In Italia, è ormai diventata la prassi protestare per diritti che dovrebbero essere garantiti. Uno di questi è quello all’educazione, che nella retorica conservatrice globale diventa strumento di repressione e di controllo, sostenuto da gruppi e partiti finanziati da lobby internazionali per imporre l’ormai obsoleto ed escludente approccio patriarcale alle relazioni – partendo proprio dai più giovani.
Un disegno che si riflette anche nelle politiche del governo attuale, e che mira a limitare la pluralità e il confronto per lasciare spazio solo a un rigido paradigma, rigorosamente eterocisnormato. Il 25 settembre, in tutta Italia, è quindi stato il momento della mobilitazione, per frenare l’onda nera che minaccia di trasformare la scuola in un veicolo di ideologia, limitando la libertà di insegnamento e l’accesso a un’educazione affettiva e sessuale completa e inclusiva.
Sono state 48 le piazze italiane a mobilitarsi, con centinaia di persone che hanno aderito alla campagna Scuola Libera Tutt3. Nata dalla collaborazione tra Arcigay e l’associazione Tocca a Noi, e corroborata da oltre 250 organizzazioni da nord a sud, per difendere il diritto all’educazione affettiva e sessuale nelle scuole. Ma a far sentire la propria voce ci sono anche studenti, sindacati, insegnanti, cittadini comuni.
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Al centro delle proteste, la risoluzione del deputato leghista Rossano Sasso, che mira a rimuovere ogni riferimento all’educazione affettiva e sessuale dal curriculum scolastico, accusandola di promuovere una presunta e inesistente “ideologia gender”. Un termine comparso per la prima volta in documenti ufficiali, seppur privo di un reale significato scientifico o valore concreto, ed utilizzato principalmente per alimentare retoriche ideologiche contro i diritti delle persone LGBTQIA+
“È necessario rispondere con le piazze. Oggi Fratelli d’Italia riesce ad andare oltre il fascismo pensando a leggi che prevedono il carcere per gli uomini omosessuali – spiega Milo Serraglia, attivista trans e figura di riferimento nel movimento per i diritti LGBTQIA+ – Infatti dopo aver rastrellato le mamme arcobaleno cancellando gli atti di nascita, si appresta ad approvare il disegno di legge per rendere la gestazione per altri reato universale, ma non solo. Il governo Meloni va anche contro le persone trans e contro le loro famiglie. La risoluzione dell’onorevole Sasso è la prova. A noi non rimangono che le piazze, fin quando ci sarà possibile perché il Ddl sicurezza riguarda sicuramente anche noi e le nostre forme di lotta, le piazze e i Pride: quanto ci vorrà perché le dichiarino contrarie all’ordine pubblico come hanno sempre desiderato?”.
Anche Bianca Piergentili, coordinatrice della Rete degli Studenti Medi Lazio, ha usato toni forti per denunciare quella che considera una “scuola oscurantista”. Nelle sue parole, la chiara consapevolezza della posta in gioco.
“Non è accettabile che il governo cerchi di bloccare il nostro percorso formativo con progetti che riflettono visioni arcaiche e bigotte. L’educazione affettiva e sessuale è un diritto, non un privilegio. Non possiamo permettere che la scuola diventi un luogo di discriminazione e ignoranza. La conoscenza è il primo passo verso una società inclusiva, e noi continueremo a lottare per questo”.
A Grosseto i manifestanti hanno occupato l’intera piazza sedendosi. È Cosimo Garofalo, rappresentante di Tocca a Noi, a spiegare il senso di questa azione.
“Sedersi in piazza rappresenta un momento di riflessione collettiva. Non possiamo accettare passivamente che si vieti di parlare di educazione affettiva e sessuale nelle scuole. Il silenzio su questi temi crea solo più ignoranza e violenza. Vogliamo scuole che educano al rispetto, al consenso e alla diversità, non scuole che perpetuano modelli rigidi e discriminatori”.
Una protesta unanime nel ribadire l’importanza di un’educazione che includa il rispetto per le diversità, con la consapevolezza che la scuola non è altro che l’ennesimo territorio di conquista nella vision dell’esecutivo. Una pericolosa deriva – costruita strategicamente mattone dopo mattone – verso quella che gli attivisti definiscono una deriva illiberale e antidemocratica del Paese.
Le associazioni che hanno aderito alla campagna Scuola Libera Tutt3 vedono infatti in queste proposte legislative – sempre meno sporadiche e sempre più aggressive – un tentativo di avvicinare l’Italia a Paesi come l’Ungheria di Orbán e la Russia di Putin, dove i diritti umani e civili, a partire dalla comunità LGBTQIA+, vengono costantemente calpestati. Come spiega Pietro Turano, vicepresidente di Arcigay Lazio e Responsabile Scuole:
“Sappiamo che non esiste l’ideologia gender. È una categoria polemica creata dal Vaticano negli anni 90 e da movimenti reazionari per mostrificare le persone lgbt e soprattutto gli interventi antidiscriminatori nelle scuole. Quello che viene da chiedersi: cosa prende realmente di mira questa risoluzione? Il contrasto alla violenza di genere, i corsi contro il bullismo omotransfobico. Chi come noi lavora da tanti anni nelle scuole sa che la nostra battaglia è sempre stata per poter intervenire nelle scuole dove c’è un’esigenza vera. Da una ricerca di Arcigay Lazio il 14% delle persone nelle scuole superiori si dichiara con un’identità non etero cis, in uno spettro queer, ma meno dell’uno percento si è dichiarato a scuola. C’è paura e insicurezza e adesso questa situazione non potrà che peggiorare”.
Anche diverse voci dell’opposizione parlamentare si schierano apertamente con la comunità LGBTQIA+. Tra loro, Alessandra Maiorino, vicepresidente dei Senatori del Movimento 5 Stelle.
“È evidente che hanno instaurato un regime, partito con il decreto rave e ora proseguito con il ddl sicurezza, che soffoca il dissenso politico. Le persone LGBTQIA+ vengono emarginate, e parlare di sessualità nelle scuole è ormai tabù. Eppure, assistiamo a fenomeni come la “sex roulette”, con ragazze che rimangono incinte a dodici anni, e il governo continua a opporsi all’introduzione dell’educazione sessuale e affettiva. L’ideologia sembra prevalere sulla realtà”.
“Questi provvedimenti sono un chiaro tentativo di creare avversari inesistenti per legittimare la propria narrativa. – spiega Rachele Scarpa, deputata del Partito Democratico – Mi chiedo come si possa vietare ancora di più qualcosa che già non esiste: l’educazione sessuale e sentimentale è praticamente assente dalle nostre scuole. Temo che il prossimo passo sarà l’ingresso dei movimenti pro-vita nelle aule scolastiche, un rischio che richiede massima vigilanza“.
Marilena Grassadonia, responsabile per i diritti di Sinistra Italiana, ha poi collegato il sit-in contro il ddl sicurezza alla lotta per i diritti civili: “Arrivo dalla piazza contro il decreto sicurezza, che si allaccia a questa manifestazione. Questo governo porta avanti politiche che comprimono la libertà e cercano di influenzare le menti delle nuove generazioni, limitando gli spazi di espressione e dissenso. È in atto una strategia repressiva che rischia di soffocare ogni voce critica”.
La campagna Scuola Libera Tutt3 promette però di non fermarsi qui. La protesta del 25 settembre è stata solo l’inizio di una mobilitazione che continuerà nei prossimi mesi, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica e di costringere il governo a fare marcia indietro nella sua spietata crociata ideologica.



































