È arrivata ieri mattina davanti al Gup Laura Alcaro la svolta giudiziaria per la gang omofoba che, nell’estate del 2024, aveva seminato il terrore tra le coppie gay della zona industriale di Padova. I due capi della gang, entrambi marocchini residenti nel veneziano, hanno patteggiato le pene per le numerose aggressioni e rapine ai danni di coppie di uomini che si appartavano in via Polonia, tra giugno e luglio 2024.
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Padova, aggressioni e rapine a coppie gay: capi della gang omofoba patteggiano
Sono giovanissimi i membri della gang omofoba che con inaudita violenza agiva tra Padova e Venezia, con rapine e pestaggi. Si tratta di Tahar El Meliani, 23 anni di Fossò, e Mohammed Fathali, 23 anni di Vigonovo. Il pubblico ministero Roberto D’Angelo, titolare delle indagini, ha concesso loro il beneficio del rito alternativo poiché erano incensurati e hanno mostrato pentimento.
I due giovani avrebbero ammesso le loro responsabilità e, come riferisce Il Gazzettino, in aula si sarebbero mostrati pentiti per le azioni commesse: “Ci dispiace, non lo rifaremo mai più”, hanno dichiarato davanti al giudice. Stando a Il Mattino di Padova, avrebbero anche avanzato il nome di un altro complice, anche lui già in carcere.
Le pene patteggiate sono state rispettivamente 5 mesi di reclusione e 5.470 euro di multa per El Meliani, e 4 anni e 10 giorni di carcere con 2.666 euro di multa per Fathali. Entrambi sono inoltre interdetti dai pubblici uffici per cinque anni. Durante l’udienza, le parti civili hanno espresso insoddisfazione per i risarcimenti proposti dai due imputati, pari a soli 200 euro per vittima, che saranno rivalutati in sede civile.
I due giovani sono considerati i capi della banda formata da giovanissimi padovani e veneziani, responsabile di aggressioni e rapine contro coppie gay che si appartavano nel parcheggio di via Polonia. L’azione della banda, come ricostruito dagli inquirenti, era caratterizzata da pestaggi violenti e rapine eseguite con modalità quasi cinematografiche, ricordando le spedizioni punitive del film Arancia Meccanica.
Il modus operandi della gang
Le aggressioni avvenivano quasi ogni sera, tra il giugno e il 31 luglio 2024. Secondo l’ordinanza di custodia cautelare, El Meliani e Fathali erano “suggestionati dalla violenza e dalle sue forme di manifestazione più eccentriche”. La banda utilizzava bastoni, mazze da baseball, mazze di ferro, pistole e taser, oltre a oggetti intimidatori come passamontagna e maschere di Batman, teschi e Jason, protagonista di Venerdì 13. Durante le perquisizioni, sono stati ritrovati anche simboli nazisti e oggetti rubati alle vittime.
Il metodo era sempre lo stesso: il più giovane del gruppo, un minorenne, avvicinava la futura vittima proponendo prestazioni sessuali o chiedendo una sigaretta, invitandola a appartarsi in un boschetto vicino. A quel punto, il resto della banda usciva dai cespugli e iniziava il pestaggio. Alcune vittime sono state colpite con il calcio della pistola alla testa o con scariche di taser, seguite da calci, bastoni e mazze. Diverse persone hanno riportato lesioni gravi con fratture al naso, zigomi e braccia, con tempi di guarigione superiori ai 40 giorni.
Le accuse contro la gang
I capi della gang e gli altri membri sono stati accusati di rapina aggravata, lesioni, danneggiamenti aggravati, estorsione, sequestro di persona, minacce, violenza privata, porto illegale di armi e indebito utilizzo di carte di pagamento delle vittime.
Oltre a El Meliani e Fathali, nelle indagini risultano coinvolti altri sei minorenni tra i 15 e i 17 anni, seguiti dalla Procura dei Minori, e il 19enne romeno Noris Valentin Gabriel Ariciuc, anch’egli residente a Vigonovo e tuttora in carcere. Anche lui sarà presto interrogato.
Il Gip ha sottolineato come i due 23enni non abbiano mai mostrato “basilare rispetto verso l’incolumità e la dignità delle vittime”, definendoli una sorta di “drughi”, richiamando il gruppo violento del film Arancia Meccanica che picchiava senza motivo se non per divertimento.
La risposta della comunità e il percorso civile
Le aggressioni hanno generato grande preoccupazione tra le persone LGBTQIA+ di Padova e del veneziano, spingendo le autorità locali a potenziare i controlli nelle aree isolate. Molte vittime, tuttavia, non hanno denunciato per paura o disagio. Le parti civili hanno criticato i risarcimenti offerti, considerati irrisori rispetto al trauma subito: 200 euro per vittima. Il Gup ha stabilito che l’ammontare dei risarcimenti sarà rivalutato in sede civile, aprendo la strada a possibili danni morali più significativi.
Il patteggiamento dei due capi della banda, pur riducendo la pena complessiva rispetto al massimo della sanzione, segna comunque un passo importante nella tutela delle persone LGBTQIA+ nella regione. La vicenda dimostra la necessità di maggiore consapevolezza e intervento contro fenomeni di violenza omofoba che, purtroppo, continuano a emergere nelle periferie e nelle aree isolate.
L’estate del 2024 a Padova rimarrà negli annali come un periodo segnato da aggressioni brutali contro coppie omosessuali, ma il sistema giudiziario ha dimostrato di agire con rapidità, punendo i responsabili e dando spazio alle vittime per ottenere giustizia. Il caso ha inoltre acceso i riflettori sulla sicurezza nelle aree isolate, sulla tutela delle persone LGBTQIA+ e sulla necessità di strumenti di prevenzione più efficaci, che possano ridurre il rischio di simili episodi in futuro.


