Sono effeminato, e non lo faccio apposta

Un lettore lamenta di essere snobbato da certi eterosessuali che, pur non sapendo che è gay, lo intuiscono dai suoi "modi dolci". «Ma non lo faccio apposta. Che fare?» Risponde l'esperto.

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3 min. di lettura

Salve sono Lorenzo ho 20 anni e scrivo dalla provincia di Bari.
Ho scoperto di essere omosessuale fin da piccolo e col tempo ho accettato tutto di me. Anche se non sono del tutto dichiarato il mio essere un po’ "effeminato" non ofusca del tutto l’idea da parte di terzi di una mia presunta omosessualità.

Questo mi ha reso molti problemi, soprattutto nel mio paese dove persiste una mentalità bigotta e un po’ omofoba  redendo le mie relazioni interpersonali con i miei coetanei di sesso maschile molto difficili.

Vorrei sapere se l’essere "dolce nei modi" possa essere attribuito ad una questione psicologica e se possa non rientrare anziché nella sfera omosessuale più in quella del transessualismo.

Molte persone non capiscono che essere "effeminati" non è un comportamento volontario o studiato a tavolino da parte di alcuni omosessuali per provocare o in nome di una presunta ideologia da orgoglio gay.

Ancora oggi molti presunti etero mi snobbano e cercano di evitarmi o deridermi… Cosa fare? Cosa pensare?

Sono effeminato, e non lo faccio apposta - effeminatogay1 - Gay.it

Carissimo Lorenzo,
vorrei ringraziarti anticipatamente per la tua domanda perché può permettermi di chiarire alcune definizioni importanti come l’identità, l’identità di genere, l’orientamento sessuale e il ruolo sessuale.

La situazione che hai presentato, purtroppo è ancora oggi molto presente nel nostro paese, soprattutto in quei piccoli centri o città di provincia che alimentano con estrema facilità stereotipi e comportamenti discriminanti verso il "diverso", inteso come individuo che, soprattutto a livello comportamentale, non si conforma ai cliché socio-culturali del contesto di riferimento.

L’essere "dolce nei modi" come hai scritto nella tua mail non ha a che fare solamente con una questione strettamente psicologica: può dipendere da caratteristiche somatiche e soprattutto dall’educazione ricevuta, quindi dall’ambiente culturale in cui si è cresciuti, in cui si sono sviluppate le caratteristiche di personalità. Inoltre, ogni individuo può essere più dolce, delicato, elegante, piuttosto che aggressivo, rude e volgare, e questo ha origine dall’integrazione perfetta di fattori biologici, fisici, culturali e ambientali.
Quindi, definirsi "transessuali" oppure transgender semplicemente perché aventi sembianze più dolci, ovvero perché l’aspetto fisico rispecchia caratteristiche di effeminatezza, piuttosto che di mascolinità può essere psicologicamente pericoloso oltre che inesatto.

Prova a guardarti intorno e osserva quanti uomini eterosessuali possono apparire fisicamente effeminati, quindi facilmente scambiati a causa dell’immaginario collettivo della rappresentazione mentale dell’omosessuale, come gay e prova a chiederti se questo ha un senso.
Anche se può non essere così semplice è necessario che ognuno si affermi per quello che è, per quello che "sente" di essere: in perfetta sintonia con la propria identità, il proprio orientamento e ruolo sessuali.

Ecco quindi necessario ricordare che per "identità" s’intende il proprio essere come individuo nello spazio e nel tempo e in quanto tale il proprio viversi e sentirsi riconosciuti dagli altri, dalla società di riferimento; l’"identità di genere" invece, è strettamente legata a doppio nodo al proprio sentirsi e riconoscersi come maschio ovvero femmina. Questo infatti diventa un "disagio" quando la componente biologica (cromosomica) non corrisponde totalmente o parzialmente a quanto un individuo "sente" di essere: è il caso del "Disturbo dell’Identità di Genere" dove una donna biologica o un uomo biologico non riescono ad identificarsi e vivere come donna, ovvero uomo, ma desiderano e adottano tutte le possibili strategie per affermarsi e farsi riconoscere dagli altri come appartenenti al sesso opposto. Infine, il "ruolo di genere" riguarda il comportamento che ogni individuo mette in atto (linguaggio, movimento, relazione) tendenzialmente in linea con il proprio appartenere alla propria identità di genere. Proprio il ruolo di genere spesse volte può ingannare, sempre rispetto a quell’immaginario sterotipico collettivo, infatti, apparentemente un uomo può rivestire ruoli tipicamente femminili e non avere necessariamente un Disturbo dell’Identità di Genere e sentirsi attratto dallo stesso sesso, oppure dal sesso opposto.

A conclusione di quanto detto risulta abbastanza semplice affermare che l’orientamento sessuale è l’espressione "naturale" del proprio viversi in sintonia con le proprie emozioni, sensazioni e attrazioni a prescindere che questo sia etero-omo o bisessuale. La vera natura di certe problematiche è la difficile accettazione di sé di quell’omofobia interiorizzata che, con estrema facilità, s’incastra perfettamente con l’omofobia generalizzata e l’ignoranza del genere umano.

Un abbraccio,
Dr Fabrizio Quattrini

 

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di Fabrizio Quattrini

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Pietra pomice 13.9.18 - 22:41

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