Stop al DDL Zan, poche le reazioni dei vip

Registriamo poca partecipazione da parte delle celebrità che tanto amiamo. Ecco i pochi nomi che, ad ora, hanno fatto sentire la propria voce.

fedez ferragni
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5 min. di lettura

Stop al DDL Zan. Il cielo italiano è ancora meno colorato del solito oggi, se mai fosse possibile, dopo che al Senato è andato in scena il blocco del disegno di legge contro l’omotransfobia, l’abilismo e la misoginia. Tra l’esultanza dei parlamentari, riusciti nell’impresa di far scattare la “tagliola” con il voto segreto, c’è chi sui social ha manifestato un sonoro disappunto per la frenata alla già troppo lenta corsa ai diritti. Subito dopo il voto – 154 favorevoli, 131 contrari e 2 astenuti – e i fragorosi applausi nell’aula di Palazzo Madama, oltre ai politici, artisti e personaggi dello spettacolo si sono riversati sui propri profili per esprimere sdegno ed imbarazzo.

Tra i primi ad esporsi è stato l’attore Alessandro Gassmann, che dalla viva voce del suo profilo Twitter ha cinguettato circa l’attuale situazione politica e sociale nazionale: “Un paese che attraverso i suoi rappresentati vota per non difendere minoranze in evidente difficoltà”. A ruota Stefania Orlando, la showgirl da tempi non sospetti schierata dalla parte della comunità LGBTQ+, che ha commentato le reazioni dei senatori:

 

Alessandra Amoroso si dice avvilita dai toni da stadio visti al Senato.

Tommaso Zorzi, prossimamente al timone di Drag Race Italia con il ruolo di giurato, ha scelto invece le Stories di Instagram per rilanciare la notizia e tagliare i ponti con chi non ha mai dedicato anche solo una frase per sostenere il DDL Zan. “Siete complici anche voi”, ha sottolineato l’influencer, riassumendo così quanto accaduto in aula:

Tra schiamazzi e urla dei presenti, un gruppo di persone, per lo più uomini, per lo più eterosessuali, per lo più cisgender, ha potuto decidere per noi. Ha potuto sentenziare dall’alto del proprio privilegio che un disegno di legge come quello sull’omotransbifobia ed abilismo non debba passare. Una scelta codarda, medievale, antiprogressista e che oggi non mi rende fiero di essere italiano. Oggi è un giorno che ricorderemo tristemente, come il giorno in cui l’odio è passato in Senato. E dopo mesi di battaglie dobbiamo dirci sconfitti. Da Salvini alla Meloni, passando per Forza Italia per arrivare a quel vigliacco di Renzi che non si è nemmeno presentato: sono tutti complici. E a pagarne le conseguenze saranno il ragazzino bullizzato a scuola, la donna trans che dovrà evitare gli sguardi di chi la deriderà sotto i baffi, la coppia omosessuale che dopo essere pestata dovrà subire una seconda umiliazione in tribunale. A quelli che si sono alzati in aula per applaudire come allo stadio auguro tutta la felicità del mondo. Perché a differenza loro non provo piacere a disseminare odio e violenza e non potrei guardarmi allo specchio se lo facessi. Pace a loro, ma per me questa sarà una giornata triste.

Anche Fedez e Chiara Ferragni hanno scelto Instagram come canale di comunicazione, interrompendo il racconto della loro vita di coppia per condannare l’ostruzionismo e il blocco del disegno di legge a firma Alessandro Zan. “Un saluto al caro Renzi, che ci ha trapanato i cog*ioni per mesi e oggi pare fosse in Arabia Saudita (paese in cui l’omosessualità è accettata con un piccolo prezzo da pagare, la pena di morte”, ha scritto Fedez pubblicando l’intervento della senatrice leghista Raffaella Fiormaria Marin, seguito dalle dichiarazioni dei colleghi Antonella Faggi e Andrea Cangini. Chiara Ferragni, invece, ha ricondiviso le parole dell’avvocato Cathy Latorre. Eccone degli estratti:

Hanno votato per impedire, dopo anni di discussioni, la discussione finale. L’ultimo passo. Quello che avrebbe portato a termine un cammino di civiltà che aveva superato tutti gli ostacoli. Tutti. Tranne questo. Che ha funzionato. […] E fuori dall’aula, nel resto del Paese, hanno vinto i violenti, i picchiatori, gli odiatori, tutti coloro che temevano di dover pagare un prezzo più alto per i propri crimini. Hanno vinto loro. Ha perso la civiltà. Oggi, per quel che mi riguarda, sarà sulla data del mio calendario, per sempre, come il giorno dell’infamia.

