Un voto alla vigilia inimmaginabile, almeno con queste proporzioni.
La Romania è “sotto shock” dopo il trionfo del candidato di estrema destra Calin Georgescu, che ha vinto il primo turno delle elezioni presidenziali del Paese ribaltanto tutti i sondaggi della vigilia che lo davano tra il 5% e al massimo l’8%. Georgescu, candidato indipendente fortemente critico con la NATO nonché filo putiniano, ha invece vinto con una percentuale del 22,95%, battendo il primo ministro in carica Marcel Ciolacu del Partito socialdemocratico (PSD), che era dato da tutti come il favorito per vincere il primo turno. Ma Ciolacu non è arrivato neanche al ballottaggio.
L’8 dicembre il 62enne Calin Georgescu dovrà sfidare Elena Lasconi del partito di centro-destra Unione Salvate la Romania, arrivata 2a al voto con circa 2000 voti in più del grande sconfitto Ciolacu. È la prima volta in 35 anni che il PSD di centrosinistra non avrà un candidato al secondo turno.
Chi è Calin Georgescu?
Georgescu ha militato nell’estrema destra di Alleanza per l’unità dei romeni fino al 2022, quando venne espulso per commenti di ammirazione nei confronti di Ion Antonescu, dittatore e collaborazionista del nazismo tra il 1940 e 1944. A suo dire il principale artefice della Shoah rumena non era altro che un “eroe della nazione”.
La sua vicinanza a Vladimir Putin e a Viktor Orban è cosa nota, così come le forti critiche all’Unione europea. Georgescu, che nelle ultime settimane ha fatto campagna elettorale soprattutto su TikTok, ha fatto breccia principalmente tra i giovani. La sua vittoria al primo turno ha sconvolto tutti gli analisti e i sondaggisti. Nessuno l’aveva previsto. Cristian Tudor Popescu, tra i principali giornalisti e commentatori politici rumeni, ha puntato il dito contro Vladimir Putin, commentando così il primo turno elettorale: “La sera del 24 novembre 2024 è iniziata l’invasione russa della Romania”.
Diritti LGBT in Romania
Basti pensare che anche al cospetto di un governo di centrosinistra leggi a sostegno dei diritti LGBTQIA+ non ci sono state. Seppur la Corte europea abbia condannato la Romania, sottolineando come debba riconoscere le coppie dello stesso sesso perché sta violando l’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, il premier Ciolacu si è rifiutato di intervenire, ribadendo come “La nostra società non è pronta” alle unioni civili.
Più di 25.000 persone hanno partecipato al Bucharest Pride di quest’anno, lo scorso luglio, dando vita alla più partecipata manifestazione per i diritti LGBTQIA+ di sempre. Quello stesso giorno, e sempre nella capitale, si è tenuta una contro-manifestazione chiamata Marcia per la normalità.
Sempre lo scorso luglio un parlamentare di nome George Simion ha condiviso un post sui social media per sostenere che il maltempo sarebbe una punizione divina a causa delle persone LGBTQ+. Nello stesso mese, il capo della Chiesa ortodossa rumena ha affermato che “l’omosessualità era, è e rimarrà innaturale”.
Nel 2022 il governo ha presentato una proposta di legge contro la “propaganda” LGBTQ+, che avrebbe vietato l’uso di materiali che “promuovono” l’essere queer nelle scuole. Qualcosa di molto simile a quanto già approvato in Russia, Ungheria, Georgia e Bulgaria, con l’Uzbekistan in scia. Secondo il World Values Survey condotto tra il 2017 e il 2020, tre quarti della popolazione rumena ritiene che l’omosessualità “non sia giustificabile“. Il ballottaggio tra l’estrema destra di Calin Georgescu e la destra di Elena Lasconi non potrà far altro che peggiorare ulteriormente le cose. Il 1 dicembre Florin Buhuceanu punta a riscrivere la storia, con le elezioni parlamentari, diventando il primo deputato dichiaratamente gay della storia rumena. Sarebbe l’unico raggio di luce dopo il voto del fine settimana che ha scioccato l’intera comunità LGBTQIA+, terrorizzata dall’eventualità di un’ulteriore persecuzione nei loro confronti.
