Russia, delirio anti-LGBTIQ, due organizzazione queer dichiarate “terroriste estremiste” in un solo giorno

Il 23 aprile 2026 la Russia ha dichiarato estremiste due organizzazioni LGBTQ+ in un'unica giornata: il Moskovskij Komjuniti-Centr e il media Parni+.

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russia lgbt estremisti
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La Russia accelera la sua repressione anti-LGBTIQ+. Dopo l’irruzione della polizia giudiziaria subita dalla più grande casa editrice del Paese accusata di “propaganda gay”, il Tribunale distrettuale di Zavod’sk, nella regione di Orël, ha dichiarato estremista la redazione di Parni+, media LGBTQ+ russo attivo da quasi diciotto anni. Nello stesso giorno, il Moskovskij Komjuniti-Centr, Centro comunitario per le iniziative LGBT di Mosca, fondato nel 2015, ha subito la stessa sorte per mano del Tribunale della città di Mosca, che ne ha contestualmente disposto il divieto di attività sul territorio russo. Entrambe le sentenze sono state emesse su ricorso del Ministero della Giustizia controllato direttamente dal Cremlino. Nel gennaio 2026 una sorte analoga era toccata a Ilga World. Pochi giorni prima alcune piattaforme di streaming erano state bandite per aver streammato la serie tv Heated Rivalry.

Parni+ ha diffuso una nota in cui ricostruisce i contenuti della cosiddetta perizia allegata al fascicolo: tra le “prove” di estremismo figurerebbero storie di persone queer nelle regioni russe, articoli sull’autoaccettazione, materiali sulle famiglie LGBTQ+, report sul monitoraggio della discriminazione e persino un webinar con uno psicologo e un avvocato sulla legge contro la cosiddetta “propaganda gay” voluta da Putin nel 2013 e ulteriormente aggravata nel 2023.

Quando lo Stato dichiara estremiste le persone che scrivono d’amore, di diritti e di salute mentale, in sostanza ammette che la verità sulla vita delle persone LGBT è per lui più pericolosa di qualsiasi propaganda”, ha dichiarato Evgenij Pisemskij, direttore della testata.

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Il Centro comunitario di Mosca, dal canto suo, ha spiegato che le sentenze non sono ancora definitive e dunque al momento non comportano responsabilità penale o amministrativa per chi interagisce pubblicamente con le organizzazioni.

Tuttavia, una volta che le decisioni saranno esecutive e i nomi iscritti nell’elenco delle “organizzazioni estremiste”, qualsiasi interazione pubblica potrebbe esporre a conseguenze legali. Lo ha chiarito l’avvocato Maks Oleničev del “Pervyj Otdel”, precisando e suggerendo che l’interazione anonima, con adeguate misure di sicurezza digitale, riduce sensibilmente i rischi.

Entrambe le organizzazioni hanno annunciato l’intenzione di proseguire la propria attività nonostante le sentenze. Parni+ ha comunicato che impugnerà il provvedimento e ha sottolineato che leggere e seguire i propri contenuti resta legale e non punibile. “Siamo probabilmente una delle poche organizzazioni LGBT che non è ancora andata completamente in clandestinità“, ha scritto Pisemskij. “I giornalisti della nostra redazione scelgono consapevolmente di restare visibili, ed è esattamente per questo che riceviamo verbali, sanzioni, minacce“.

Le due sentenze si inseriscono nel progressivo inasprimento del quadro legislativo russo nei confronti della comunità LGBTQ+: dopo la messa al bando del “movimento internazionale LGBT” nel 2023 e l’ampliamento della legge sulla “propaganda”, la criminalizzazione della visibilità e la repressione della comunità avanzano oggi attraverso lo strumento del principio di lotta al terrorismo.

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