La compagna di Fedez nella scorsa edizione del Festival di Sanremo, Francesca Michielin, parla con la prima persona plurale su Twitter, suggerendo che la responsabilità della classe dirigente che ci rappresenta è di tutti: “Non vogliamo crescere. Non vogliamo ascoltare l’altro. E non vogliamo volerci bene. Questa politica ha ucciso la politica”. Levante, dalle sue Stories di Instagram, riprendendo la notizia sul coming out di Josh Cavallo, ha commentato lo stop dell’iter della legge così:

Non siamo pronti a rispettare le persone, tutte quante, ed è ancora più svilente quell’esultazione finale in Senato, è un peccato perdere delle occasioni per essere migliori. Metteteci dentro tutti gli aggettivi possibili: degradante, raccapricciante, rimane comunque un fatto molto triste nel 2021.

Paola Turci ha condiviso il video dei festeggiamenti dal Senato, scrivendo:

Una battaglia per i diritti civili affossata da loro. Che applaudono, vergognatevi.

Annoveriamo tra le cittadine deluse anche Alessandra Mussolini, che aveva ricevuto da Vanity Fair lo spazio per dirsi donna di sinistra a favore del DDL Zan nella famosa intervista di Silvia Nucini. Il suo messaggio su Instagram è struggente, una bandiera arcobaleno distrutta e l’efficace slogan “un altro strappo alla libertà”.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Alessandra Mussolini (@alemussolini_)

E ancora Noemi: “Ciò che è successo oggi non è progresso. Applaudire significa non tutelare i diritti. Questa è una legge che ormai dovrebbe essere obbligatoria”. Annalisa imbarazzata su Twitter: “Trovare le parole per commentare ciò che è successo oggi rimanendo civili per me è impossibile. Scrivo queste poche righe solo per far sapere che mi vergogno tanto e che tutto ciò non mi rappresenta, come non rappresenta la società e la realtà di oggi”. Ermal Meta accompagna con l’emoji del vomito una frase lapidaria: “Un applauso accompagna la bocciatura del DDL Zan, applausi a voi”. Emma Marrone su Instagram: “L’Italia dimostra di essere un paese incivile ancora una volta, mi dispiace per le persone che non saranno protette e tutelate. Nel 2021, invece che fare un passo avanti, stiamo tornando nel Medioevo, complimenti”. Loredana Bertè, rinnovando l’invito alla manifestazione all’Arco della Pace del 28 ottobre, ha scritto:

Una sconfitta per tutti. Vedere una scena del genere in Senato richiama alla memoria le immagini che osserviamo durante una corrida, con persone che esultano per l’uccisione di un povero toro. I diritti di tantissime persone calpestati da 16 parlamentari che hanno votato segretamente neanche mettendoci la faccia.  Che vergogna.

Diego Passoni lancia invece un “vaffanculo” sonoro, che ha tutte le carte in regola per riecheggiare per settimane e mesi interi:

Ora si resiste, si ricomincia, si farà educazione sessuale e affettiva fuori da ogni scuola e da ogni bocciofila, visto che dentro non ci volete per quell’idea fascista del mondo che vi risale a ogni reflusso. Diventeremo il vostro fantasma del futuro. Non vi daremo pace. A costo di vomitare arcobaleni come gli unicorni dei meme. E minchia sì, ci trovate molto molto incazzatə.

Vladimir Luxuria non usa mezzi termini su Twitter e, prima di annunciare l’arrivo nel pomeriggio sotto a Palazzo Madama, documentato dalle telecamere di Canale 5, ha scritto e poi commentato, in compagnia di Alessandro Cecchi Paone:

Diversa la protesta di Selvaggia Lucarelli, che da osservatrice della scena social e della comunicazione politica scavalca il dibattito sull’affossamento del DDL Zan e mette alla berlina il post della leghista Silvia Sardone, che evidenzia con una luce rosa il profilo di Alessandro Zan. “Quell’alone rosa attorno alla sagoma di Zan spiega bene l’identità di genere non di Zan, ma della Lega e dei suoi orribili rappresentanti”. Il riferimento non può che essere alla nota quanto ignobile pubblicità progresso contro l’AIDS. “AIDS, se lo conosci lo eviti, se lo conosci non ti uccide”, riletto per celebrare il funerale di una legge mai nata.

Geppi Cucciari si è esposta sul tema invitando direttamente Alessandro Zan nel suo Che Succ3de?, in onda su Rai 3, e dedicando gran parte della puntata odierna all’argomento, tra commenti sardonici e amare considerazioni:

Infine Francesca Pascale, ex compagna di Silvio Berlusconi, che ha commentato in questo modo l’azione della tagliola e dei franchi tiratori contro il DDL Zan:

Provo profonda tristezza. La sinistra che fallisce, la destra omofoba e violenta che perde ovunque quando sono gli italiani a decidere ma che, purtroppo, continua a dettare la linea politica. Oggi alcuni senatori sghignazzavano e applaudivano il proprio trionfo, quasi come se fosse una testimonianza di virilità. Li ho trovati imbarazzanti e soprattutto beffardi sulla pelle delle vittime dell’omofobia.

Nonostante le parole, pochi commenti sul tema. Un numero basso se confrontato con l’alta condivisione di foto di mani pitturate con la scritta DDL Zan, ben più che un hashtag virale.

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