra diverse aggressioni. Le informazioni sono state poi trasmesse alla Polizia di Stato, che ha avviato l’indagine sfociata negli arresti.
Gli investigatori hanno analizzato i tabulati telefonici, i contatti online utilizzati per organizzare gli incontri e alcuni elementi relativi al veicolo impiegato dal gruppo.
Un contributo decisivo è arrivato anche dalle testimonianze e dai riconoscimenti effettuati dalle vittime. Questi elementi hanno permesso agli inquirenti di identificare i tre presunti responsabili.
Al termine degli accertamenti, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dei tre indagati.
L’operazione ha posto fine a una serie di aggressioni che aveva generato forte preoccupazione tra le persone contattate tramite app di dating.
Sicurezza e app di incontri
Il caso riporta l’attenzione su un tema sempre più discusso anche all’interno della comunità LGBTQIA+: la sicurezza negli incontri organizzati tramite app gay.
Le piattaforme digitali sono oggi uno dei principali strumenti per conoscere nuove persone. Allo stesso tempo, però, possono essere utilizzate da gruppi criminali per attirare potenziali vittime.
Il caso di Roma si inserisce in un fenomeno più ampio che negli ultimi anni ha sollevato preoccupazione anche all’interno della comunità LGBTQIA+. A gennaio 2026 Arcigay ha lanciato un questionario anonimo sulla sicurezza nelle dating app gay, con l’obiettivo di raccogliere dati su aggressioni, estorsioni e adescamenti legati agli appuntamenti organizzati online. L’associazione ha spiegato di ricevere sempre più segnalazioni di uomini gay vittime di violenze dopo contatti su piattaforme digitali e invita chi utilizza queste app a condividere la propria esperienza. L’obiettivo è comprendere meglio il fenomeno e promuovere strumenti di prevenzione, ricordando che le app di incontri “dovrebbero essere uno spazio di libertà e socialità, non una trappola”.
Nel caso emerso a Roma, la collaborazione tra le vittime, le associazioni e le forze dell’ordine si è rivelata decisiva per interrompere una serie di aggressioni che si erano ripetute con lo stesso schema per diverse settimane.



