Il governo è al lavoro per mettere a punto gli emendamenti alla legge di Bilancio, in vista della scadenza di oggi, venerdì 14 novembre. Tra i tanti presentati ce n’è uno a firma Claudio Borghi, senatore leghista, che vorrebbe cancellare il diritto alla pensione di reversibilità per le unioni civili.
Claudio Borghi all’attacco delle unioni civili
Da quasi 10 anni la pensione di reversibilità spetta anche alle persone unite civilmente, grazie alla legge n. 76 del 2016, alle stesse condizioni previste per i coniugi sposati. Negli anni anche la Corte di Ccassazione si è espressa in modo inequivocabile, precisando come l’eventuale negazione del diritto alla reversibilità al partner superstite di un’unione civile violerebbe il principio di uguaglianza.
Ma la Lega di Matteo Salvini vuole ampliare la rottamazione fiscale, che dovrebbe essere a saldi invariati, mantenendo quindi l’equilibrio di bilancio. E allora dove prendere i soldi?
Borghi, tristemente celeberrimo per le decine e decine di tweet pubblicati 24 ore su 24, ha fatto sapere che tiene molto ad un emendamento con cui si andrebbe a “togliere la reversibilità per le pensioni delle unioni civili. Se vuoi la reversibilità ti sposi“. Peccato che il matrimonio egualitario in Italia non esista, come il senatore Borghi sa, essendo la sua Lega un partito che si è sempre opposto in tal senso. Una boutade senza capo nè coda sparata nel mucchio per fare rumore, cosa che i leghisti sono maestri a fare, soprattutto quando c’è da colpire la comunità LGBTQIA+.
La Corte Costituzionale si è già espressa
D’altronde la Corte Costituzionale ha più volte sentenziato. Ancor prima della legge Cirinnà la Consulta aveva affermato che le coppie omosessuali hanno diritto a una tutela equivalente a quella garantita alle coppie sposate, in virtù degli articoli 2, 3 e 29 della Costituzione. Con le sentenze n. 138 del 2010, n. 170 del 2014 e n. 221 del 2015, la Corte chiarì che non può esserci uno “status inferiore” per le unioni tra persone dello stesso sesso, poiché ciò costituirebbe una violazione del principio di uguaglianza.
Da quasi 10 anni al partner superstite di un’unione civile spetta la pensione di reversibilità, così come al coniuge superstite, anche se separato o divorziato, ai figli del defunto entro i 18 anni (o di qualsiasi età, se inabili al lavoro e a carico del genitore) e in mancanza di questi, ai genitori del defunto o, successivamente, ai fratelli celibi e sorelle nubili inabili e a carico. L’importo spettante al partner superstite di un’unione civile è pari al 60% della pensione percepita o maturata dal compagno/a deceduto/a, secondo le regole previste dalla legge n. 335 del 1995. La proposta di Borghi, resa nota da Il Sole 24 Ore, è un insulto a principi da tempo consolidati nel nostro ordinamento.
Alessandro Zan replica a Claudio Borghi
“Invece di garantire diritti continuate a toglierli, state facendo precipitare indietro il nostro Paese“, ha tuonato l’eurodeputato Alessandro Zan su Instagram, replicando così a Borghi: “Le persone LGBTQIA+ per loro non esistono, l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole non è una priorità. Ma l’ideologia gender è invece un’emergenza da combattere. Oggi dobbiamo lottare non solo per conquistare nuovi diritti ma per difendere quei pochi che abbiamo, perché i diritti non sono garantiti per sempre e se non lo difendiamo ogni giorno ci sarà sempre qualcuno pronto a portarceli via“.
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La lega se ne infischia della costituzione E probabilmente tutta la destra approverà l.emenfamento Borghi Per togliere la pensione di reversibilità alle persone che hanno contratto l unione civile ( leggi omosessuali) Che schifo