Cosa è lo schwa, come si pronuncia e perché il suo uso suscita tanto dibattito? In questa guida, pensata per chi si avvicina per la prima volta all’argomento, approfondiremo attraverso un formato domande/risposte non solo le basi di questo simbolo fonetico, ma anche come inserirlo sui diversi dispositivi e quali alternative sono state proposte per superare il binarismo di genere nella lingua italiana.
In questo articolo
- 1 Cosa è lo schwa? E come si pronuncia?
- 2 Lo schwa o la schwa?
- 3 A cosa serve lo schwa?
- 4 Come si fa lo schwa su tastiera e su telefono?
- 5 Alternative allo schwa: dall’asterisco, alla chiocciola alla U
- 6 Lo schwa e il dibattito in Italia
- 7 Cosa dice Vera Gheno sullo schwa
- 8 Cos’è il linguaggio inclusivo?
- 9 Risorse e fonti utili

Schwa singolare: ə
Schwa plurale: ɜ
Cosa è lo schwa? E come si pronuncia?
Lo schwa (pronunciato “shvà”) è un suono vocalico rappresentato dal simbolo “ə” nell’Alfabeto Fonetico Internazionale (IPA). È una vocale neutra e centrale, prodotta tenendo la bocca in una posizione rilassata e semiaperta, senza sforzare la lingua o le labbra. Questo suono non è presente nell’italiano standard, ma è comune in molte altre lingue, come l’inglese (ad esempio, la “a” in “about”) e in diversi dialetti italiani, come il napoletano, dove appare in parole come “jamm” (andiamo).
Il termine “schwa” deriva dall’ebraico “shva” (שְׁוָא), che indicava una vocale molto breve o assente. In linguistica, lo schwa è usato per trascrivere un suono vocalico indistinto, spesso presente in sillabe non accentate.
Lo schwa o la schwa?
Noi preferiamo usare l’articolo maschile. Tuttavia, si può dire sia “lo schwa” che “la schwa”. Alcune persone preferiscono usare il maschile perché si riferiscono al “suono” o al “simbolo”, mentre altre persone usano il femminile pensando alla “vocale” o alla “lettera”. Entrambe le forme sono accettabili e utilizzate.
A cosa serve lo schwa?
Lo schwa è stato proposto come strumento per rendere la lingua italiana più inclusiva e rispettosadelle differenti identità di genere. L’italiano ha due generi grammaticali, maschile e femminile, e spesso utilizza il maschile come forma “neutra” o “sovraestesa” per riferirsi a gruppi misti o a persone di genere non specificato. Questo, oltre a cancellare le donne dal discorso, può escludere o invisibilizzare chi non si riconosce nel binarismo di genere (uomo/donna), come le persone non binarie e le persone transgender.
Usare lo schwa permette di superare la tradizionale dicotomia di genere, offrendo una forma neutra che può includere tutte le identità di genere. Ad esempio, invece di dire “tutti” (maschile plurale) o “tutte” (femminile plurale), attraverso l’uso dello schwa si può dire “tuttə”, includendo così chi non si identifica né nel maschile né nel femminile.
Come spiega la sociolinguista Vera Gheno, “l’apertura del ventaglio delle identità di genere verso ‘generi altri’ crea una tensione con la tipologia della nostra lingua, che de facto prevede solo maschile e femminile. Dunque, chi non si riconosce in questo dimorfismo prova un disagio dovuto all’incapacità di trovare una sistemazione all’interno del sistema-lingua“.
Come si fa lo schwa su tastiera e su telefono?

- Su PC Windows:
- Utilizzando il codice Unicode: Tieni premuto Alt e digita sul tastierino numerico 0601 per ottenere “ə”.
- In Microsoft Word: Vai su “Inserisci” > “Simbolo” > “Altri simboli” e cerca lo schwa.
- Usando software come AutoHotkey: Puoi creare scorciatoie personalizzate per inserire lo schwa.
- Su Mac:
- Scorciatoia da tastiera: Premi Option + e, poi rilascia e premi di nuovo e per ottenere “ə”.
- Su smartphone:
- Android: Tieni premuta la lettera “e” sulla tastiera virtuale; apparirà un menu con caratteri speciali, tra cui “ə”.
