Il primo Rovigo Pride, in programma sabato 20 giugno 2026, è confermato. Ma a undici giorni dall’appuntamento, la manifestazione si trova al centro di uno scontro politico e amministrativo con il Comune di Rovigo, dopo il parere negativo sull’utilizzo di piazza Matteotti come spazio conclusivo dell’evento.
La notizia, che segue le parole contrarie della sindaca Valeria Cittadin sul primo Pride cittadino, secondo quanto denunciato dal Comitato Rovigo Pride, non sarebbe arrivata attraverso una comunicazione ufficiale dell’amministrazione, ma tramite la stampa locale. Una circostanza che ha spinto gli organizzatori a diffondere una nota molto dura, parlando apertamente di “ostruzionismo” e di una decisione che, a loro giudizio, avrebbe “una sola spiegazione plausibile: ragioni ideologiche”.
Rovigo Pride: piazza Matteotti negata a 11 giorni dal corteo
Al centro della vicenda c’è piazza Matteotti, luogo richiesto formalmente dal Comitato per la conclusione del Pride del 20 giugno. La richiesta, spiegano gli organizzatori, era stata inviata via PEC il 15 aprile scorso. Eppure, a undici giorni dalla manifestazione, il Comitato afferma di non aver ancora ricevuto alcun atto ufficiale di diniego.
“Il Comitato Rovigo Pride ha appreso questa mattina dalla stampa che il Comune di Rovigo avrebbe espresso parere negativo sull’utilizzo di Piazza Matteotti per l’evento del 20 giugno. Ad oggi non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione ufficiale in merito”, si legge nel comunicato stampa diffuso il 9 giugno.
Una circostanza che, secondo gli organizzatori, aggrava ulteriormente un clima già segnato da settimane di tensione politica attorno al primo Pride cittadino. A maggio, infatti, la sindaca Valeria Cittadin aveva espresso pubblicamente la propria “netta contrarietà” alla manifestazione, definendola una “provocazione ideologica” e parlando di “esibizionismo e spettacolarizzazione”.
Parole che avevano provocato la dura reazione del Comitato Rovigo Pride, secondo cui “il Pride non è una provocazione, ma un momento di partecipazione civile che appartiene ormai alla storia democratica del Paese”. Anche Alessandro Zan, europarlamentare del Partito Democratico e responsabile Diritti del Pd, era intervenuto definendo quelle dichiarazioni “gravissime, offensive e irresponsabili”.
Dentro questo precedente politico, il diniego di piazza Matteotti assume quindi un peso ulteriore. Per il Comitato, non si tratta soltanto di una discussione tecnica sulla tenuta di uno spazio pubblico, ma di un iter amministrativo che arriva dopo dichiarazioni già apertamente ostili alla manifestazione e che, a pochi giorni dal corteo, lascia ancora senza una risposta formale chi ha presentato la richiesta quasi due mesi prima.
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Il Comune: “Piazza Matteotti non idonea perché fragile”
A spiegare le ragioni del parere negativo è stato l’assessore alla polizia locale Renato Campanile, intervistato da La Voce di Rovigo. Secondo l’amministrazione, piazza Matteotti non sarebbe uno spazio adatto a ospitare l’evento conclusivo del Pride, soprattutto in caso di grande affluenza.
“Piazza Matteotti non è una piazza”, ha dichiarato Campanile al quotidiano locale, definendola “un tratto di Corso del Popolo sul quale è stato collocato un monumento dedicato a Matteotti”. Un monumento che, secondo l’assessore, sarebbe sottoposto a vincoli di tutela della Soprintendenza e renderebbe l’area particolarmente delicata.
Il punto, per l’amministrazione, non sarebbe tanto il passaggio del corteo, quanto la permanenza delle persone nell’area per diverse ore. “Perché il passaggio della fiamma olimpica o il Giro d’Italia sono una cosa, altro è che mille persone in modo statico stazionino sul monumento per ore, magari saltando o ballando, perché non è tanto il percorso del corteo il problema quanto piuttosto l’evento finale che durerà ore”, ha spiegato Campanile.
L’assessore ha poi aggiunto che non è possibile prevedere con certezza quante persone parteciperanno al primo Pride di Rovigo. “Nelle grandi città se ne registrano decine di migliaia”, ha osservato, citando i numeri di Padova e Torino: “a Padova erano 25mila, a Torino 160mila. Nessuno sa di preciso quante ne arriveranno a Rovigo ed è pure vero che gli organizzatori tendono a diminuire i numeri”.
Secondo quanto riferito dallo stesso Campanile, il parere tecnico ufficiale del comandante della polizia locale Luca Sattin sarebbe stato comunicato al Comitato solo successivamente, mentre sarebbero già in corso interlocuzioni per individuare un’alternativa. “Ci sono delle interlocuzioni in corso per valutare il percorso del corteo e lo spazio idoneo per concludere la manifestazione”, ha dichiarato l’assessore.
La replica del Comitato Rovigo Pride: “Motivazioni che non reggono”
La risposta del Comitato Rovigo Pride è arrivata con un comunicato netto, nel quale gli organizzatori contestano sia il metodo sia il merito della decisione.
Sul metodo, il Comitato sottolinea di aver presentato la richiesta formale quasi due mesi prima dell’evento. “La richiesta formale era stata inviata via PEC il 15 aprile scorso. Stamattina, a undici giorni dall’evento, siamo stati costretti a inviare un sollecito per ottenere risposta”, si legge nella nota.
Poi l’affondo politico: “Che la notizia del diniego ci raggiunga prima attraverso i giornali che attraverso un atto ufficiale del Comune dice molto sull’approccio di questa Amministrazione”.
