Oggi splendido 50enne, Ryan Phillippe esordì in tv ad appena 17 anni in One Lite to Live, soap ABC in Italia praticamente sconosciuta in cui il divo interpretava Billy Douglas, ovvero il primo adolescente dichiaratamente gay in una soap opera diurna a stelle e strisce. Una novità che all’epoca creò non poco clamore, perché non si erano mai visti personaggi omosessuali a quell’ora del giorno.
Intervistato dalla rivista People, l’ex marito di Reese Whiterspoon ha ricordato quanto il suo Billy Douglas abbia contribuito alla rappresentazione LGBTQIA+ sul piccolo schermo.
Ryn Phillippe e lo storico ruolo in Una vita da Vivere
Tra le centinaia di lettere che i fan gli spedirono in quell’anno di riprese, molte provenivano da genitori che rivelarono come il suo personaggio gli offrisse “un modo per entrare in contatto con i loro figli LGBTQ”. I più piccoli, invece, scrivevano: “Non ho mai visto nessuno rappresentarmi in nessun tipo di show prima d’ora”. Perché a questo serve la visibilità LGBTQIA+ tanto al cinema quanto in tv.
“Con il progredire di quella soap, mi sono reso conto di quanto fosse importante per alcune persone”, ha precisato Phillippe. “E avevo solo 17 anni, quindi non percepivo appieno quell’importanza. Era un periodo così diverso, ma sono maturato molto grazie a quell’esperienza e all’impatto che ha avuto sugli altri”.
All’inizio degli anni ’90, al culmine dell’epidemia di aids, i personaggi gay stavano timidamente iniziando a farsi vedere. L’adolescente interpretato da Phillippe precedette di poco l’interpretazione di Tom Hanks, poi premiata con l’Oscar, in “Philadelphia“, a cui seguirono film come “Piume di struzzo” e il sensazionale episodio della sit-com Ellen con relativo coming out. È invece del 1989 il film Che mi dici di Willy?, primo film statunitense distribuito nei cinema su scala nazionale ad affrontare il tema dell’aids, che portò Bruce Davison a vincere il Golden Globe come miglior attore in un film drammatico.
L’omobitransfobica Hollywood

La trama ‘queer’ di One Lite to Live spaventò e non poco Ryan Phillippe, perché Hollywod era tremendamente omofoba.
“Credo che ci fossero alcune paure legate al momento in cui ci trovavamo, prima che così tanti muri e soffitti venissero abbattuti. Ma so che qualsiasi timore chiunque avesse a riguardo nei confronti del mio ruolo svanì immediatamente dopo aver visto la reazione che suscitò nel pubblico”.
Nel 2010, via The Advocate, Ryan aveva ricordato la confessione di un ragazzo, che gli rivelò di aver pensato al suicidio prima di vedere il suo Billy Douglas in tv. Perché si rese conto di non essere solo. “Conobbi anche un padre, un meccanico che non parlava con suo figlio da quando aveva fatto coming out. Quando la nostra soap andò in onda nella sua officina gli diede un po’ di spunti per capire su chi fosse suo figlio, aprendo così la strada ad una nuova comunicazione tra loro”. All’epoca anche i genitori di Ryan faticarono ad accettare quella parte. “Credevo che i miei genitori mi avrebbero rinnegato“, confessò nel 2020 il divo. “Sono cresciuto frequentando la scuola battista e la scuola cristiana. Era il 1992, stavo interpretando un adolescente gay e frequentavo una scuola cristiana. I miei genitori non ne erano felici“.
Alla fine dei giochi Ryan Phyllippe prese parte a soli 15 episodi di Una vita da vivere (One Life to Live), dando il via ad una carriera che ancora oggi è pienamente attiva. L’attore è nella serie Prime Video “Motorheads”, ha girato 11 film negli ultimi 5 anni e altre 4 serie, con 3 ulteriori titoli in post produzione.