- iPhone (con iOS 15 o successivi): Tieni premuta la “e” e seleziona “ə” dalle opzioni che appaiono.
Alternative allo schwa: dall’asterisco, alla chiocciola alla U
Prima dell’introduzione dello schwa, sono state proposte diverse soluzioni per rendere il linguaggio più inclusivo:
- Asterisco (*): Esempio, “car* amic*”. Viene utilizzato per evitare di specificare il genere, ma presenta il problema di essere impronunciabile.
- Chiocciola (@): Esempio, “car@ amic@”. Come l’asterisco, non è pronunciabile e crea difficoltà nella lettura ad alta voce.
- Lettera “x”: Esempio, “carx amicx”. Diffusa in alcuni contesti, ma anch’essa impronunciabile.
- Lettera “u”: Esempio, “tuttu” al posto di “tutti” o “tutte”. Utilizzata in alcuni collettivi, ma può creare confusione poiché la “u” è una vocale già presente nell’italiano con un proprio suono.
Pro e contro delle alternative:
- Asterisco e chiocciola: Sono visivamente evidenti e mostrano l’intento inclusivo, ma non possono essere pronunciati e creano problemi con le tecnologie assistive (screen reader).
- Lettera “u”: È pronunciabile, ma può sembrare la forma dialettale sarda oppure può essere considerata maschile in alcuni contesti.
- Lettera “x”: Utilizzata in altre lingue (come lo spagnolo), ma non è adatta all’italiano per problemi di pronuncia.
Lo schwa si presenta come un compromesso tra visibilità, pronuncia e inclusività, anche se non è esente da critiche e sfide pratiche.
Lo schwa e il dibattito in Italia
L’introduzione dello schwa ha generato un acceso dibattito nel panorama linguistico e sociale italiano. Da un lato, sostenitori come Vera Gheno e Luca Boschetto vedono nello schwa uno strumento per rendere la lingua più inclusiva e rispettosa delle identità di tutte le persone. Dall’altro, ci sono critiche che sollevano preoccupazioni riguardo alla leggibilità, alla comprensibilità e all’accessibilità.
Sfide e critiche principali:
- Accessibilità: Alcune persone con dislessia o altre neurodivergenze potrebbero trovare difficile leggere testi con lo schwa. Inoltre, gli screen reader spesso non riconoscono correttamente il simbolo, creando problemi per le persone ipovedenti o cieche.
- Tecnologia: La mancanza dello schwa nelle tastiere standard e nelle tecnologie assistive rende difficile la sua diffusione.
- Sistematicità linguistica: Alcuni linguisti sostengono che l’introduzione dello schwa alteri le regole grammaticali dell’italiano, creando incertezze nella morfologia e nella sintassi.
Nonostante le critiche, l’uso dello schwa si sta diffondendo in contesti accademici, editoriali e tra le persone giovani. Ad esempio, alcune case editrici come effequ hanno adottato lo schwa nelle loro pubblicazioni per rendere il linguaggio più inclusivo.
Cosa dice Vera Gheno sullo schwa

Vera Gheno, sociolinguista e autrice, è una delle voci più influenti nel dibattito sull’uso dello schwa in italiano. Ecco alcune sue posizioni tratte dalle fonti:
- Sull’importanza dell’inclusività linguistica:
“Ci sono parti della nostra società che a oggi, socialmente e linguisticamente, sono invisibilizzate. Nella comunità LGBTQIA+ ci si interroga da anni su come ritrovare corrispondenza fra la complessità dell’identità di genere umana e ciò che la nostra lingua può rappresentare“.
- Sull’uso dello schwa nei suoi scritti:
“Io non voglio diventare poco comprensibile, per questo nei miei saggi preferisco, quando possibile, usare parole semanticamente neutre, come persona, soggetto, essere umano o nomi collettivi come cittadinanza. Però trovo bello che oggi lo schwa compaia nelle scritte sui muri: ci dice che è un’istanza che parte dal basso“.