Nel merito, il Comitato respinge la ricostruzione secondo cui piazza Matteotti non sarebbe idonea per ragioni di sicurezza o tutela del monumento. “Le motivazioni addotte non reggono”, scrivono gli organizzatori, contestando prima di tutto la stima delle mille persone ipotizzata dal Comune.
“Il Comune ipotizza la presenza di mille persone: un dato di cui ignoriamo l’origine e che non corrisponde ad alcuna nostra comunicazione”, afferma il Comitato, rivendicando di aver presentato “una relazione tecnica professionale che dimostra l’idoneità della piazza ad ospitare in sicurezza l’evento”.
Il nodo del monumento Matteotti e l’accusa di “due pesi e due misure”
Uno degli aspetti più contestati riguarda proprio il monumento dedicato a Giacomo Matteotti. Secondo il Comune, la presenza del monumento e i vincoli di tutela renderebbero la piazza fragile e inadatta a ospitare una presenza statica prolungata.
Il Comitato Rovigo Pride, però, sostiene che l’obiezione si fondi su un equivoco. “Il Comune solleva invece obiezioni legate all’occupazione del monumento a Matteotti: obiezioni che si fondano su un equivoco, voluto o meno, perché non abbiamo mai previsto di occupare il monumento, ma di posizionarsi alla sua base, come avviene normalmente per qualsiasi manifestazione pubblica in quella piazza”, si legge nel comunicato.
Gli organizzatori precisano inoltre che la richiesta di occupazione del suolo pubblico riguarderebbe elementi limitati: “tre gazebo e il posizionamento della strumentazione tecnica, esattamente come succede per tantissimi altri eventi e manifestazioni, da sempre”.
Il Comitato richiama anche precedenti utilizzi della stessa area, sostenendo che in passato sarebbero state autorizzate installazioni ben più pesanti. “Addirittura, nella zona da noi chiesta per i gazebo, nel Natale 2025 sono state installate giostre e attrazioni per bambini, mentre nei giardini la pista di pattinaggio sul ghiaccio”, afferma la nota.
Da qui l’accusa più dura: “Se la tenuta del monumento appare improvvisamente così precaria, sarebbe curioso conoscere le motivazioni tecniche che hanno invece autorizzato tali installazioni pesanti: due pesi e due misure che configurano una discriminazione inaccettabile”.
“Ragioni ideologiche”: il Pride conferma l’appuntamento del 20 giugno
Per il Comitato Rovigo Pride, la vicenda non può essere letta solo come una questione tecnica o amministrativa. Gli organizzatori parlano di un percorso segnato da ritardi, mancate risposte e da una comunicazione arrivata prima ai giornali che ai diretti interessati.
“Siamo di fronte a un ostruzionismo che ha una sola spiegazione plausibile: ragioni ideologiche”, afferma il Comitato. “Non esiste altra lettura per un percorso amministrativo caratterizzato da inerzia, risposte negate per settimane, e un diniego comunicato alla stampa prima che agli organizzatori”.
Nonostante lo scontro, la manifestazione resta confermata. “Restiamo in attesa di ricevere il parere tecnico ufficiale, indispensabile per poter valutare la situazione reale e completare l’iter autorizzativo. L’appuntamento del 20 giugno è confermato”, conclude la nota.
Le opposizioni chiedono chiarimenti al Comune
Sulla vicenda sono intervenuti anche i consiglieri di opposizione Diego Crivellari ed Enrica Crivellaro, che hanno presentato un’interrogazione per chiedere chiarimenti all’amministrazione comunale.
I due consiglieri hanno evidenziato come, a pochi giorni dall’evento, non fosse ancora arrivata una risposta formale agli organizzatori. “Ad oggi risulta che dagli uffici amministrativi del Comune e della polizia locale non sia ancora giunta alcuna risposta in merito all’autorizzazione per l’occupazione di suolo pubblico”, hanno rilevato.
Da qui la richiesta di sapere “per quali motivi gli uffici comunali non abbiano ritenuto di dare risposta ai promotori dell’evento”.
La questione, dunque, non riguarda soltanto la scelta dello spazio finale del corteo, ma anche il rapporto tra amministrazione e organizzatori, i tempi delle autorizzazioni e il trattamento riservato a una manifestazione pubblica che per la prima volta porterà il Pride a Rovigo.
Il primo Rovigo Pride tra diritti, visibilità e ostacoli amministrativi
Il Rovigo Pride del 20 giugno rappresenta un passaggio significativo per la città e per il territorio polesano. La prima edizione della manifestazione nasce con l’obiettivo di portare in piazza le rivendicazioni della comunità LGBTQIA+, chiedendo diritti, riconoscimento, sicurezza e piena cittadinanza. Proprio per questo, il caso di piazza Matteotti assume un valore politico che va oltre la logistica dell’evento.
L’assessore Campanile ha assicurato che l’amministrazione vuole che il Pride si faccia. “Noi vogliamo che il Pride si faccia, perché è giusto che si faccia, ma chiaramente spero che si manifesti in modo decente e corretto”, ha dichiarato a La Voce di Rovigo.
Parole che arrivano però dentro un clima già teso, mentre gli organizzatori chiedono chiarezza, tempi certi e il rispetto di un iter amministrativo avviato con largo anticipo.
A undici giorni dal corteo, il primo Rovigo Pride resta quindi confermato, ma con una questione ancora aperta: dove potrà concludersi la manifestazione del 20 giugno e con quali garanzie da parte del Comune. Per il Comitato, il punto resta politico prima ancora che logistico: il Pride si farà, nonostante quello che viene definito un tentativo di ostacolarne il percorso.
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