- Sul dibattito e le critiche:
“Chi vuole usare una soluzione linguistica sperimentale lo può fare, chi non vuole può evitare. Il tema è che all’italiano manca una forma priva di genere che invece esiste, per esempio, in inglese. Quello che ricercano le persone che per una serie di motivi non si riconoscono nella divisione binaria maschile e femminile, non è identificarsi in un terzo genere calderone, ma trovare il modo di omettere questa informazione“.
- Sull’ascolto e la comprensione reciproca:
“Mettersi in ascolto senza per forza posizionarsi da una parte e dall’altra, perché alla fine il posto più figo dove stare è spesso nel grigio: il grigio è la complessità“.
- Sulla natura della lingua:
“La lingua non è solo un insieme di regole, ma un sistema in movimento e il cambiamento linguistico è assolutamente naturale. I femminili professionali, per esempio, al contrario di quanto si crede, sono molto antichi: perfino la Madonna nelle preghiere è avvocata nostra. Ministra c’era già in latino“.
Sebbene lo schwa presenti sfide e susciti dibattiti, è parte di un movimento più ampio che mira a rendere la comunicazione più equa e rappresentativa di tutte le persone. Come sottolinea Vera Gheno, è importante avvicinarsi a questi cambiamenti con apertura mentale, ascolto e comprensione, riconoscendo che la lingua è un sistema vivo e in continua evoluzione.
Cos’è il linguaggio inclusivo?
Il linguaggio inclusivo è un modo di esprimersi che mira a evitare l’uso di termini o espressioni che possono escludere, marginalizzare o offendere determinate persone o gruppi sociali. L’obiettivo principale è quello di utilizzare una comunicazione che sia rispettosa e rappresentativa di tutte le identità, promuovendo l’uguaglianza e l’inclusione.
Il linguaggio inclusivo tiene conto delle differenze presenti nella società, basate ad esempio su genere, orientamento sessuale, etnia, abilità e altre caratteristiche personali. Adottare un linguaggio inclusivo significa prestare attenzione alle parole che usiamo, riconoscendo l’impatto che possono avere sulle altre persone e scegliendo termini che riflettano rispetto e sensibilità.
Esempi di linguaggio inclusivo:
- Evitare il maschile sovraesteso:
- Invece di: “Tutti i cittadini sono invitati”.
- Si può dire: “La cittadinanza è invitata”.
- Utilizzare termini neutri o collettivi:
- Invece di: “Gli uomini d’affari partecipano alla conferenza.”
- Si può dire: “Le persone d’affari partecipano alla conferenza.”
- Usare lo schwa (ə) per rendere neutro il genere:
- Invece di: “Cari amici, benvenuti.”
- Si può dire: “Carə amicə, benvenutə.”
- Rispettare i pronomi preferiti:
- Quando non si è sicuri del genere di una persona o si parla di qualcuno che non si identifica nel binarismo di genere, si possono utilizzare pronomi neutri o chiedere quali pronomi preferisce.
- Evitare stereotipi e generalizzazioni:
- Invece di: “Quella è una reazione da femminuccia.”
- Si può dire: “Quella è una reazione eccessiva.”
- Utilizzare termini rispettosi per le professioni:
- Invece di: “Il poliziotto ci ha aiutato.”
- Si può dire: “L’agente di polizia ci ha aiutato.”
- Rivolgersi a persone con disabilità:
- Invece di: “Il diversamente abile necessita di assistenza.”
- Si può dire: “La persona con disabilità necessita di assistenza” / “La persona disabile necessita di assistenza”
Risorse e fonti utili
- Cosa vuol dire non binary? – Gay.it
- Cosa vuol dire transgender? – Gay.it
- Le origini dello schwa, sull’Enciclopedia dell’Italiano della Treccani
- Intervista a Vera Gheno di Gay.it: “lo Schwa è un simbolo per visibilizzare“
- La prima proposta strutturata per l’uso dello schwa: Italiano Inclusivo di Luca Boschetto
- Vera Gheno argomenta la sua preferenza per lo schwa su La Falla, l’almanacco del Cassero
- Vera Gheno sul dibattito attuale intorno allo schwa, The Submarine
- Una guida pratica al linguaggio inclusivo di TDM Magazine
- Buone pratiche per un linguaggio neutro, Trans Media Watch Italia
- Il difficile dibattito in Italia per un linguaggio inclusivo, Valigia Blu
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